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Ambiente, salute e convivialità. I driver del nuovo consumatore italiano

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Dati Nielsen-Ismea attestano un aumento della spesa per frutta, ortaggi, birra, vino, carni e salumi. Meglio ancora se bio. Scendono cereali, latte e formaggi.

di Redazione

Un consumatore che privilegia le piccole quantità, il benessere e il basso impatto ambientale. Inoltre, spende sempre meno per i prodotti della Dieta Mediterranea come farine, yogurt e latte fresco, ma sempre di più per le referenze legate al tempo libero e ai momenti di svago come bevande, carni e derivati.

Il profilo del nuovo acquirente italiano è stato tracciato da un’indagine di mercato sui consumi alimentari di Nielsen e Ismea. E dai suoi comportamenti alimentari sembra emergere sì la volontà di privilegiare scelte di vita salutari e sostenibili ma, soprattutto, la voglia di recuperare l’ottimismo post-crisi attraverso acquisti poco dispendiosi e dall’alto coefficiente di “convivialità”. Da un lato, infatti, cresce l’interesse per i prodotti arricchiti (con vitamine e sali minerali ad esempio), per il free-from (senza grassi, senza zuccheri aggiunti, senza lattosio) e continua ad espandersi il comparto biologico che è ormai esteso alle diverse categorie in modo trasversale. Dall’altro, crescono gli acquisti di birra, vino, snack salati, salumi e gelati.

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Ora, se i nuovi modelli di consumo si possano sempre conciliare con l’effettiva salute fisica è materia per specialisti della nutrizione (infatti ad orientare la spesa del consumatore non è solo il benessere scientificamente dimostrabile ma soprattutto quello percepito, un fattore psicologico su cui fa spesso leva il marketing delle aziende agroalimentari). Ad ogni modo i dati parlano chiaro. Secondo il monitoraggio Ismea-Nielsen, elaborato nell’ambito dell’indagine sui consumi nel primo semestre del 2017, la spesa delle famiglie per i prodotti alimentari registra un incremento del 2,5% rispetto allo stesso periodo 2016.

L’andamento dei prodotti

Tra i prodotti che registrano crescite più rilevanti si distingue la frutta, le cui vendite hanno segnato un +5,5% sospinte anche dal ribasso dei prezzi dovuto all’andamento climatico. In aumento anche la spesa per gli ortaggi, che ha segnato un +5,3%.

Positive anche le performance di carni e salumi (+0,9 e + 2,7%), con particolare riferimento alle bovine che registrano un incremento della spesa del 1,1%. Meno evidente invece la crescita delle carni avicole (+0,6%) da attribuire al caro prezzi. Bene le carni suine che segnano un aumento della spesa dell’1,2%. Su anche la spesa per i prodotti ittici, specie per quanto riguarda il pesce fresco(+7,4%), seguito da un +4,2% per quello congelato.

Stabile invece la spesa per oli e grassi in generale, così come per i derivati dei cereali, con tendenze negative della pasta di semola (-2,6 in valore e -1,6% i prezzi medi), farina, semole e prodotti per la prima colazione. Si conferma in flessione la spesa per latte e derivati, a partire dal latte fresco (-4%), sempre più spesso sostituito da prodotti alternativi, allo yogurt tradizionale (-3%), per arrivare alle flessioni tra l’1% e il 2% della spesa per i formaggi molli, duri e semiduri.

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Il segmento delle bevande invece è in netta crescita. La crescita della spesa per il comparto delle bevande (+4,5) è da ascriversi in buona parte al segmento delle birre, con un incremento di oltre 8 punti percentuali. Per i vini l’incremento della spesa è del 3%, sostenuta soprattutto dalle etichette a denominazione (Doc +4,9%, Igt +3,7%) e in particolare dagli spumanti (+6,3%). Per le bevande analcoliche la percentuale sale del 2,4.

Non solo. Secondo lo studio, quella che emerge è l’immagine di un consumatore esigente, che legge le etichette per controllare gli ingredienti e curioso di sperimentare prodotti che fino a pochi anni fa erano relegati a nicchie di mercato (bio, superfood, prodotti premium). Un cambiamento per gli standard della Dieta Mediterranea ma, per molte aziende che investono in qualità e innovazione, un’occasione per allargare il proprio business.

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