Brexit, un futuro difficile per l’agroalimentare Ue

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Uno studio del think tank Farm Europe disegna scenari possibili per il Food&Wine europeo a seguito dei negoziati con il Regno Unito.

di Philippa Cole

Brexit, qualunque cosa succeda a seguito dei negoziati tra Regno Unito e Paesi europei, l’età dell’oro per gli scambi agroalimentari è in crisi nera. Il Food&Wine rappresenta il 15% del Pil dell’Unione Europea e, dopo il referendum inglese, potrebbe essere a rischio un giro d’affari dal valore di circa 20 miliardi di euro ogni anno: una vera catastrofe.

Questo è quanto emerso durante un dibattito organizzato da Farm Europe, think tank europeo che si occupa di sviluppo in agricoltura, il 26 aprile scorso nella propria sede di Bruxelles. Un incontro al quale ha partecipato Michel Barnier, responsabile dei negoziati sulla Brexit per la Commissione europea, che ha ipotizzato le future sfide da affrontare a seguito dell’uscita inglese.

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Ma cosa dobbiamo aspettarci nel dettaglio? Due gli scenari possibili. Secondo l’analisi di Barnier, se i negoziati oggi in corso avranno gli esiti sperati, sul lungo termine l’Ue potrebbe continuare a beneficiare di scambi commerciali privi di dazi. Tuttavia, potendo il Regno Unito stipulare liberamente accordi commerciali con altre nazioni extra europee, l’Unione potrebbe ritrovarsi in una posizione di svantaggio, in competizione con economie particolarmente forti nel settore del cibo (ad esempio Cina e India).

Ben diverso lo scenario qualora la mediazione non dovesse andare a buon fine e non si dovesse trovare un accordo. In questo caso, l’Europa affronterebbe una serie di barriere tariffarie sulle sue esportazioni verso il Regno Unito. Un problema serio, specialmente se si considera che la tassazione sui prodotti agroalimentari che volano oltremanica è superiore a quella degli altri settori, in particolare su carne e prodotti caseari. Se, come ipotizzato, il Regno Unito dovesse concludere nuovi accordi di libero scambio con Paesi extra Ue, tale scenario potrebbe provocare una drastica frenata dell’export dei prodotti europei, con effetti disastrosi sull’intera economia comunitaria.

I numeri del commercio tra Ue e Uk:

La posta in gioco è alta. Il 60% dei prodotti agroalimentari consumati nel Regno Unito sono d’importazione. E, di questi, oltre 7 su 10 sono europei. Nello specifico, due dei settori maggiormente a rischio sono latte e vino. Il Regno Unito, infatti, importa dall’Ue circa 2,5 miliardi di euro di latte, di cui 167 milioni dall’Italia. Mentre il vino pesa per circa 1,8 miliardi di euro, di cui 540 milioni di etichette italiane.

Ad ogni modo, l’esito degli accordi non ci sarà prima di due anni, ovvero la durata dei negoziati così come previsto dalle normative europee (è il meccanismo di recesso unilaterale previsto dall’art. 50 del Trattato di Lisbona). Nel frattempo, come sottolineato da Farm Europe, è fondamentale che la Commissione europea metta in campo una serie di misure specifiche per anticipare l’inevitabile impatto negativo di Brexit sul settore agroalimentare. In particolare, d’ora in poi, è necessario investire nuove risorse per promuovere i prodotti europei nel Regno Unito, riducendo al minimo l’impatto della concorrenza globale.

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