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Carne e bambini: un cervello più attivo con ferro, zinco e vitamina B12

Redazione Saperefood.it 14 settembre 2016 Carne & Pesce, Primo Piano, Prodotti Tipici
carne

Alimentazione e salute. In questo articolo scopriamo la funzione di alcuni nutrienti di origine animale essenziali per lo sviluppo cognitivo dei bambini.

di Redazione

La carne e i bambini: quanta mangiarne, quale e in che modo? Partiamo da uno studio e da un’intervista pubblicati da Carni sostenibili in cui si fa riferimento ai numerosi studi secondo cui la carne e gli alimenti di origine animale rappresentano un prezioso alleato delle performance cognitive dei bambini. In particolare, ci sono in questo alimento dei nutrienti essenziali che favoriscono lo sviluppo del cervello soprattutto in giovanissima età. Parliamo di acidi grassi omega-3, vitamina B12, acido folico, zinco, ferro e iodio.

In particolare gli studi effettuati mettono in correlazione questi nutrienti con la memoria e l’apprendimento nei bambini e, come ribadito dalla nutrizionista Elisabetta Bernardi interpellata da Carni Sostenibili, un consumo equilibrato di carne può pertanto incidere sull’abilità cognitiva.

La vitamina B12 è ad esempio un valido alleato degli studenti: la carenza di questo nutriente è associata alla diminuzione della memoria e all’insorgenza di spossatezza e confusione mentale. Il dottor Guido Monacelli, medico nutrizionista Asl 1 di Perugia,  ci ha aiutati a fare chiarezza su alcuni punti.

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Innanzitutto, va specificato che la vitamina B12 non si trova solo nella carne. “In particolare  – spiega Monacelli – nel fegato, ma anche nelle uova e nel pesce: quindi in genere negli alimenti di origine animale”.  L’articolo di Carni Sostenibili cita i risultati di studi recenti: “L’effetto di lunga durata della carenza di vitamina B12 è supportata dai risultati di alcune ricerche sul funzionamento cognitivo degli adolescenti che hanno consumato una dieta macrobiotica fino all’età di 6 anni, rispetto a ragazzi che seguivano una dieta onnivora. Da questi studi è emerso che i primi presentavano livelli più bassi di intelligenza fluida, capacità spaziale e memoria a breve termine rispetto ai soggetti di controllo”.

Secondo il dottor Monacelli la vitamina B12 “interviene nella sintesi del DNA, quindi è importante per la moltiplicazione cellulare. La sua carenza provoca anemia perniciosa, caratterizzata da globuli rossi grandi. Poiché interviene nella sintesi di mielina ci sono anche sintomi neurologici”.

Altro elemento essenziale per il cervello è lo zinco, in quanto aiuta a migliorare la comunicazione neuronale con l’ippocampo, potenziando così la nostra memoria e i processi di apprendimento. “Lo zinco contenuto nella carne  – scrive la dottoressa Bernardi – è più facilmente assorbibile rispetto a quello contenuto nei vegetali e svolge un ruolo fondamentale nella neurogenesi, la maturazione e la migrazione dei neuroni, oltre alla formazione delle sinapsi. Inoltre, si trova in alte concentrazioni nelle vescicole sinaptiche dei neuroni dell’ippocampo che sono coinvolti nel centro di apprendimento e memoria”. “In generale  – ribadisce Monacelli  – possiamo dire che la biodisponibilità degli alimenti animali (carne, pesce, uova) è migliore sia per il ferro che per lo zinco”.

Se invece vedete nei bambini una difficoltà di concentrazione che può portare a un basso rendimento scolastico, potrebbe essere il sintomo di una carenza di ferro. Il ferro è coinvolto in diversi sistemi enzimatici nel cervello, tra cui quelli che riguardano la produzione di energia, la sintesi del recettore della dopamina, la mielinizzazione delle cellule nervose e la regolazione della crescita del cervello.

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“E’ in particolare la carne bovina, che più delle altre fornisce ferro eme, una diversa forma di ferro che l’organismo assorbe in misura maggiore e che non si trova in alimenti vegetali o fortificati”, dichiara Elisabetta Bernardi.

Infatti, nonostante vi siano alcuni cibi molto ricchi di ferro, solo il 10-35% del ferro presente negli alimenti animali ed il 2-10% di quello contenuto nei vegetali viene effettivamente assorbito dal nostro organismo. Il ferro emico di derivazione animale, come carne e in misura decisamente minore nel pesce, è quindi più facilmente biodisponibile e assorbito dall’intestino, mentre quello di provenienza vegetale è invece legato a sostanze, come i fitati, che ne riducono l’assorbimento intestinale.

Al dottor Monacelli abbiamo allora chiesto quali sono le porzioni di carne rossa e bianca che un bambino dovrebbe mangiare in una settimana, perché se è vero che alcuni nutrienti della carne sono insostituibili, è altrettanto giusto ribadire con forza che un consumo eccessivo di carne, come spesso si verifica in Umbria,  può portare a patologie importanti, anche dal punto di vista oncologico. “La quantità – risponde – deve essere personalizzata, in generale possiamo dire di favorire una maggiore frequenza (2 volte a settimana) per le carni bianche rispetto alle rosse (1 volta a settimana). Poi ci sono tutte le indicazioni dello IARC per la associazione di tumore del colon ed eccesso di carni rosse”. Ad ogni modo, lo Iarc  ha concluso che il consumo al di sotto dei 500 grammi alla settimana non costituisce un pericolo per la salute.

E quali metodi di cottura sono da preferire? “Sicuramente – conclude Monacelli –da evitare carne ‘bruciata’ per la formazione di sostanze potenzialmente cancerogene, simile discorso per la carne affumicata e da noi, in Umbria in particolare, questo è ancora importante per i salumi affumicati”.

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