Castagne e marroni: un altro annus horribilis. Crolla ancora la produzione

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Dopo la lieve ripresa del 2015, oggi una nuova crisi dei castagneti dell’Umbria e di quasi tutta Italia. Ma da dove arrivano i frutti in vendita nella Gdo? I problemi del settore tra parassiti, clima pazzo e ibridi salva-mercato.

di Emanuela De Pinto

Autunno: è tempo di castagne. Ma la produzione del marrone in Umbria, e in buona parte d’Italia, è nuovamente ferma. E quelle che troviamo al supermercato? Chiariamolo subito: neanche una sola castagna in vendita nella Grande Distribuzione Organizzata presente nella nostra regione è di origine locale. Almeno italiane? Solo in parte.

Per chiarire le idee ai consumatori e fare il punto della situazione sulla castanicoltura in Umbria abbiamo fatto una chiacchierata con Ferdinando Zappelli, membro del Consorzio dei produttori della Castagna Umbra. Ben 17 ettari di castagneto biologico nei dintorni di Spoleto, che per anni ha prodotto eccellenti castagne e marroni (la differenza sta soprattutto nella pezzatura, i secondi sono notevolmente più grandi) e ad oggi purtroppo quasi completamente improduttivo. Cosa è accaduto?

I parassiti

Da anni l’intero settore combatte un insetto di origine asiatica che provoca alle piante ingenti danni, il Cinipide Galligeno del castagno. Già nel 2014 aveva azzerato la produzione umbra, mentre si era registrata una buona ripresa lo scorso anno. Ma ci risiamo. E sebbene esista uno strumento per la lotta al parassita con il metodo biologico, ossia il Torymus sinensis, parassitoide antagonista naturale del cinipide, non basta. E da quest’anno, inoltre, si aggiunge un altro nemico, il fungo Gnomoniopsis, che fa marcire il frutto all’interno.

Produzione al palo in tutta Italia

“La produzione è ferma: nel 2016 non ci saranno marroni locali in commercio”, dice Zappelli. “E credo di poter dire che la situazione è grave in tutta Italia. Il problema non è solo il famoso Cinipide, più fattori concorrono a questo disastroso risultato. Le anomalie climatiche sono il primo fattore: quest’anno è stato molto piovoso nel periodo della fioritura, tra maggio e giugno. Addirittura, a fine maggio abbiamo assistito a qualche giorno di tramontana che ha bloccato lo sviluppo del frutto. Solo pochi castagni, quelli più riparati dal freddo, hanno resistito”.

Il castagneto di Zappelli conta 2300 piante, ma ad oggi solo 15 hanno dato frutti. Il raccolto è di appena 40 chili (che salirà fino ad un massimo di 70, e parliamo solo di castagne e nessun marrone), rispetto a una capacità media nelle passate stagioni di circa 400 quintali, in stagioni climaticamente favorevoli. “Il risultato – dichiara amaramente Zappelli – è tragico per noi, in quanto non ci sarà nessuna commercializzazione. Personalmente farò solo dei regali agli amici e qualche buona cena in famiglia, avendo cura di congelare anche un po’ di raccolto per la festa di San Martino”. Come se non bastasse, il clima umido della scorsa primavera, che non ha risparmiato perfino qualche giorno di nebbia, ha favorito come accennato lo sviluppo del fungo Gnomoniopsis.  

“Il fungo si sviluppa già sul fiore e quindi nel frutto. Il problema è che esternamente non si vede: le castagne sembrano buone, poi si scopre la muffa all’interno. Noi produttori riusciamo a capirlo solo se immergiamo i frutti in acqua: se sono attaccati da tanta muffa all’interno, vengono a galla perché più leggeri. Un altro metodo è bagnare i marroni e poi aspettare che si asciughino, se compaiono delle piccole macchie scure sulla buccia, il fungo ha attaccato il frutto”, spiega il produttore.

Da dove arriva il prodotto in vendita?

E allora da dove arrivano quei bellissimi marroni, dalla buccia lucida, liscia e perfetta che vediamo al supermercato? Sono italiani, c’è da chiedersi? “In parte sì. Fino ad un paio di settimane fa si vendevano a 7,90 euro al chilo. Ma non è la pura castagna italiana: è un ibrido euro-giapponese immune al Cinipide. Viene ormai prodotta e commercializzata in buona parte della nostra Penisola. Esteticamente è formidabile, zero difetti. Ma il sapore è quasi inesistente. In Umbria attualmente non si produce, ma se continua così saremo costretti a ricorrere anche noi a questo ibrido”, chiarisce Zappelli. “Adesso, invece, troviamo sui banchi della Gdo le castagne in offerta vendute a 3,90 euro al chilo, ma di italiano c’è ben poco. Si tratta soprattutto di castagne provenienti da Grecia e Albania, dove i costi di produzione e di acquisto sono molto bassi”.

Quale futuro per la castanicoltura in Umbria e in Italia? “Non resta che affidarsi al lavoro di ricerca degli agronomi – conclude Zappelli – Siamo nelle loro mani, sperando trovino presto un modo, una soluzione per affrontare questo clima impazzito e per venirci incontro. Ma, francamente, come produttore credo che passerà ancora qualche anno prima che la produzione delle castagne torni alla normalità”. C’era una volta  la castagna umbra.    

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