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Chiusa la prima edizione di Pan’Olio. L’importanza di chiamarla ‘bruschetta’

Chiusa la prima edizione di Pan’Olio. L’importanza di chiamarla ‘bruschetta’

Concluso il 1° Festival dell’olio del Trasimeno. Due giorni per sancire il legame con il territorio, tramandare la cultura dell’olio e ideare progetti futuri

di Emanuela De Pinto

Una fetta di pane bruscato con l’olio nuovo: sapori antichi e così profondamente radicati nella cultura italiana, e umbra, che spesso diamo per scontati. E di cui capiamo il valore, gastronomico e culturale, solo quando all’improvviso mancano. Ecco perché dopo l’annus horribilis del 2014 (vedi alla voce ‘mosca olearia’) quest’anno gli umbri hanno ricercato, degustato, assaporato e amato l’olio nuovo come non accadeva dagli anni ’50, dopo le storiche gelate. Lo abbiamo finalmente capito: non possiamo fare a meno dell’olio.

Dimostrazione del concetto è stato Pan’Olio, il primo Festival dell’Olio del Trasimeno che si è svolto nell’incantevole Panicale, ‘terrazza’ del lago, lo scorso weekend, 24 e 25 ottobre. Saperefood non poteva mancare: dieci cantine dislocate tra le viuzze e le piazze del borgo medievale, meta per l’occasione di molti visitatori umbri, laziali, marchigiani, toscani e turisti stranieri: Usa e Olanda in particolare.

Un evento promosso dall’Oleificio Cooperativo “Il Progresso” e realizzato in collaborazione con l’agenzia Magenta Events di Perugia. Dieci gustose tappe per assaporare pane e olio nuovo dei diversi frantoi dell’Umbria, con un particolare accento sull’olio del Trasimeno e sulla cultivar “dolce agogia”: fruttata, delicata, con un ottimo equilibrio tra amaro e piccante, verde brillante. Girando tra le cantine, in ogni luogo una sorpresa gastronomia: dai salumi di struzzo dell’azienda La Cerreta, alla fagiolina del Trasimeno e i vini di Madrevite, dalla crema di ceci e olio de “Il Vecchio Piantone” alla tradizione norcina umbra dei salumi Ciotti Antichi Sapori. Ed ecco l’allegria di un buon calice da accompagnare al calore di una bruschetta con l’olio nuovo, da mangiare senza sale, per i veri intenditori.

Pan’Olio è stata l’emozione di ‘spizzicare’ l’Umbria in un clima di festa, armonia e convivialità: il formaggio pecorino di fossa dell’azienda “Su Nuraghe”, l’olio biologico de “I Casali di Colle San Paolo” e dell’“Azienda Morini Vittoria”, i vini della Cantina del Trasimeno “Duca della Corgna” serviti in un negozietto di alimentari (la “Bottega Marconi”) come non se ne vedono quasi più. E ancora i legumi, i cereali e le zuppe della “Valle dell’Oasi”, fino ai prodotti cosmetici de “La Casa dei Cini” e dell’Associazione di promozione sociale “Le Olivastre”, che sfruttano l’olio d’oliva come alleato prezioso per la cura delle mani. Pane e olio anche per chi è affetto da celiachia, grazie ai prodotti panificati senza glutine di “Celimangiamo”, azienda perugina.

Ma il merito di questa manifestazione è anche un altro: aver trasmesso alle prossime generazioni il legame profondissimo tra il paesaggio e i suoi prodotti. Diversi gli eventi a misura di bambino. Attorno alla fontana di Piazza Umberto I, lo spettacolo messo in scena da Psiquadro-Isola di Einstein alla scoperta del mondo delle bolle di sapone: un classico dal successo garantito tra i più piccoli. Importante anche il laboratorio creativo “ManipOliamo…Dire, fare, fantasticare” a cura del gruppo La Chiocciola, e le attività della biologa nutrizionista Melissa Finali – “Olio e Saponi” e “Come costruire una lava lamp con l’olio” – per far scoprire divertendosi le proprietà dell’olio, le sue reazioni con altre sostanze e sperimentare circa le vitamine e i minerali che contiene.

Gastronomia tradizionale, cultura dell’olio da trasmettere ai bambini, ma anche riflessioni e obiettivi futuri da parte di produttori, istituzioni e consumatori. Sold out al Teatro Cesare Caporali, per il convegno sulla “valorizzazione dell’olivicoltura del Trasimeno” a cui hanno preso parte Giulio Cherubini sindaco di Panicale, Gianpiero Giulietti membro della Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei Deputati, Francesco Tei direttore del Dipartimento di Scienza Agrarie Alimentari ed Ambientali dell’Università di Perugia, Andrea Sisti Amministratore unico del 3° Parco Tecnologico Alimentare dell’Umbria, da poco anche presidente mondiale degli agronomi, Leonardo Laureti, presidente del Consorzio olio Dop Umbria, Paolo Morbidoni presidente della Strada dell’olio Dop Umbria, Letizia Tiezzi presidente Cia del Trasimeno e Gianni Laterza direttore commerciale della ditta Barracane Macchine Olearie, in trasferta dalla Puglia.

L’Umbria ha una superficie olivata di 27.000 ettari, suddivisa in 5 sottozone. Solo la Doc Colli del Trasimeno (Moraiolo e Dolce Agogia 15%, Leccino e/o Frantoio 65%, altre varietà 20%) ne conta 8.197. Un territorio dalle potenzialità enormi in fatto di qualità, ma che può e deve ancora migliorare le tecniche colturali e ammodernare i frantoi, grazie alle nuove tecnologie, anche sfruttando strumenti regionali quali il Psr, come sottolineato dal professor Tei. “Una valorizzazione che deve avvenire in stretta correlazione col paesaggio, nella zona del Lago Trasimeno, infatti, sono frequenti oliveti terrazzati ma abbandonati, su cui lavorare”. Qualità e paesaggio, dunque. Ma con quali strumenti? Secondo Tei, imprescindibili sono la comunicazione e l’accoglienza, cercando di trasferire al consumatore il racconto dei frantoi, le emozioni di questi luoghi carichi di storia e di un’architettura rurale da valorizzare.

Ecco allora che conquista un ruolo di primo piano la capacità di fare rete e di elaborare progetti integrati: ad esempio gastronomia che abbraccia l’artigianato artistico. Come può essere una bottiglia di olio foderata da prezioso tulle fatto a mano, o impagliata con le canne del Trasimeno stesso. In questo anno della rinascita, ha spiegato Laureti, le rese non sono ancora molte, ma la qualità dell’olio è molto buona. Proprio per questo, però, nel 2015 si registrano prezzi importanti. Analizzando l’andamento degli ultimi 17 anni, c’è una tendenziale crescita nei volumi (azzerando il 2014), e si avverte sempre più l’esigenza di una monocultivar Dop per promuovere il legame con il territorio.

Un esempio potrebbe essere l’Isola Polvese. Con i suoi 44 ettari di oliveti, tutti “Dolce Agogia”, è un’azienda agricola e non solo un’aria naturale di straordinaria bellezza, come ha affermato Sisti. Lavorare su qualità, paesaggio e identità: questo il messaggio del convegno. Concludiamo questo viaggio con una riflessione che non facciamo tanto spesso: dovremmo essere disposti, da consumatori attenti e responsabili, a spendere per una buona bottiglia di buon olio extravergine d’oliva quanto spendiamo solitamente per una bottiglia di vino, che finisce magari in una sola sera a cena. Mentre l’olio, si sa, può durare anche quindici giorni. Senza contare i benefici che apportano alla nostra salute i grassi ‘buoni’ dell’olio. Costruire con l’olio, vero alimento e non solo condimento, lo stesso rapporto passionale che abbiamo già con il vino. Una convivialità di cui solo noi italiani sappiamo godere a tavola, e che abbiamo respirato in questi due giorni a Panicale, durante la prima edizione di Pan’Olio.

Foto: Filippo Benedetti Valentini

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