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Cooperative agroalimentari: affari in crescita. Fatturato da 35 miliardi

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L’Umbria è fra le regioni italiane col minor numero di cooperative nel settore alimentare. Le più produttive sono quelle dell’Emilia Romagna

di Redazione

“Dove c’è cooperazione, c’è valore aggiunto per i produttori agricoli associati. Dove manca, il territorio è più povero e la filiera meno organizzata”. E’, in estrema sintesi, l’analisi che ha fatto il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, durante la presentazione del “Rapporto 2014 dell’Osservatorio sulla Cooperazione agricola“, istituito proprio dal Mipaaf e sostenuto dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop.

La presentazione del Rapporto, avvenuta nei giorni scorsi a Roma, è stata l’occasione per analizzare i risultati del lavoro delle Cooperative italiane del settore agroalimentare. Con le sue 5mila imprese attive, in cui lavorano più di 93.400 addetti, la cooperazione agricola nel 2012 ha generato un fatturato di quasi 35 miliardi di euro. Praticamente, un quarto dell’intero valore del Food System italiano.

Ma oltre alla lettura dei numeri in termini assoluti, l’elemento particolarmente significativo è la crescita del giro d’affari di queste società, che nel 2012 ha fatto un balzo in avanti a +5,8%. Un indicatore che, è stato detto dal presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, sarebbe merito della capacità di “valorizzare al massimo i prodotti conferiti dai soci, con effetti positivi anche sul brand Made in Italy: le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 73% è di provenienza locale, per il 26% è nazionale e solo per l’1% viene dall’estero.

I settori in cui le imprese cooperative si distinguono maggiormente sono la carne, l’ortofrutta fresca, il vino e il latte. E in particolare nel lattiero caseario sono protagoniste, riuscendo a competere con le grandi multinazionali estere. Si tratta di cooperative che, utilizzando le materie prime conferite dai soci agricoli, realizzano il 38% del loro fatturato dai prodotti a marchio proprio e il 15% da ‘private label’.

Sempre secondo il Rapporto, il 45% delle cooperative italiane ha sede al Nord ed è capace di generare l’82% del fatturato totale, contro il 7% e l’11% del Centro e del Sud. L’Umbria, una fra le regioni italiane con il numero più basso di cooperative operanti nel settore alimentare (78 al 2012), ha fatturato 291,7 milioni di euro, ovvero l’1% del totale. Ma è la qualità del lavoro svolto a fare la differenza sul fatturato, non il numero di società. La Sicilia, ad esempio, nonostante sia la prima regione per numero di cooperative (758, pari al 15% del totale Italia), contribuisce solo per il 2% al fatturato totale italiano. Diversamente l’Emilia Romagna, che è la seconda per numero di cooperative (709 unità), detiene da sola più un terzo del giro d’affari dell’intera cooperazione agroalimentare italiana.

Osservatorio Cooperazione Agricola 2014

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