Dopo la laurea si torna alla terra, le opportunità per i giovani agricoltori

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Intervista al presidente dei Giovani di Confagricoltura Umbria (ANGA), Giovanni Maria Angelini Paroli: boom di assunzioni nel comparto agricolo, ma il 75% è lavoro occasionale. Molto deve ancora cambiare

di Filippo Benedetti Valentini

I dati positivi sull'agricoltura diffusi negli ultimi giorni incoraggiano il settore: più crescita, oltre il 28% nel Centro Italia; più lavoro, le assunzioni salgono del 5,6%; più occasioni per i giovani, un lavoratore su 4 ha meno di 40 anni e sono in costante aumento le aziende agricole condotte da under 35.

Come si possono leggere questi dati?

"Sono dati sicuramente positivi, ma non significa che il settore agricolo sia in perfetta salute. In questo comparto solo il 25% dei lavoratori è assunto a tempo indeterminato, il 75% con contratti atipici che, purtroppo, sono diventati la norma. Sono contratti a chiamata o stagionali e la retribuzione avviene solitamente tramite voucher ('buoni' di pagamento per prestazioni occasionali, ndr). Insomma, l'occupazione cresce, ma è sempre più precaria".

Quali sono le maggiori difficoltà per l'imprenditore agricolo?

"Prima di tutto lo scarso accesso al credito. Poi, il peso della burocrazia e l'elevato costo del lavoro, ragioni per cui si è costretti ad assumere prevalentemente lavoratori occasionali. Negli ultimi anni le politiche governative si sono concentrate sui contratti atipici senza studiare forme di alleggerimento per quelli con maggiori garanzie, trovando solo la cura palliativa per la malattia del mercato del lavoro. In agricoltura, i ricavi sono molto bassi rispetto alla quantità di lavoro necessario per conseguirli, dunque bisogna studiare nuove regole più urgentemente di quanto non debba essere fatto per altri settori".

Le imprese agricole condotte da under 35 sono in costante aumento. L'agricoltura è un buon affare?

"Il dato dipende da due ragioni. In primo luogo, con la forte crisi che ha colpito tutti i settori, in particolare quello dei servizi, molti giovani sono stati costretti a 'tornare alla terra'. Ma soprattutto sta influendo il ricambio generazionale: nelle aziende agricole a conduzione familiare, che nella metà dei casi sono condotte da over 65, stanno prendendo le redini figli e nipoti. Quasi il 70% di questi giovani oggi ha una laurea utile a innovare l'azienda di famiglia. Oggi i microcomparti dell'agricoltura che allettano di più i giovani sono il vino, la birra e l'olio. Ma ancora di più l'agriturismo, che garantisce ricavi economici immediati".

Quali sono le carte vincenti per questa nuova generazione di imprenditori agricoli?

"I giovani imprenditori agricoli sono un passo avanti sia per la sempre crescente meccanizzazione del settore, sia per il grande interesse che sta suscitando il tema dell'alimentazione in tutto il mondo. In quest'ottica l'agricoltura gioca il ruolo più importante. Ma soprattutto, grazie a una laurea, hanno importanti conoscenze in materia di economia, diritto e nuovi mezzi di comunicazione che spesso mancavano nelle generazioni precedenti. Ad esempio, oggi fare shopping on line è sempre più diffuso, dunque con i giovani di Confagricoltura abbiamo creato Food Made In, una piattaforma per l'e-commerce dei nostri prodotti. Insomma, avere un buon prodotto, una visione del mercato globale e buone capacità di promozione significa ottenere risultati positivi".

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