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Farro, idromele, cicerchia e roveja dell’Umbria: salvati dall’estinzione conquistano Expo

Farro, idromele, cicerchia e roveja dell’Umbria: salvati dall’estinzione conquistano Expo

Esposizione dei prodotti regionali più antichi al Padiglione Coldiretti: manna, vino cotto, grano saragolla e monococco

di Redazione

Oggi come un tempo, i cereali e i legumi sono protagonisti delle tavole degli umbri. Una risorsa alimentare sempre più gradita anche oltre i confini regionali, da chi non rinuncia al gusto e mostra attenzione alla propria salute. Anche grazie al prezioso lavoro degli imprenditori agricoli umbri si assiste oggi ad una ripresa e riscoperta della coltivazione del farro, uno dei primissimi cereali coltivati dall’uomo, proveniente dalla Mesopotamia, da cui, attraverso l’antico Egitto e il Mediterraneo, arrivò nella penisola italica. È quanto afferma Coldiretti Umbria in riferimento alla prima esposizione dedicata ai prodotti salvati nei secoli dagli agricoltori italiani, che si è tenuta nei giorni scorsi nel Padiglione Coldiretti “No Farmers No Party” ad Expo.

prodotti antichi “Tornano quindi gli antenati del Made in Italy, con il farro che – spiega Coldiretti Umbria – si aggiunge alla manna (linfa estratta dalla corteccia di frassino), al vino cotto, al grano saragolla e a quello monococco, i cibi più antichi dalla preistoria alla Bibbia fino agli Egizi e all’Impero romano, coltivati oggi lungo il Paese. Il farro era molto coltivato nell’antichità, con tracce che risalgono al 7000 a. C., menzionato anche nella Bibbia (Ezechiele 4-9), ebbe grande prestigio durante il periodo romano e i legionari ne portavano sempre delle scorte con sé nei loro movimenti da un territorio all’altro”.

La produzione di farro in Umbria ha consentito in molti casi di valorizzare territori marginali, essendo coltivato, grazie alla sua resistenza al freddo, per lo più in zone di montagna. Dal 2010 inoltre, per  il “Farro di Monteleone di Spoleto” è arrivata la tutela comunitaria, con la Denominazione di origine protetta (Dop): primo farro protetto dalle imitazioni a livello europeo.

Il farro tra l’altro, dotato di ottime proprietà nutrizionali – sottolinea Coldiretti – è anche il protagonista di alcuni piatti della tradizione gastronomica umbra e dell’autentico cibo nostrano, grazie a zuppe, insalate, minestre, ma anche pane, pasta e dolci.

Lenticchia, fagiolina, cicerchia, roveja: queste altre eccellenze antiche salvate dall’estinzione dagli abili agricoltori umbri, dediti ancora oggi anche alla produzione di idromele, bevanda a base di miele molto nota nell’antichità come “bevanda degli dei”. Secondo alcuni – conclude Coldiretti – si tratta addirittura della bevanda fermentata più antica del mondo, più della birra, anch’essa una delle “riscoperte” dell’agricoltura odierna.

Tornando al Farro Dop di Monteleone di Spoleto, in particolare è l’articolo 6 del disciplinare di produzione a spiegare il legame con l’ambiente: le particolari caratteristiche fisiche ed organolettiche di questo farro e soprattutto la tipica cariosside dal colore ambrato e dalla consistenza vitrea alla frattura, sono da imputare alla combinazione delle condizioni pedoclimatiche della zona di produzione ed in particolare ai terreni calcarei sassosi posizionati sopra ai 700 metri, che impediscono il ristagno dell’acqua nelle stagioni umide.

Le sperimentazioni e gli studi scientifici realizzati, dimostrano che l’utilizzazione della semente del Farro di Monteleone di Spoleto in altre zone della Valnerina dà un prodotto che col passare degli anni perde le caratteristiche specifiche diventando bianconato, a testimonianza del fatto che c’è stata una forte ecotipizzazione connessa alla zona di produzione, causata anche da un forte isolamento geografico, tanto da costituire uno specifico ecotipo locale.

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