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Giornata Mondiale della Terra: il potere degli alberi per curare la febbre del pianeta

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Focus sulla salute del globo, tra surriscaldamento e rischio estinzione per animali e vegetali. Obiettivo: 7,8 miliardi di piante entro il 2020.

di Redazione

Come sta? Ha la febbre? Di quali sintomi soffre? Il paziente in questione è niente di meno che il nostro pianeta e oggi, 22 aprile, si celebra la 46esima Giornata Mondiale della Terra. L’appuntamento centrale è a New York, dove Ban Ki Moon, segretario generale dell’Organizzazione Nazioni Unite (Onu) e i leader mondiali ratificheranno lo storico accordo sul clima, siglato già lo scorso dicembre a Parigi. Ovunque sono previste manifestazioni ed eventi per riflettere e studiare il modo di migliorare la salute del pianeta che abitiamo. La cartella clinica non è delle migliori, tra surriscaldamento terrestre, cementificazione e disboscamenti. Cominciamo da qualche dato che riguarda il nostro Paese.

L’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia del 28% della terra coltivata per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari. Questo è l’allarme lanciato da Coldiretti. Solo una pianta da frutto su tre si è salvata negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante di mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, che rischiano di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.

La situazione – continua la Coldiretti – non è migliore per le fattorie da dove sono scomparsi 2 milioni di animali tra mucche, maiali e pecore negli ultimi dieci anni con il pericolo di estinzione per le razze storiche e lo spopolamento delle aree interne e montane, ma a rischio c’è anche il primato dell’enogastronomia Made in Italy con la dipendenza dall’estero che per carne, salumi, latte formaggi che è vicina al 40%. Minacciate di estinzione sono ben 130 razze allevate, tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione.

Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con piogge sempre più intense e frequenti, vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato – sostiene la Coldiretti – è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo dati Ispra. Di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree a derivata propensione a fenomeni franosi, 1.607 sono invece i comuni a pericolosità idraulica e 3.898 quelli in cui coesistono entrambi i fenomeni.

Le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico sono sette: Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste si aggiungono Calabria, provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%.

Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia – sostiene Coldiretti – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola.

Altro problema è il riscaldamento globale. La firma all’Onu dello storico accordo per fermare il fenomeno avviene proprio nel primo trimestre 2016, classificato come il più caldo di sempre a livello mondiale con la temperatura media registrata sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 1,15 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo, sulla base della banca dati del Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva le temperature sul pianeta dal 1880. Il 2015 è in testa alla classifica degli anni più bollenti.

Tra le tante iniziative della giornata in Umbria, segnaliamo quella che ha coinvolto cinquanta tra bambini e ragazzi dell’Istituto Comprensivo Paciano- Panicale-Tavernelle, a Palazzo Baldeschi, accolti da Leslie Busby del “Centro Terzo Millennio”, che li ha introdotti nello spirito dell’Earth Day, parlando loro del valore degli alberi per la salute del pianeta. I giovani hanno partecipato al laboratorio di disegno e letture “Alberi per la Terra”. Un modo per trasmettere loro l’importanza delle piante, polmoni della terra, e educarli al rispetto e a comportamenti corretti verso la natura che ci circonda. Dedicata proprio al potere degli alberi l’edizione 2016 dell’Earth Day vede il coinvolgimento della quasi totalità dei paesi e, come spiegato dalla stessa Busby, vuole dare un sensibile contributo al raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero la messa a dimora entro il 2020 di 7,8 miliardi di piante, tante quanti sono gli abitanti della terra. 

Dopo i più giovani, sarà la volta degli adulti per i quali è in programma questa sera, alle ore 21, il convegno “Un clima che sta cambiando: il quadro globale e italiano dopo la conferenza di Parigi e uno sguardo al futuro del lago Trasimeno”. Interverrà Gianluca Lentini, di Poliedra-Politecnico di Milano che si occuperà dell’argomento inquadrandolo all’interno dei processi del pianeta terra e parlerà delle cause dell’attuale riscaldamento globale, con riferimento al ruolo dell’uomo nella modifica degli equilibri terrestri. La seconda parte del convegno sarà dedicata al Trasimeno con l’intervento di Alessandro Ludovisi, del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Perugia che parlerà del suo passato, ma anche del possibile futuro accennando all’eventualità di un suo prosciugamento se i cambiamenti climatici non subiranno una mitigazione.

Per questo motivo durante la serata sarà proiettato il film “Il Lago Malato” (1957) del regista Ugo Gregoretti che racconta il dramma delle popolazioni lacustri colpite da una siccità grave che aveva causato il prosciugamento di vaste zone del lago più grande dell’Umbria.

LA CLASSIFICA DEGLI ANNI PIU’ CALDI DEL PIANETA DAL 1880

Anomali rispetto alla media in gradi Celsius

1.  2015                                                  +0,90

2.  2014                                                  +0,74
3.  2010                                                  +0,70
4. 2013                                                   +0,66

5. 2005                                                  +0,65
6. 1998                                                   +0,63
6.  2009                                                 +0,63
8.  2012                                                  +0,62
9.  2003                                                  +0,61
9.  2006                                                  +0,61
9.   2007                                                  +0,61

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Noaas

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