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Gli italiani e la carne, cosa dicono i dati economici sulla nostra salute

Gli italiani e la carne, cosa dicono i dati economici sulla nostra salute

Negli ultimi 15 anni il consumo procapite di carni rosse si è sempre mantenuto intorno agli 80-90 grammi giornalieri, la soglia limite dello Iarc. Ma a soffrire sono gli allevamenti

di Redazione

Bufera sulla carne, dopo lo studio dello Iarc-Oms ci saranno ripercussioni sul mercato italiano? La recente pubblicazione del rapporto dell’agenzia di Lione, secondo cui un consumo eccessivo di carni rosse, in particolare le “insaccate”, aumenta il rischio di contrarre alcuni tipi di cancro, ha fatto da detonatore per un vespaio di polemiche. Coinvolti i consumatori ma anche gli imprenditori, con le associazioni di categoria preoccupate dai possibili effetti negativi dello studio sui consumi e, dunque, sulle produzioni di alta qualità italiana.

LO STUDIO DELL’OMS SPIEGATO DAI MEDICI ITALIANI

Ma gli italiani mangiano effettivamente tanta carne da giustificare un allarme per la salute? La domanda se l’è posta il Centro Studi di Confagricoltura, che ha condotto un’analisi incrociando i dati riguardanti produzione, commercio con l’estero e consumo delle carni rosse in Italia.

Intanto, viene sottolineato, secondo dati Istat tra il 2000 e il 2013 il numero di aziende agricole che allevano animali a carne rossa è diminuito, registrando cali tra il 28 e il 36% per bovini, ovini, caprini ed equini. Mentre per i suini c’è stato un vero e proprio tonfo: -83%. Ad essere stati abbandonati, in particolare i piccoli allevamenti. Un contesto in cui, tuttavia, il numero dei capi allevati evidenzia una flessione più contenuta (tra 6 e 10%) per bovini e suini, e una crescita del comparto ovicaprino ed equino.

Secondo l’indagine, le importazioni di animali vivi sono in aumento costante, ma diminuisce per tutte le specie il numero di capi macellati. In discesa anche l’acquisto di carni bovine e ovicaprine dall’estero, mentre salgono quelle di maiale (oltre il 14%). Ma è sull’export che l’Italia va forte con una crescita generale di 233 mila quintali di prodotto (scarica il pdf con tutti i dati).

Considerati questi dati, riferisce Confagricoltura, dalla somma dei capi macellati e delle carni importate, detratte le carni esportate, è possibile tracciare una stima approssimativa dei consumi interni di carni rosse: “Dopo un andamento crescente nel periodo 2000-2007, negli anni successivi (evidentemente a causa della crisi economica) i consumi, soprattutto delle carni bovine che sono più costose, hanno registrato una costante diminuzione, attestandosi su una media giornaliera fra gli 81 e gli 83 grammi procapite” e un “consumo medio di salumi stimato in 20-25 grammi al giorno (circa il 50% della dose giornaliera che lo Iarc indica come ‘pericolosa’)”.

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E come si comportano i consumatori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei? “L’Italia – continua il Centro Studi – si colloca all’ottavo posto con valori inferiori o uguali a quelli della maggior parte dei partner ad economia più avanzata. In particolare, il nostro Paese è quarto consumatore di carni bovine e tredicesimo per quelle suine”.

In conclusione, dall’analisi dei dati sembra che gli italiani non abbiano nulla da temere, visto che l’assunzione media procapite di carni rosse negli ultimi 15 anni si è sempre mantenuta intorno agli 80 grammi. Ragion per cui, viene detto, “a meno di fenomeni emotivi collettivi innescati da informazioni fuorvianti”, gli allevatori non hanno nemmeno motivo di temere ulteriori cali degli acquisti.

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