Habanero non ti temo, sfida all’ultimo peperoncino (gallery)

Share

Al Flower Show di Perugia, tredici concorrenti in gara. Sul banco d’assaggio dieci varietà tra le più piccanti al mondo: dal Capezzolo di scimmia al Trinidad Scorpion. Vince un giovane ingegnere

di Emanuela De Pinto

Wilbur Scoville sarebbe stato fiero di loro. Tredici volontari, intrepidi mangiatori di peperoncino, si sono sfidati in una prova di resistenza alla piccantezza. Ai Giardini del Frontone di Perugia, domenica 14 settembre, nell’ambito del Flower Show – Mostra mercato di piante rare – l’azienda agricola vivaio Fratelli Papini (di Castiglion Fiorentino) ha inscenato una gara in perfetto stile americano. La tradizione è Made in Usa, ma la televisione a stelle e strisce ci ha talmente contagiato che raccogliere le adesioni è stata una passeggiata. Più complicato portare a termine la prova: mangiare dieci peperoncini, uno per varietà, partendo da una gradazione moderata della scala Scoville e arrivando lì, dove anche i palati e gli stomaci più preparati non sempre reggono il boccone. Ecco il percorso:   

  1. Cayenna Yellow, Centro America da 20.000 a 40.000 gradi Scoville
  2. Tris Color, Centro America da 100.000 a 130.000 gradi Scoville
  3. Capezzolo di scimmia, Bolivia, da 150.000 a 200.000 gradi Scoville
  4. Goat’s Weed, Perù, 200.000 gradi Scoville
  5. Habanero Peach Salmon, Caraibi, 200.000 gradi Scoville
  6. Habanero Orange, Messico, Caraibi, Yucatan, da 200.000 a 300.000 gradi Scoville
  7. Fatalii Yellow, Centro Africa, da 200.000 a 350.000 gradi Scoville
  8. Naga Dorset, Inghilterra, da 870.000 a 900.000 gradi Scoville
  9. Seven Pod White, Isola Trinidad, da 850.000 a 1.000.000 gradi scoville
  10. Bhut Jolokia Red, Bangladesh, da 900.000 a 1.100.000 gradi Scoville

Un peperoncino ogni cinque minuti. A disposizione degli sfidanti qualche fetta di pane e tanto latte. L’unica cosa in grado di attenuare la capsaicina, la sostanza che rende i cibi piccanti. Tra le raccomandazioni di Alessandro Landucci, responsabile della vendita delle piante di peperoncino in mostra a Perugia e ideatore del mini evento, (“non fate gli eroi, quando non ce la fate più ritiratevi”), la gara ha inizio. I primi due bocconi non disturbano.

Tutto liscio fino al terzo peperoncino: il Capezzolo di scimmia, con cui il signor Alessandro racconta di aver fatto inginocchiare parecchi calabresi. E, difatti, si perde il primo partecipante. Tra i dodici ancora in gara, anche tre donne e un ragazzo originario del Perù. Dato tra i papabili vincitori. Bocconcino numero quattro: è una strage. Crolla tutta la curva sud dell’anfiteatro, in tre lasciano la gara con le lacrime agli occhi mentre il pubblico applaude. Si va avanti. Il peperoncino numero cinque, contro ogni pronostico, è fatale per il ragazzo peruviano. E dopo di lui, getta la spugna anche un altro concorrente: “Ho lo stomaco a pezzi”, dice.

Uno dopo l’altro, si arriva al numero 9, il temibilissimo Seven Pod White, che miete due vittime tra i migliori concorrenti e lascia la finale ai palati di Bruno e Serena. Sono sudati, con gli occhi rossi e lacrimanti, il corpo tremolante. Ma non mollano. L’ultimo peperoncino è un boccone ad occhi chiusi per entrambi, tra il battimani del pubblico divertito e con il fiato sospeso. Non è uno scherzo. Tutti i partecipanti hanno firmato una liberatoria che, in caso di malore, toglie ogni responsabilità agli organizzatori. Non è certo salutare questa abbuffata. Serena accenna un morso, ma poi si ferma. Stremata.

Abbiamo un vincitore. Bruno Terzetti, 34 anni, professione ingegnere. Racconta: “La bocca è come anestetizzata e il battito cardiaco accelerato. Quelli che ho gradito di più sono il numero tre e il numero sette, molto agrumato”. Non è finita. Il responsabile Alessandro, da buon toscano, con spirito goliardico fa assaggiare al vincitore un peperoncino fuori gara: il Trinidad Moruga Scorpion, circa 1.600.000 gradi Scoville. Un bel regalino. Il vero premio, però, è una bellissima pianta di peperoncino, varietà Fatalii Yellow. Ma Bruno assicura: “Non lo userò per cucinare”. A meno che non voglia vendicarsi di qualcuno.

Share

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.