Il digital marketing nel food&wine: primo ‘Cibiamoci tour’ a Perugia

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Nel centro storico del capoluogo umbro produttori e imprenditori a lezione di social media e strategie di marketing per imparare a promuovere la propria azienda sul web. Le video-interviste ai relatori.

di Emanuela De Pinto

Imprenditori del Food&Wine non ci si improvvisa. Serve conoscenza del mercato, fiuto per gli affari, senso dell’equilibrio tra costi e profitto e un pizzico di fortuna. Ma anche capacità di utilizzare gli strumenti del marketing, primo fra tutti il web. Per dare una spinta alla propria attività (e farsi conoscere da sempre nuovi potenziali clienti) è necessario masticare pillole quotidiane di digital marketing. Di questo si è parlato durante il primo ‘Cibiamoci Tour’ a Perugia, evento organizzato da Carlos Bellini e Matteo Bruni di WeSocial.it e ideato da Stiip, digital agency di Pistoia che offre servizi di web marketing alle aziende del settore Food. Nella sala di via Boncambi 17 nel centro storico del capoluogo umbro, il 28 febbraio scorso si sono dati appuntamento imprenditori, produttori e addetti della comunicazione per ascoltare chi, ogni giorno, impiega il proprio tempo nell’aiutare le imprese a crearsi uno spazio di visibilità sul web attraverso i vari canali social e non solo.

Pietro Fruzzetti, digital marketing strategist e co-founder e Ceo di Cibiamoci Festival (evento che si terrà a Pistoia il prossimo 16 maggio), ha aperto il pomeriggio parlando di come ‘fare branding’. Primo step è chiedersi cosa vogliamo comunicare e perché vogliamo essere on line. Il brand non è altro che un insieme di percezioni che i consumatori hanno di un’azienda, l’idea che il pubblico ha di quel determinato prodotto. Pertanto, è qualcosa che si costruisce fin dal primo messaggio postato sulla pagina aziendale di Facebook e si costruisce nel tempo. Il processo è lungo, ma i risultati arrivano. “Se si ha un brand, il tempo di acquisto si riduce – ha spiegato  Fruzzetti – ma dobbiamo prestare attenzione ad alcuni elementi fondamentali nella sua costruzione per renderlo stuzzicante: il marchio deve avere una mission (qualcosa che posso vedere con gli occhi a breve termine), una vision (la visione dell’azienda a lungo termine, che può anche cambiare nel tempo in base ai cambiamenti stessi del mercato), e precisi valori distintivi (puntare sull’esperienza, sulla passione, sulla tradizione, sull’innovazione, sul coraggio o altro ancora)”. Ma non basta. Prima di aprire una pagina Facebook chiediamoci quale sia il nostro target di riferimento: a chi vogliamo comunicare, quale tipologia di persone vogliamo raggiungere? Targettizzare in modo mirato è essenziale, eppure molto spesso gli imprenditori no sanno come impostare una sponsorizzazione Facebook: per età, interessi, posizione geografica e altro ancora. Focalizzare i propri clienti potenziali è il secondo passo dopo la creazione del brand.

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Il mondo del digital marketing è così ampio che spesso sfugge di mano. C’è il ristorante che lancia su Instagram foto su foto di piatti più o meno ben riusciti. C’è il produttore che fa 2-3 post al giorno su Facebook sulle cose più disparate: dalle condizioni meteo all’ultimo articolo letto su una qualche rivista che riguarda il suo settore. Serve sempre? Assolutamente no. “Trovate un vostro stile nel comunicare – ha sottolineato Carlos Bellini  di We Social – Fate in modo che le fotografie che postate sui social siano sempre vostre, sempre autentiche, anche quando imperfette. Così per i video, siamo inondati da video-ricette e presentazioni, ma anche i video sono uno strumento utile solo quando danno un valore aggiunto e unico al racconto del brand”.

Abbiamo aperto una pagina Facebook, abbiamo imparato a fare le sponsorizzazioni, abbiamo creato una buona fan base di contatti, cosa ne facciamo di tutto questo? Imparare a ‘leggere’ le informazioni dei canali social è essenziale: sapere interpretare correttamente i dati Insight di Facebook, facendo attenzione agli orari in cui si è più seguiti, programmando ad hoc i nostri post, tenendo d’occhio l’andamento di un post rispetto ad un altro, ci dice molto sulla strada che stiamo percorrendo. Ogni contatto è un potenziale cliente, ma cosa induce quel contatto alla condivisione dei nostri contenuti? Secondo Giada Cipolletta, digital strategist e co-founder di Simmat, la prima risposta sta nel desiderio di intrattenere, di divertire e divertirsi. Poi il desiderio di educare (pensiamo ai post sulla corretta alimentazione, sui produttori del biologico, sul cibo che fa bene). Al terzo posto c’è il desiderio di condividere qualcosa che riflette noi stessi e, ancora, quello di mostrare il proprio supporto a una causa”. “Ma – ha specificato Cipolletta – ogni nostro consumatore è anche un produttore della nostra immagine, ecco perché le recensioni sono importanti”.

Ogni azienda ha una sua storia da raccontare. Molto si è detto anche sullo storytelling, sul sapere scegliere quali contenuti utilizzare, magari non obbligatoriamente legati all’immagine del prodotto, quanto piuttosto ai valori che richiama. Durante il pomeriggio di formazione sono state mostrate campagne social come esempi più o meno riusciti di digital marketing. Non solo teoria, ma anche un’esercitazione pratica. A fine giornata, infatti, i presenti si sono divisi in gruppi ed hanno simulato una strategia di digital marketing partendo dal prodotto ‘limoni’. A decretare il team vincitore (simbolicamente), insieme a Carlos Bellini anche la redazione giornalistica di Saperefood.it, media partner dell’evento e primo giornale d’informazione agroalimentare in Umbria che, oltre ad occuparsi di notizie del settore in ambito nazionale, realizza storytelling e reportage raccontando il meglio delle aziende umbre del Food.  

Infine, il buffet offerto dagli sponsor Ferretti e Cantine Goretti. Una giornata per creare nuovi stimoli, spizzicare bocconi di comunicazione digitale e imparare a comprendere perché è bene affidarsi a professionisti del settore, o imparare ad esserlo in prima persona. Del resto, il successo di un’idea è davvero tale solo se condivisibile.

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