Share
Le allodole, un Sagrantino purosangue e la vigna segreta di Milziade Antano

Le allodole, un Sagrantino purosangue e la vigna segreta di Milziade Antano

Viaggio nella Fattoria Colleallodole, dove Francesco Antano produce vini di personalità estrema. Etichette che hanno un posto d’onore tra i produttori di Montefalco  

Info in breve:

Milziade Antano Fattoria Colleallodole

Via Colleallodole, 3 Bevagna (Pg) – 0742.361897; 335.8342207

Prezzo medio vini: Rossi €€€ – Bianchi €€ (da € a €€€€)

 

di Emanuela De Pinto

Ruvidezza e concretezza, ma anche grande eleganza e un’esuberante personalità. Senza tanti fronzoli. Ora, se questa descrizione sia più calzante per il vino o il suo produttore, non è facile a dirsi. L’uno è il riflesso dell’altro: la mano crea, il calice restituisce. Milziade Antano Fattoria Colleallodole, tra Bevagna e Montefalco. Una delle primissime aziende agricole che nel lontano 1978 ha scommesso sulla viticoltura. Oggi il Sagrantino che nasce qui è una chicca conosciuta negli Usa, in buona parte dell’Europa e anche in Giappone. Ma il percorso è stato lungo e faticoso.

Ce lo racconta il padrone di casa, Francesco Antano, che dal padre Milziade ha appreso tutto quello che c’era da imparare sul mestiere: ascoltando, osservando e lavorando la terra fin dall’età di 9 anni. I suoi 30 ettari di vigna sono le sue radici. Ci racconta gli esordi: nel ’78 c’era appena mezzo ettaro di vigna e il vino si vendeva solo sfuso. Dalle 50 bottiglie prodotte nel 1980 alle 100mila di adesso. E senza neanche un consulente enologo. Oggi produce sette etichette: Grechetto Igt, Bianco di Milziade Igt, Cerasolo Igt, Montefalco Rosso Doc, Montefalco Rosso Riserva Doc, Montefalco Sagrantino Docg, Montefalco Sagrantino Colleallodole Docg e Montefalco Sagrantino Passito Docg, che vedremo nei dettagli.

Il punto di svolta nel 2001, quando Francesco rimane solo a guidare la cantina e, dopo la perdita del padre, deve ricominciare da zero. “I clienti – confessa – conoscevano il vino di Milziade, non di Francesco, ho dovuto lavorare molto per superare il maestro”. L’iniezione di fiducia nel 2003, quando Robert Parker, famoso critico statunitense, scrive un’ottima recensione sul suo Sagrantino. “Da lì in poi è stata un’escalation, lavorando fino a tarda sera, senza domeniche. La soddisfazione non è solo nel guadagno, ma soprattutto negli apprezzamenti dei consumatori. Il mio vino, guide e riconoscimenti a parte, è premiato sul tavolo”.

Ed eccoli i gioielli di casa Milziade Antano. Due i bianchi: il Grechetto Igt dei Colli Martani, dalle note di nespola, limone e un tocco tropicale di ananas. Buon equilibrio tra acidità e grado alcolico. E il Bianco di Milziade Igt, blend di Chardonnay, Pinot Grigio e Trebbiano Spoletino, delicatamente sapido, con richiami di pera, pesca e scorza di cedro.

I rossi sono da ululato: lunghe macerazioni delle uve, fermentazione in acciaio solo con lieviti indigeni dell’uva, maturazione in botti di rovere. Il Montefalco Rosso Doc (70% Sangiovese, 15% Sagrantino e 15% Merlot ) è un rosso rubino di straordinaria delicatezza al palato. Un vino di ‘pronta beva’ rispetto al Sagrantino, con un affinamento di 24 mesi, di cui 12 in legno e 4-6 mesi in bottiglia. Il Montefalco Rosso Riserva Doc è tra i nostri preferiti (65% Sangiovese, 15% Sagrantino, 15% Merlot e 5% Cabernet Sauvignon), con il suo tannino raffinato. Qui l’affinamento arriva a 36 mesi, di cui 12-15 in legno e 4-6 mesi in bottiglia.

Due i Sagrantino prodotti, e qui Francesco Antano cala l’asso. Il Montefalco Sagrantino Docg è un Sagrantino tradizionale, ma per nulla scontato, dai riflessi violacei con note di ciliegie, prugne, cuoio e tabacco. Un sorso, e lo senti in bocca per almeno 15 minuti. Poi il top: Montefalco Sagrantino Colleallodole Docg. La vigna in questo caso, lo diciamo con rassegnazione, non l’abbiamo vista. Del resto, è un luogo segreto. In Francia lo chiamano Cru: quel fazzoletto di vigna dove, vuoi per le caratteristiche della terra, le esposizioni solari, i venti, o per la mano di Dio che se ne innamora e lo benedice silenziosamente, si producono vini di qualità ricercata, rara e superiore.

“La scoperta avvenne nel 1997. Io e mio padre vendemmiavamo ancora insieme – racconta Francesco – ed erano in produzione 30 ettolitri di Sagrantino, una vasca da 20 e una da 10. La vasca piccola fu una sorpresa. Mentre invecchiava, ci accorgemmo che l’uva raccolta in quel punto rilasciava aromi e profumi particolarissimi. E, in omaggio alle allodole che proprio sopra quella vigna migravano, decidemmo di chiamare questo vino Sagrantino Colleallodole”. Se non lo avete mai assaggiato, rimediate presto. Un vino ruvido che parla chiaro. Prepotentemente aristocratico. Da meditazione. Invecchiato, rivela tutta la sua spiritualità e al momento giusto – su consiglio dello stesso produttore, che va contro ciò che fino a ieri pensavamo di sapere sul Sagrantino – esprime il meglio soprattutto senza accompagnare pietanze o stuzzicherie.

Per capire la filosofia di questa azienda dobbiamo dire ancora un paio di cose: la genuinità di questi vini nasce in vigna, che deve essere lavorata secondo la massima naturalezza, niente trattamenti chimici. Perfino un grado di solforosa più basso rispetto al disciplinare biologico, cosa che per molti importatori è una follia. La risposta di Antano? “Prendere o lasciare. Questo è il mio vino”. Un Made in Italy autentico anche nelle botti di legno: tutte in rovere di Slavonia, ma lavorate in Italia con tostature quasi inesistenti, e tagliate con l’ascia e non con la sega, per avere una porosità aperta e ammorbidire i tannini, ma senza rilasciare aromi vanigliati. Infine, tappi in sughero personalizzati, con impresso il profilo di Francesco.

Tutti i vini possono essere degustati gratuitamente in azienda. Una generosità (considerando i prezzi di fascia medio-alta) che si equilibra perfettamente con la gelosia per la vigna. Al momento è in corso la costruzione della nuova cantina, che sarà pronta a dicembre. Per veri amanti del vino. “Negli ultimi tempi – conclude Francesco – noi italiani avevamo perso l’emozione di bere vino. Oggi riscopriamo la convivialità, la cerimonia, l’armonia di una buona bottiglia stappata in compagnia. E allora ci si può davvero innamorare del vino e del territorio che racconta”.

www.fattoriacolleallodole.it

(A cura di BrandPress)

Leave a Comment