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Le sfide del futuro per Umbria e Abruzzo: due regioni, una sola tradizione olivicola

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In occasione di Open Day Abruzzo esperti del settore olivicolo si sono incontrati a Penne (Pescara) per un confronto interregionale sulla produzione di olio extra vergine.

di Redazione

L’olivicoltura del Centro Italia, complice il clima continentale, deve la propria storia a un filo che lega tutte le regioni parte di questo territorio tra i più vocati al mondo per la coltivazione dell’olivo. Caso emblematico è quello di Umbria e Abruzzo, dove si producono oli extra vergine di eccellente qualità e si condividono frammenti di tradizione antica e contemporanea al tempo stesso.

olio abruzzoUn’affinità di cui si è parlato nei giorni scorsi a Penne, in provincia di Pescara, nel corso dell’Abruzzo Open Day Winter. Una manifestazione che ha dedicato la giornata di sabato 29 ottobre al dibattito sull’olio prodotto dalle aziende del Consorzio di Tutela dell’Olio Aprutino Pescarese, una delle tre Dop del territorio (le altre sono la Colli Teatine e la Pretuziano delle Colline Teramane) e che ha visto la partecipazione, oltre al presidente del Consorzio Aprutino Pescarese Dop Silvano Ferri, del sindaco di Penne Mario Semproni, del presidente Daq Olio d’oliva d’Abruzzo Sandro Marinelli, del responsabile Dmc Gran Sasso d’Italia L’Aquila e Terre Vestine Lorenzo Grazian, degli agronomi del settore olivicolo Luciano Pollastri e Angela Canale, dei giornalisti di settore Alberto Grimelli (Teatro Naturale) e Filippo Benedetti Valentini (Saperefood.it). 

Una tavola rotonda, preceduta da un focus sulla storia della città di Penne a cura del responsabile territoriale dell’associazione Italia Nostra Antonio Di Vincenzo, in cui si è tratteggiato un bilancio dell’attuale produzione di olio extra vergine nelle due regioni. Due territori olivicoli legati da tradizioni affini, frutto del passaggio dei monaci benedettini che nel Medioevo portarono la varietà abruzzese Dritta (una delle più caratteristiche degli oli pescaresi, insieme alla Leccino) a Giano dell’Umbria, dove è stata ribattezzata San Felice e oggi costituisce uno dei tasselli della Dop Umbria

OLIO NUOVO, L’UMBRIA HA IMPARATO A METTERE LA MOSCA ALL’ANGOLO

olio abruzzoMa cosa è successo nelle ultime annate in queste zone? Il versante Adriatico, così come l’entroterra umbro, sono state investite da inverni poco rigidi ed estati troppo poco calde, con temperature miti che hanno favorito l’attacco della mosca olearia. Aggressione alla quale, nonostante l’allarme degli esperti, non tutti i produttori sono corsi ai ripari, vedendo così diminuire sensibilmente la produzione. Una situazione di fronte alla quale, si è detto nel corso dell’incontro, è urgente investire sempre di più nella buona agricoltura – con l’ottimizzazione delle potature, l’impiego di tecnologie avanzate e dei trattamenti fitosanitari – e nella promozione del prodotto, per sostenere un settore strategico che non sempre riesce ad imporsi su un mercato spesso saturato da oli di bassa qualità industriale. Fronti sui quali molte aziende dell’Umbria, già da alcuni anni, hanno iniziato a lavorare con determinazione. Quelle dell’Abruzzo meno, pur riuscendo a mantenere alta la qualità.

Qualità che è sempre uno degli elementi caratterizzanti molte etichette abruzzesi, specie quelle dell’aprutino-pescarese, tra cui Frantoio Hermes e Goccia d’Oro rappresentano due veri punti di riferimento della produzione locale. Un’anima caratterizzata da uno straordinario patrimonio varietale di cui, tra oltre venti cultivar regionali, figurano in particolar modo Dritta, Toccolana e Leccino, con cui si producono degli extra vergine dal fruttato medio, di buon equilibrio nelle note amare e piccanti. Alle espressioni visive gialle dai riflessi verdi si accompagnano quelle olfattive di erba fresca, carciofo e mandorla verde.    

Con oltre 60mila aziende olivicole e circa 380 frantoi, l’Abruzzo copre oggi il 3,6% della produzione nazionale di olio extra vergine artigianale (in Umbria i frantoi sono 250). Un lavoro incessante che, in continua disputa con le avversità climatiche, ha portato questa regione ad tra le prime cinque dell’Italia olivicola.

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