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L’Italia è una gallina dalle uova d’oro. La ripresa del comparto

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Beef Connection’ – La rubrica di Assunta Susanna Bramante, Agronomo e Ph.D in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti. In Italia abbiamo quasi 15mila allevamenti e 40 milioni di galline, ma cosa scelgono i consumatori? L’analisi dei dati Ismea in questo articolo.

di Assunta Susanna Bramante*

Dopo aver analizzato e messo in evidenza le virtuosità del settore avicolo, il 2017 si con ferma un anno positivo anche per il comparto delle uova.

La produzione in Italia

L’Italia è più che autosufficiente per il proprio fabbisogno, grazie a oltre 40 milioni di galline, presenti in 14.400 allevamenti, che producono ogni anno circa 850.000 tonnellate di uova, di cui il 45% viene indirizzato all’industria alimentare. Dopo un 2016 che aveva visto un ridimensionamento dei prezzi e una riduzione della spesa complessiva, il 2017 si conclude con un accrescimento dei volumi del 1,3% e un incremento in termini di spesa complessiva del 4,8%.

Salute e sicurezza

L’aumento degli acquisti domestici di uova è dovuto oltre che ai prezzi bassi dell’annata precedente, anche alla minore offerta disponibile sui mercati, a seguito delle emergenze sanitarie e dei problemi legati alle norme sulla sicurezza alimentare, come l’aviaria e la presenza di fipronil, insetticida vietato e trovato in alcuni lotti di uova. Queste ‘emergenze’ sono state però gestite con rapidità ed efficienza sia dagli allevatori, che in molti casi si sono sottoposti volontariamente al sistema di controllo, sia dalla sicurezza sanitaria, che ha individuato ed isolato i primi focolai di aviaria con tempistiche talmente rapide da non aver permesso la diffusione del virus.

Cosa scelgono i consumatori

Oltre alla convenienza di prezzo, anche la comunicazione ha un ruolo determinante nell’influire sui consumi: nel 2016 infatti solo la metà dei consumatori ha fatto una scelta basata sulla tipologia di allevamento, se a terra o in gabbia, mentre il restante 50% dei consumatori non era in grado di specificare la provenienza delle uova acquistate. Può darsi che questa tendenza sia stata dovuta anche alla diffusione di una nuova idea di allevamento intensivo, grazie alla maggiore eticità conferitagli dall‘aumento delle dimensioni delle gabbie, cui gli allevatori italiani si sono dovuti adeguare dopo il 2012, a seguito della Direttiva CE 1999/74. Va detto che nel 2016 si è registrato un sostanziale ridimensionamento per le uova allevate a terra, che hanno segnato un -5,6% in termini di volume. Questo segmento merceologico rappresentava oltre il 31% delle uova acquistate e nel 2015 aveva segnato una performance decisamente positiva (+1,8%), mentre nel 2016 sono aumentati gli acquisti di uova di cui il consumatore ignorava l’allevamento di provenienza (+4,2%), evidenziando una minore attenzione dei consumatori su questo aspetto, che è ripreso invece a risalire nell’anno successivo.
Nel 2017, infatti, è aumentato nuovamente l’interesse per le produzioni considerate a più alto valore etico-salutare: le uova provenienti da allevamenti all’aperto pur rappresentando ancora solamente il 3%, hanno registrato incrementi del 31% rispetto al 2016. Le uova da allevamento a terra hanno incrementato i volumi del 19% e le certificate biologiche del 14%. Mentre per le uova provenienti da allevamenti in gabbie arricchite, che rappresentano ancora circa la metà dell’offerta al consumo, si è registrata una riduzione delle vendite del 10%.

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Dove vengono vendute

I canali di vendita preferenziali restano quelli della GDO (oltre il 57%), in particolare il 37% delle vendite nel 2017 sono avvenute nei supermercati con un incremento dei volumi del 4,5% rispetto al 2016. Aumenti si sono registrati anche negli ipermercati (+1,8%) con il 20% delle uova vendute, mentre hanno perso quote in volume i negozi tradizionali (-12%) e i discount (-0,8%), dove sono transitate il restante 30%.

Quanto costano

I prezzi delle uova hanno registrato nella fase finale del 2017 un notevole incremento, grazie all’aumento della qualità: presso la GDO si evidenzia infatti una netta separazione tra i prezzi del prodotto di “normo-qualità” e quello dei segmenti di elevato profilo qualitativo, con forbici molto ampie, che vanno dai 15 ai 50 centesimi a pezzo.

Quanto ne mangiamo in Italia

Ricordiamo che le uova sono tra i pochi prodotti ad avere un indice di penetrazione negli acquisti del 100%, cioè non esiste in Italia famiglia in cui non le si comperi almeno una volta all’anno. Basti pensare che il consumo italiano pro-capite è pari a 12,6 Kg, contro i 14,2 Kg dell’Europa intera: gli italiani infatti spesso le preferiscono alla carne e al pesce, per via del basso costo, dell’altissima versatilità in cucina e per il loro valore nutritivo, indubbiamente considerevole.

(Fonte Ismea)

*Assunta Susanna Bramante ha lavorato in Italia e all’estero come ricercatrice. Sostiene la Dieta Mediterranea e il mangiar bene. Collabora con Carni Sostenibili. Vive in Inghilterra e ha un blog: GenBioAgroNutrition. Per Saperefood scrive articoli divulgativi sulle scienze alimentari.

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