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Nuove regole per sughi e conserve: in etichetta l’origine del pomodoro

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Il Governo introduce in via sperimentale il nuovo sistema di etichettatura per i derivati del pomodoro, sulla scia delle norme già in vigore per pasta, riso e prodotti lattiero caseari.

di Redazione

Conserve, concentrati e sughi, mai più anonimato: l’origine dei pomodori finisce in etichetta. Con un decreto dei ministeri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico, adottato il 21 ottobre scorso, il Governo introduce in via sperimentale il nuovo sistema di etichettatura per i derivati del pomodoro, sulla scia delle norme già in vigore per pasta, riso e prodotti lattiero caseari.

Le novità introdotte dal decreto:

Il provvedimento si applica ai derivati come conserve e concentrati di pomodoro, ma anche ai prodotti tipo sughi e salse composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Tutte le confezioni di questi prodotti dovranno riportare in etichetta le seguenti diciture:

– Il paese di coltivazione del pomodoro;

– Il paese di trasformazione del pomodoro;

Se queste fasi avvengono in paesi differenti potranno essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: “Paesi UE”, “Paesi NON UE”, “Paesi UE e NON UE” (come avviene ora per l’olio extra vergine). Solo nel caso in cui tutte le fasi avvengano in Italia si potrà utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

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Informazioni ben visibili:

Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili. Il provvedimento, fa sapere il Ministero delle Politiche Agricole in una nota, prevede una fase di adeguamento per le aziende, che avranno la possibilità di conformarsi alle nuove regole smaltendo però le vecchie etichette e confezioni già prodotte. Il decreto, viene specificato, “decadrà in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati”.

Sughi pronti come la passata:

La nuova legge estende di fatto il principio della trasparenza ai derivati del pomodoro così come già fatto con un decreto del 2006 per la passata. Infatti, secondo la legge sull’etichetta della passata di pomodoro, che secondo la normativa italiana è solo quella ottenuta “per spremitura diretta del pomodoro fresco, sano e maturo”, deve essere indicata la zona di coltivazione dei pomodori, riportando l’area “effettiva” – ad esempio la Regione – oppure lo Stato. E, dunque, se si chiama passata di pomodoro 100% italiana, nessun dubbio sull’origine del prodotto.

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“Rafforziamo il lavoro fatto in tema di etichettatura in questi mesi – ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina -. Come ho ribadito al Commissario europeo Andriukaitis, crediamo che questa scelta vada estesa a livello europeo, garantendo la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011. Il tema della trasparenza delle informazioni al consumatore è un punto cruciale per il modello di sistema produttivo che vogliamo sostenere”.

Il decreto ha subito incassato il plauso delle associazioni di categoria. Per l’Anicav, l’associazione degli industriali del pomodoro, “L’indicazione di origine in etichetta completa il percorso già avviato dalle aziende in materia di trasparenza e sicurezza alimentare, rendendo obbligatorio ciò che volontariamente, nella quasi totalità dei casi, le imprese già fanno indicando sull’etichetta la provenienza italiana del pomodoro. Confidiamo che questo possa porre un argine alle speculazioni sterili e strumentali che la nostra industria ha subìto e continua a subire sulla leggenda del pomodoro cinese sulle tavole degli italiani, pur nella consapevolezza che sarà necessaria un’omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria con un intervento sul regolamento (UE) n. 1169/2011, evitando che la norma abbia un’efficacia limitata soltanto al territorio italiano, come sta già avvenendo per la passata di pomodoro”.

Per Coldiretti “l’obbligo dell’etichetta d’origine consentirà di valorizzare il prodotto italiano in una filiera, quella dei derivati, che rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’export Made in Italy, con le vendite all’estero che hanno superato nel 2016 il valore di 1,5 miliardi di euro. Nel settore del pomodoro da industria sono impegnati in Italia oltre 8mila imprenditori agricoli che coltivano su circa 72mila ettari, 120 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro ben 10mila persone, con un valore della produzione superiore ai 3,3 miliardi di euro”.

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