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Olio di palma: male assoluto o fobìa ingiustificata? Parla l’esperto

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Intervista alla dottoressa Elena Fattore dell’Istituto di Ricerche “Mario Negri” che ha condotto un importante studio sull’olio di palma

di Filippo Benedetti Valentini

Olio di Palma, al primo posto nella black list di gourmet, ‘foodies’ e eco-gastronomi. Largamente usato dalle industrie alimentari di tutto il mondo, è un grasso vegetale molto diffuso nelle preparazioni di prodotti da forno come pane in cassetta, crackers, biscotti, torte e merendine, ma anche creme dolci da spalmare. Tuttavia, di recente il suo impiego è finito sul banco degli imputati con l’accusa di fare male alla salute dei consumatori e dell’ecosistema. Secondo salutisti e ambientalisti, infatti, è dannoso sia per il suo contenuto di grassi saturi sia per lo sfruttamento dei terreni necessario alla coltivazione delle palme da cui viene ricavato (tra i maggiori produttori Malesia e Indonesia). Per capire se le cose stanno davvero così, vi proponiamo due articoli di approfondimento (leggi la seconda parte sui problemi ambientali della produzione). In questo, parliamo degli aspetti “salutistici” con la dottoressa Elena Fattore, ricercatrice dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, che sull’olio di palma ha condotto di recente uno studio scientifico pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.

Dottoressa Fattore, qual è stato lo scopo della sua ricerca?

Lo studio è stato condotto in due fasi. Nella prima abbiamo fatto una revisione della letteratura scientifica esistente sull’olio di palma, per valutare cosa è stato scoperto per provare la pericolosità dell’alimento. La seconda è invece una metanalisi clinico-statistica.

Cos’è emerso?

Abbiamo concluso che il motivo per cui l’olio di palma è considerato dannoso e tossico deriva dall’abbondanza di grassi saturi, associata a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Ne è composto per il 50% circa, mentre in genere gli altri oli vegetali sono più ricchi di grassi insaturi.

E dallo studio clinico-statistico cosa si è capito?

Questa fase della ricerca è stata più complessa. In breve, abbiamo raccolto dalla letteratura scientifica tutti gli studi controllati di intervento in cui veniva prima somministrata ad alcuni soggetti una dieta a base di olio di palma, poi sostituita di volta in volta con altri tipi grassi, sia saturi che monoinsaturi e polinsaturi.

Risultato?

E’ emerso che il profilo lipidico non suggeriva né un bilancio positivo né negativo perché, ad ogni sostituzione, alcuni  parametri peggioravano ma altri miglioravano. L’unica sostituzione che secondo noi doveva far ritenere un peggioramento della qualità alimentare era quella con gli acidi grassi transidrogenati. Dunque, abbiamo concluso che non vedevamo prova scientifica della negatività dell’olio di palma a livello nutrizionale.

Dunque l’olio di palma “fa male” oppure no?

Può essere dannoso quanto gli altri grassi, se assunto in quantità eccessive, perché comporta aumento di colesterolo. Ma non fa più male di altri grassi che sono nella nostra dieta, come il burro. Anche l’olio d’oliva contiene gli stessi acidi grassi, seppure in percentuali diverse. Occorre insomma fare attenzione nel dire che un olio è migliore di un altro. Non dimentichiamo che i grassi vegetali idrogenati vennero impiegati in sostituzione di quelli animali, perché si disse che erano dannosi, per scoprire poi che erano addirittura peggiori. Non bisognerebbe fare crociate ideologiche senza sufficienti evidenze scientifiche.

Secondo lei perché questa campagna contro l’olio di palma?

Sul piano internazionale non vedo altri interessi se non quelli commerciali. L’olio di palma ha un’altissima produttività rispetto agli altri oli, a livello di terra coltivata produce dalle 7 alle 10 volte in più rispetto ad altri prodotti. Quindi, probabilmente, non ha competitori sul mercato.

Per questo viene impiegato dall’industria?

Certamente la sua elevata produttività lo rende piuttosto economico. Ma non solo. Essendo ricco di grassi saturi è un olio solido a temperatura ambiente, dunque ha una particolare duttilità che si presta alle preparazioni industriali. Poi è praticamente insapore, quindi al contrario di altre fonti di grassi non altera il gusto dei prodotti trasformati.

Leggi anche l’articolo su quanto olio di palma importiamo in Italia

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