Olio di palma sostenibile: si può fare. Lo dice il WWF

olio di palma
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Intervista alla dottoressa Eva Alessi, responsabile area Sostenibilità di WWF Italia. L’associazione ambientalista internazionale sostiene la produzione ecocompatibile

di Filippo Benedetti Valentini

Olio di palma, capitolo secondo. Dopo l’approfondimento sugli aspetti “salutistici” (leggi la prima parte) vi proponiamo un’altra intervista per fare chiarezza su quelli legati alla tutela dell’ambiente. Molto usato dalle industrie alimentari di tutto il mondo nelle preparazioni di prodotti da forno, questo grasso è oggetto di una campagna di demonizzazione mossa da salutisti e ambientalisti. Sotto accusa il suo contenuto di grassi saturi e lo sfruttamento dei terreni necessario alla coltivazione delle palme da cui viene ricavato. Le colture intensive e sregolate nel Sud Est Asiatico, principale produttore, minacciano infatti l’intero ecosistema del pianeta. Ma sostituire l’olio di palma con altri grassi nella produzione alimentare sarebbe un danno ancora più grande, ecco perché la più  grande associazione ambientalista del mondo è convinta sia necessario produrre e impiegare olio di palma, purché in modo sostenibile. Ne parliamo con Eva Alessi, responsabile area Sostenibilità di WWF Italia.

Dottoressa Alessi, che impatto ha la produzione di olio di palma sull’ambiente?

Il problema è legato alla deforestazione. L’olio di palma acquistato in occidente proviene per l’85% da Indonesia e Malesia. In questi due paesi l’espansione della coltivazione di palma da olio è andata a discapito della foresta pluviale, uno degli ecosistemi più ricchi e preziosi del pianeta. E’ stato inoltre intaccato l’habitat di alcune specie in via d’estinzione, come l’orango, l’elefante e la tigre.

Le aziende utilizzano olio di palma perché è particolarmente indicato nella produzione industriale (vedi quali). Il problema della sostenibilità ne rende indispensabile la sostituzione con altri oli?

No. Il WWF, così come altre associazioni ambientaliste, non chiede la sostituzione dell’olio di palma con altri oli perché questo grasso, oltre ad avere delle caratteristiche eccezionali per la produzione alimentare, ha anche un altro vantaggio molto importante dal punto di vista dell’ambiente. La palma è circa nove volte più efficiente rispetto ad altre piante da cui si ricavano grassi vegetali. Se convertissimo l’utilizzo dell’olio di palma con altri oli, avremmo bisogno di ancora più terreni da coltivare. Insomma, la soluzione del problema non può passare attraverso la sostituzione, bensì per una produzione controllata e sostenibile.

Come si fa?

Oggi esiste una certificazione internazionale che garantisce una produzione sostenibile: è la “RSPO – Roundtable on Sustainable Palm Oil”. Una grande tavola rotonda alla quale partecipano molti stakeholder a livello internazionale, dai produttori alla società civile, passando per le associazioni ambientaliste. Lo scopo è l’adesione a criteri stringenti sotto il profilo ambientale, come il contenimento delle aree di suolo destinate alla coltiva zione della palma e l’utilizzo di terreni marginali o in abbandono, per evitare l’impatto sulle foreste. Anche l’utilizzo di acqua e pesticidi deve seguire regole rigorose. Insomma, una produzione controllata che impedisca danni all’ambiente ma anche alle popolazioni locali, per le quali questa produzione è un’importante fonte di ricchezza e sviluppo.

In che modo opera l’RSPO?

E’ un’associazione che promuove una certificazione internazionale e garantisce i controlli sulla filiera, grazie al coinvolgimento di terze parti indipendenti (per saperne ancora di più clicca qui). Le più grandi industrie del dolce italiane, ad esempio, fanno tutte parte dell’RSPO e sono dunque impegnate nell’uso di olio di palma nel rispetto dell’ambiente e dei consumatori.  

Insomma, c’è olio di palma e olio di palma.

Ad oggi solo il 20% è certificato RSPO. Il nostro obiettivo è  far aumentare nel più breve tempo possibile questa percentuale, coinvolgendo un numero sempre maggiore di aziende e industrie produttrici.

Cosa pensa della campagna contro l’uso di olio di palma?

In Italia il 18% di olio di palma importato finisce alle industrie del food, di cui l’11% va alle industrie del dolce. Il 36%, invece, è utilizzato dalle industrie di saponi e cosmesi. Dunque, concentrarsi solo sull’uso di questo grasso nel settore alimentare è un falso problema.

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