Olio d’oliva, l’anno che è stato e quello che sarà. Il punto sul mercato

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L’ultima analisi Ismea rivela segnali positivi per la ripresa del settore. I dettagli su prezzi, consumi e bilancia import-export

di Filippo Benedetti Valentini

Olio d’oliva, dinamiche e tendenze. Dopo la difficile campagna del 2014 se ne apre una nuova in un tendenziale clima di fiducia. Ordini in linea con le aspettative, scorte in magazzino a livelli fisiologici, ripresa dei consumi e crescita degli introiti. Questi gli elementi positivi che emergono dell’indagine di Ismea, Direzione Servizi per il Mercato, aggiornata al secondo trimestre dell’anno.

Sono molti gli elementi che influiscono sull’andamento generale di questo complesso mercato, andiamo quindi con ordine. Prima di tutto c’è grande attesa per ciò che avviene “sul campo”. Rispetto all’annata precedente, il 2015 si preannuncia migliore in tutto il Mediterraneo, complici il clima meno stressante ma, soprattutto, i più accurati interventi preventivi contro agenti patogeni che l’anno scorso erano stati tardivi o a volte inesistenti. Sembra, insomma, che gli agricoltori abbiano imparato la lezione (qui il vademecum dell’esperto per difendere le piante dai parassiti).

Prezzi sostenuti, bene soprattutto per le produzioni di alta qualità. A dettare legge sul mercato è la Spagna, il più grande produttore mondiale. Come rivela l’Istituto, le aziende iberiche stanno dando fondo alle corte che, però, risultano essere meno della metà di quelle dell’anno scorso. Aumentano così i listini in tutto il Mediterraneo (le quotazioni di luglio attestano l’extra iberico sui 3,76 euro al chilo, livelli mai così alti dal 2006). In particolare in Italia, dove il prezzo medio dell’extra vergine dei primi sette mesi del 2015 è cresciuto del 74%, a fronte di un +62% per la Spagna e +19% per la Grecia. Anche se, proprio nei mesi di giugno e luglio, c’è stata una contrazione che ha riportato i listini sotto la soglia dei 5,85 euro al litro (i prezzi sono da intendersi alla produzione). Andamenti che favoriscono in generale gli oli Dop e Igp, nello specifico le Dop Garda (+116%), Lametia (+103%) e Veneto (+111%). Decisamente sotto la media la Dop Umbria che ha molto sofferto della scarsità della produzione (+16%). Ad ogni modo, secondo l’indagine di Ismea, la fiducia dei produttori italiani è in crescita.

Import ed export, la bilancia. Secondo i dati Istat aggiornati ad aprile 2015, il volume delle importazioni è cresciuto del 10%. Questo perché la mancanza di prodotto interno ha indotto le aziende a rivolgersi all’estero: da gennaio ad aprile 2015 sono stati acquistate fuori dai confini nazionali quasi 250mila tonnellate di olio di oliva e sansa, per una spesa di oltre 740 milioni di euro: ben il 59% in più sullo stesso periodo del 2014. E tra i fornitori italiani scende la Spagna, mentre crescono notevolmente la Grecia e la Tunisia. E’ l’export, invece, a mostrare una decisa frenata dovuta sempre alle scarse disponibilità. Tra i paesi clienti viene sottolineato il risultato negativo delle esportazioni italiane alla volta di Canada e Stati Uniti, rispettivamente -41% e -12% (da evidenziare comunque che, a volumi nettamente inferiori rispetto al 2014, si affianca una decisa salita degli introiti del 15% sia per l’aumento dei prezzi di vendita sia per l’effetto cambio euro-dollaro). Al contrario, è boom di esportazioni in Spagna (+230%) e Arabia Saudita (+170%). Crescono anche Francia e Giappone (per maggiori dettagli consulta grafici e tabelle).

Infine, capitolo consumi. Il mercato interno dà segnali positivi quest’anno. Secondo le elaborazioni Ismea su dati Nielsen, nel primo semestre 2015 il saldo sugli gli acquisti di olio d’oliva nel complesso è aumentato dell’1,5%, un bilancio sostenuto soprattutto grazie alla crescita degli extra vergine (+2,8%). In netto calo invece i consumi di olio di semi e margarina. Insomma, i segnali di ripresa del settore ci sono. Ora, non resta che affidarsi al buon clima autunnale e, soprattutto, alle sempre maggiori capacità dei produttori.

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