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Pomodoro italiano, vola l’export grazie ai pelati

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Le conserve italiane si confermano grande motore dell’agroalimentare, nonostante il calo della produzione nazionale e i nodi da sciogliere tra coltivatori e trasformatori.

di Redazione

E’ il colore che rende unica e riconoscibile la cucina italiana nel mondo. Con un fatturato di circa 1,6 miliardi di euro, il pomodoro “da conserva” si conferma una delle carte vincenti dell’agroalimentare italiano. Merito dell’export che nel 2016 ha portato sui mercati internazionali oltre il 60% della produzione tricolore di pelati e passate.

pomodoro infograficaUn’ottima performance, nonostante il calo della produzione nazionale dovuta al maltempo dell’anno scorso e a un calo del 6% delle superfici coltivate. Stando ai dati di un’indagine condotta da Anicav, l’associazione delle industrie delle conserve, il prodotto più amato all’estero è il pomodoro pelato con quasi 1,3 milioni di tonnellate (+5,3%), anche se registra una riduzione in valore del 2,4% rispetto al 2015. La passata, invece, cresce in volume del 5,5% e mantiene stabile il valore.

POMODORO ITALIANO, INCERTEZZE E CONFLITTI NEL SETTORE

La Germania si conferma il primo Paese di destinazione delle esportazioni di derivati del pomodoro, con circa 400 mila tonnellate e una quota del 20%, per un valore di oltre 285 miliardi di euro. A seguire Regno Unito (15%), Francia (7,3%) e Stati Uniti (6%).

Sul fronte dei nuovi mercati, l’Asia rappresenta il continente più promettente grazie a un incremento delle vendite di pelati del 5,85%. Un ottimo risultato se si tiene conto che ad oggi la Cina è il terzo produttore mondiale di pomodoro. Discorso a parte merita l’Australia, Paese in cui le esportazioni italiane hanno subito un drastico calo (-5% in volume e -9% in valore) a causa delle politiche protezionistiche messe in campo per limitare il mercato dei pomodori italiani nel Paese. Nel corso del 2016, infatti, il governo di Canberra ha deciso di aumentare i dazi alle aziende italiane del pomodoro, accusandole di vendere prodotto sottocosto, favorendo così i produttori locali.

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