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Il “caso latte”: i falsi miti che corrono sul web

Il “caso latte”: i falsi miti che corrono sul web

Fa bene o fa male? Un approfondimento sul mare di opinioni contrastanti che si trovano in rete. Ecco come risponde il Cra, l’ente italiano di ricerca in agricoltura  

Latte sì, latte no. Due visioni opposte, chi dice che sia un insostituibile alleato per la salute e chi lo reputa causa di molte patologie umane. Due ragioni che non sentono ragioni, perché il dialogo è sempre più difficile ed esasperato. Abbiamo pensato di fare un’analisi del “caso latte”, sentendo medici nutrizionisti e ricercatori che hanno condotto studi specifici e che possono, con autorevolezza e credibilità, dire la loro. Cominciamo riportando un articolo a carattere scientifico tratto da “L’attendibile”, la rivista a cura di Assolatte. A scrivere è il professore Andrea Griselli, nutrizionista del Cra, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, che prende in considerazione alcuni tra i più comuni ‘miti’ che si possono trovare in rete semplicemente digitando la parola ‘latte’.

di Prof. Andrea Griselli – Nutrizionista Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura

griselliMITO: L’uomo è l’unico animale che beve latte dopo lo svezzamento, perché la natura vuole che dopo questa fase della vita si perda la capacità di digerire il lattosio. La persistenza della lattasi è frutto di una mutazione, quindi non naturale.

VERITA’:  Per l’uomo bere latte è un fatto naturalissimo, è la selezione naturale.

“L’evoluzione biologica è una proprietà inevitabile degli organismi viventi. La riproduzione porta a cambiamenti ed errori: le mutazioni. Le mutazioni vantaggiose sono relativamente poche e quelle utili che si sono manifestate in passato sono state fissate dalla selezione naturale e fanno parte di noi. Uno dei più grandi genetisti del mondo, Luca Cavalli Sforza, ha scritto: “un esempio importante di una mutazione vantaggiosa che si è presentata nel corso dell’evoluzione umana recente è la capacità di utilizzare il lattosio da adulti”. Quando l’uomo, partendo dall’Africa, ha invaso gli altri continenti, adattandosi alle differenti condizioni ambientali, la selezione naturale ha privilegiato chi aveva la pelle più chiara e la capacità di digerire il latte anche da adulto, così da approvvigionarsi di vitamina D e di calcio anche dove la radiazione solare è poco intensa. E se alcuni sostengono che non è vero, bere latte è infinitamente più naturale che bere una ‘naturalissima’ bevanda a base di soia o di riso. Costruita in laboratorio partendo da idrolisati proteici, vitamine aggiunte e un pizzico di additivi di vario tipo, per cercare di imitare quello che la natura ci mette a disposizione ogni giorno: il latte”.

MITO: Il latte umano ha una composizione diversa da quello vaccino. Ha una quantità inferiore di proteine perché il ritmo di crescita dell’essere umano è inferiore a quello di un vitellino.

VERITA’: Questa affermazione viene spesso utilizzata per rinforzare l’innaturalità di bere latte.

“La concentrazione delle proteine del latte di una specie è ovviamente in funzione del fabbisogno proteico dell’animale in accrescimento. Un vitello consuma una quantità di latte equivalente a circa il 10% del proprio peso, mentre la quantità raccomandata di latte per un uomo adulto è equivalente a circa 3 millesimi del proprio peso. Due ordini di grandezza in meno, quindi assolutamente irrilevante. Nessun alimento della nostra dieta ha una composizione simile a quella del latte materno”.

I VALORI NUTRIZIONALI DEL LATTE

MITO: Il latte è solo una delle fonti di calcio della dieta. Non ci sono studi che dimostrino che adeguate assunzioni di calcio tramite il latte siano importanti per la salute delle ossa.

VERITA’: Il latte e i suoi derivati non sono l’unica fonte di calcio della dieta, ma in essi sono presenti le condizioni ottimali per il suo assorbimento.

“Gli studi che certificano il ruolo del latte per la salute delle ossa sono innumerevoli. E basta dare un’occhiata ai numeri precedenti de L’attendibile per trovare le referenze bibliografiche che attribuiscono ai latticini un ruolo privilegiato nell’assicurare il corretto apporto di calcio, sia in termini di assorbimento, che di costo calorico, che di prezzo, che di salute dell’osso. Nella dieta degli italiani ad esempio, che sono al di sotto dei livelli necessari alla copertura del fabbisogno di calcio, i latticini forniscono più del 50% dell’apporto. Proviamo solo a immaginare la difficoltà nel reperire sufficiente calcio da altre fonti”.

MITO: Il latte veicola grassi animali, che sono un fattore favorente tutte le patologie cardiovascolari.

VERITA’: Il consumo di latte e latticini ha un effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari.

“In primo luogo i grassi animali non sono affatto un fattore favorente le patologie cardiovascolari, caso mai è un loro eccesso a essere dannoso. Ma tanto meno i grassi del latte, come dimostrano recenti meta-analisi nelle quali risulta chiaro che non solo il consumo di latticini non è associato a rischio cardiovascolare, ma anzi, è associato ad una protezione cardiovascolare. Ma anche ipertensione e diabete, patologie a sé stanti, ma concorrenti al danno cardiovascolare, risentono favorevolmente del consumo di latticini”.

MITO: Bevendo il latte vaccino si ingeriscono anche sostanze inquinanti presenti nei mangimi e sostanze somministrate agli animali, per evitare le infezioni mammarie provocate dalla produzione di decine di litri di latte al giorno.

VERITA’: Latte, yogurt, formaggi e burro sono costantemente controllati e assolutamente sicuri. Erbicidi e pesticidi devono essere usati in precise quantità e lontano dalla raccolta dei foraggi. Il latte degli animali sottoposti a terapie farmacologiche non può entrare nel circuito alimentare.

“Un buon latte non può certo prescindere dallo stato di salute della vacca e, come  per gli esseri umani, anche l’animale ha bisogno di un’alimentazione corretta e bilanciata. Che sia granella di mais o fieno, entrambi provengono da terreni trattati con fitofarmaci autorizzati e nei limiti previsti dalla normativa comunitaria. I residui, inoltre, vengono verificati prima che il foraggio sia destinato all’alimentazione. Anche gli animali possono ammalarsi. In questo caso le terapie a cui sono sottoposti vengono riportate dal veterinario aziendale su uno specifico registro e si deve rispettare un periodo di sospensione prima che l’animale possa essere reintrodotto nel ciclo produttivo. Senza dimenticare che la presenza di un antibiotico nel latte farebbe fallire il processo di caseificazione”.

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MITO: Il consumo di latte aumenta il rischio di tumore della prostata e dell’ovaio.

VERITA’: Il consumo di latte non aumenta il rischio di tumori di nessun tipo.

“Il rapporto del World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research, che è il più aggiornato e completo documento di consenso della comunità scientifica mondiale su alimentazione e rischio di cancro, non evidenzia alcun legame tra consumo di prodotti lattiero-caseari e cancro dell’ovaio. Più in generale, secondo il rapporto, non esiste nessuna evidenza convincente di associazione tra latticini e cancro, ma solamente alcune probabilità. Il Panel di esperti afferma, infatti, che i prodotti lattiero-caseari ‘probabilmente’ esercitano un effetto protettivo nel cancro del colon e che, altrettanto probabilmente, una dieta troppo ricca di calcio (oltre 1500 mg al giorno, pari ad un consumo di 1,25 litri di latte al giorno) sarebbe associata ad aumentato rischio di cancro della prostata. Quindi un probabile (non certo) rischio di cancro alla prostata è descritto solamente per consumi di latte superiori a un litro al giorno, mentre nessun rischio è descritto per i consumi raccomandati di 2-3 porzioni al giorno. A questi livelli c’è invece una probabile protezione. Quindi non solo il latte non risulta coinvolto nel rischio del cancro dell’ovaio, ma è coinvolto nella protezione del cancro del colon, cancro che dopo quello della mammella, è il secondo in Europa in quanto a incidenza. Non è quindi corretto attribuire al latte un certo rischio di cancro, non considerando l’azione esercitata nella protezione”.

MITO: In età infantile il consumo di latte favorisce le allergie e le infezioni respiratorie nei bambini che non lo consumano.

VERITA’: L’allergia al latte è una delle più frequenti in età infantile, ma tende a recedere nei primi anni d’età per diventare una delle allergie meno frequenti nell’adulto (0,3%). Nell’adulto sono più frequenti altre allergie, come quella alle arachidi (0.6%) o alla frutta secca in guscio (0.5%). Inoltre, non ci sono vantaggi a lungo termine nel non consumare prodotti lattiero caseari, ma ci sono documentati svantaggi. La rinuncia al consumo di latte per una presunta intolleranza al lattosio, ad esempio, si può tradurre in un maggiore rischio di ipertensione e diabete in età adulta, ma la rinuncia può comportare un rischio maggiore di guadagnare peso, di ammalarsi di cancro del colon, di sindrome metabolica o anche di malattie cardiovascolari. Non è poco.

MITO: I bambini non hanno bisogno di latte vaccino e dovrebbero crescere con il latte materno il più a lungo possibile. Dopo lo svezzamento ci sono molte fonti di calcio alternative al latte.

VERITA’: E’ riconosciuto che i bambini debbano crescere con il latte materno finché per la madre sia possibile produrlo.

“Nei primi periodi dello svezzamento è opportuno utilizzare i latti di proseguimento e successivamente non esagerare con i consumi di latte vaccino. Dopo il primo anno d’età il latte vaccino diventa un’importante fonte di calcio, ricordando di porre particolare attenzione ad un eccessivo quantitativo di proteine animali, soprattutto se da latte, fino al secondo anno di vita. Certamente il latte non è l’unico alimento che contenga calcio, tuttavia, è tra gli alimenti più convenienti sia in termini calorici che in termini di prezzo. Sono molto pochi gli alimenti in grado di fornire un calcio migliore di quello del latte. L’assorbimento di calcio è migliore nei prodotti animali, rispetto a molti prodotti vegetali. Per ottenere lo stesso assorbimento, una bevanda vegetale dovrebbe avere un contenuto di calcio quasi doppio.

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