Cantine Aliani: la vigna, un castello e il sogno di un contadino ‘illuminato’

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Grazie alla visione del padre Antonio, oggi i fratelli Aliani producono vini di alta qualità. E nei calici c’è tutto il sapore della storia, riportata alla gloria di un tempo

di Emanuela De Pinto

Un viaggio, un segnale stradale, un castello. Ad Antonio Aliani, partito dalla Puglia, bastò uno sguardo per innamorarsi di questo fazzoletto di Umbria. Località Ramazzano-Le Pulci (Pg), 226 ettari carezzati dal sole, buona terra, e un antico maniero che si ergeva fiero tra i Colli Altotiberini. Fu una visione folgorante, che non gli lasciò altra scelta se non quella di acquistare l’intera proprietà, con annesso l’imponente Castello di Ramazzano, edificato nel XII secolo. Era il 14 ottobre 1999, l’inizio di un’avventura che ha legato indissolubilmente il nome della famiglia Aliani all’Umbria. Qui, dal 2007, nascono i grandi vini delle Cantine Aliani.

“La nostra famiglia – racconta Angela Aliani, la più grande di tre fratelli – ha sempre prodotto grano e cereali in Puglia, ma quel viaggio in Umbria toccò l’anima di mio padre. Di ritorno dalla Toscana, volle fermarsi ad Assisi per omaggiare San Francesco. Poi vide le indicazioni per Perugia, le seguì, e s’innamorò di queste dolci colline”. Da quel giorno Antonio Aliani, con caparbietà e lungimiranza, ha segnato la strada dei suoi figli. “Il suo grande sogno era recuperare questo Castello e fondare qui un’altra azienda agricola, e quando nel 2005 ci ha lasciati, abbiamo voluto realizzarlo”, dice Angela. Lavorando sui terreni e sul restauro del Castello. Per i fratelli Aliani, sempre in viaggio tra Puglia e Umbria, sono stati anni di impegno e sacrificio. Oggi, la sfida è vinta. Sorseggiare un calice di vino nel Castello di Ramazzano, sotto volte splendidamente affrescate, è come assaggiare la storia vissuta tra queste mura. Gusto e arte si fondono.

Ecco perché i fratelli Aliani hanno scelto di dare ai loro vini un nome di respiro storico. Due i bianchi. “Non Otium”, Igt dell’Umbria (Trebbiano 60%, Chardonnay 40%), brioso, agrumato, profumi di erbe aromatiche. Indicato per l’aperitivo o con il sushi. Il nome è da ricercare in un affresco del 1500 dei monaci benedettini, sopra il camino della grande sala, che invita a “lavorare e non oziare”. “Silentium”, bianco Doc Colli Altotiberini (Trebbiano 50%, Grechetto 30%, Chardonnay 20%), dai riflessi dorati, profumi di pera e mela, con un nome che evoca la quiete sacra di queste colline.

Poi ci sono i due rossi. “Leone XIII”, Igt dell’Umbria, (Sangiovese 40%, Cabernet sauvignon 20%, Cabernet franc 20%, Merlot 20%), dai marcati sentori di legno e liquirizia. Un vino chiamato così in onore del Papa autore dell’enciclica ‘De Rerum Novarum’. Il Castello, infatti, a metà ‘800 fu venduto a Camillo Pecci, nipote del pontefice, padre della dottrina sociale della chiesa. “Castrum Ramaçani”, rosso Doc, (Sangiovese 60%, Cabernet 20%, Merlot 20%), con richiami di fiori e frutti rossi. Ottimo per arrosti e brasati. Una chicca pugliese: provate ad aggiungerne un cucchiaio nei tortellini con il brodo di carne. Chiamato ‘Castrum’ perché tale è il nome che nel 1258 si dà al Castello di Ramazzano negli elenchi delle fortezze perugine. Ultimo nato in casa Aliani (primo anno di produzione) è il “Castello di Ramazzano Rosè”, rosato a base Sangiovese, di tradizione spiccatamente pugliese.

Degli oltre 200 ettari di terra, solo 12 sono coltivati a vigneto. “Vogliamo fare un passo alla volta, lavorando sulla qualità”, spiega Angela. Nonostante la giovinezza dell’azienda, diversi premi hanno dato alle Cantine Aliani una forte spinta verso l’export: il “Silentium”, ad esempio, nel 2011 ha ottenuto la medaglia d’argento al concorso mondiale di Bruxelles. “Siamo molto apprezzati in Germania e Inghilterra”, racconta Vincenzo Aliani, il fratello più giovane, l’unico che vive in Umbria, e che nel 1998 accompagnò il padre in quel viaggio rivelatore. “Prediligono i vini rossi con una certa gradazione alcolica. Anche negli Usa, nonostante una moneta penalizzante, vendiamo bene”. Quando gli si chiede quanto c’è di suo padre in questo vino, in questa terra, in queste mura, quasi si commuove. “Tutto, – risponde – lavorare senza mai fermarsi è il suo insegnamento”.

Se oggi questo splendido maniero è tornato a nuova vita, con la sua corte, i suoi camini, le sue sale affrescate, dove la vigna si scorge dalle finestre come in una cartolina e un risveglio qui ci fa sentire parte della storia, se questo è ancora possibile è grazie alla famiglia Aliani. Si può festeggiare al Castello di Ramazzano un matrimonio romantico, una laurea, ogni evento di grande effetto scenico, o semplicemente alloggiare qui per godersi la pace della campagna e il buon vino.

“Non è stata solo una sfida aziendale, ma un dovere che sentivamo di compiere per dare a questa fortezza almeno altri mille anni di storia”, dicono Angela e Vincenzo. Un Castello prima ridotto a un rudere, memoria di antichità umbre (e italiane) che solo il cuore di un contadino ‘illuminato’, venuto da altre terre, ha saputo restituire alla gloria di questi luoghi. Qui, la nobiltà è un dono di natura.

www.cantinealiani.com

(A cura di BrandPress)

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No Comments

  1. Valentina e Claudio says

    Grazie a Saperefood ci siamo incuriositi ed abbiamo conosciuto un rosso a dir poco ottimo, il Leone Xlll! Non vediamo l ‘ora di degustare i bianchi.

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