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Credito al settore agroalimentare: le banche aprono i rubinetti

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Finanziamenti a più 1,2% nel 2014, basso l'indice di sofferenza delle imprese agricole rispetto agli altri settori. Tutti i dati nell'ultimo numero di AgrOsserva

di Redazione

Il settore agricolo piace alle banche. In controtendenza rispetto al continuo calo dei finanziamenti nei vari settori produttivi, nel primo trimestre del 2014 l'agricoltura ha ottenuto più credito rispetto a un anno fa.

Lo rileva l'Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) sulla base dei dati della Banca d'Italia segnalando che, tra gennaio e marzo di quest'anno, il credito al settore primario ha segnato una crescita dell'1,2% rispetto allo stesso periodo del 2013. Anche su base trimestrale il confronto è positivo: in questo caso l'aumento è stato dello 0,7%. Al contrario, rispetto ai primi tre mesi del 2013 lo stock del credito in generale si è ridotto del 2,7%, mentre il confronto con il precedente trimestre indica un incremento dell'1,9%.

Non è solo l'agricoltura – spiega ancora l'Ismea – ma un po' tutto il settore agroalimentare a beneficiare di una maggiore apertura del sistema creditizio. L'industria alimentare, nel trimestre analizzato, non ha aumentato la consistenza come rilevato per le imprese agricole, ma ha mantenuto se non altro lo stock di finanziamenti dell'anno scorso, riuscendo a incrementarlo del 3% rispetto al precedente trimestre.

L'agricoltura – prosegue l'analisi – si distingue anche per un più basso indice di sofferenza rispetto ad altri settori. I dati più aggiornati dimostrano che, nelle campagne, le imprese che non riescono a fare fronte ai debiti (si parla tecnicamente di tasso di decadimento) sono lo 0,4% del totale, contro lo 0,7% rilevato per la totalità dei settori economici.

I dati presentati dall'Istituto sono contenuti nell'ultimo numero di AgrOsserva, il trimestrale Ismea-Unioncamere di analisi e previsioni sulla filiera agroalimentare. Il rapporto è gratuito e scaricabile in versione integrale dai siti web: ismea.it e unioncamere.gov.it.

Scarica qui il rapporto
 

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