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Cresce ancora il biologico in Italia: sempre più maiali e polli certificati

Redazione Saperefood.it 1 settembre 2015 Primo Piano
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Anticipo dei dati nazionali Sinab: aumentano ancora i produttori bio. La presidente Aiab Umbria: "La nostra regione non riesce a soddisfare la domanda dei consumatori"

di Emanuela De Pinto

La tavola italiana è sempre più biologica. Arrivano le anticipazioni del Sinab, il Sistema d’Informazione nazionale sull’agricoltura biologica (www.sinab.it) per l’anno 2014. Dalla prima analisi dei dati, forniti al Ministero  delle Politiche agricole alimentari  e  forestali , dagli  Organismi  di  Controllo  operanti  in  Italia  nel  settore dell’agricoltura biologica e dalle Amministrazioni regionali, risulta che  in Italia  gli  operatori  certificati  sono  55.433. Di cui  42.546 produttori esclusivi,  6.104 preparatori  esclusivi  (comprese  le  aziende  che  effettuano  attività  di  vendita  al  dettaglio), 6.524  che  effettuano  sia  attività  di  produzione  che  di  preparazione, 259 operatori  che effettuano attività di importazione.

Buone notizie, rispetto  ai  dati del 2013. Si  rileva, infatti,  un  aumento  complessivo  del  numero  di  operatori del 5,8%. La superficie coltivata secondo il metodo biologico in Italia risulta pari a 1.387.912 ettari, con un segno più rispetto all’anno precedente del 5,4 %.

In  percentuale  sul  totale  della  superficie  coltivata  in  Italia,  il  biologico  arriva  quindi  ad interessare  il  10,8% dei terreni coltivati, dato  che  cresce,  rispetto  allo  scorso  anno, quasi di un punto percentuale. I principali orientamenti produttivi sono i pascoli, il foraggio e i cereali. Segue, in ordine di estensione, la superficie investita ad olivicoltura.

Anche  per  le  produzioni  animali,  distinte  sulla  base  delle  principali specie  allevate,  i  dati evidenziano  rispetto  allo  scorso  anno  un  aumento  consistente,  in  particolare per suini (+15,2%) e pollame (+13,9%); leggera flessione soltanto per bovini ed equini.

Consumi di prodotti biologici nel 2014

Relativamente ai consumi, il mercato italiano del bio continua a crescere, confermando la dinamica positiva in atto ormai dal 2005. I dati Panel Famiglie Ismea-Nielsen rivelano che gli acquisti domestici di prodotti biologici confezionati  (peso  fisso)  nella  distribuzione  moderna  (iper  e  supermercati,  discount  e libero  servizio)  sono  cresciuti  in  valore  dell’11%  nel  2014,  un  risultato  in  netta controtendenza rispetto al – 0,2% dell’agroalimentare nel suo complesso.

Tale  dinamica  dipende  anche  da  una  crescita  dell’offerta  a  scaffale,  con  il  numero  di referenze che lo scorso anno ha registrato un incremento del 14%. L’evoluzione  delle  vendite  bio  nel  2014  è  dipesa  principalmente  dai  forti  aumenti  fatti registrare  dai  derivati  dei  cereali  (+18,9%)  e  dagli  ortaggi  (+14,3%),  soprattutto trasformati. Più contenuti gli incrementi per uova (+4,6%), lattiero caseari (+4,1%) e frutta (+1,4%), con il fresco però in contrazione.

Tra i principali prodotti bio, si segnala il forte incremento rispetto al 2013 degli acquisti di pasta (+21%), con risultati altrettanto soddisfacenti (+8% circa in entrambi i casi), per oli di oliva extravergini e yogurt. Più contenuto (+5%) l’aumento per i succhi di frutta e per il latte fresco (+1,7%), cui si è contrapposto nello stesso segmento un calo del 5,2% per la lunga conservazione.

I consumi di prodotti bio confezionati restano concentrati su poche categorie: le prime tre (derivati dei cereali, ortofrutta fresca e trasformata, lattiero-caseari) coprono circa il 70% della spesa complessiva sostenuta dalle famiglie italiane presso la Gdo. Le  prospettive  restano  orientate  a  un’ulteriore  crescita  nel  2015,  con  un  probabile rafforzamento  della  tendenza  (nel  primo  semestre  si  stima  un  15-20%  di  aumento  già acquisito rispetto allo stesso periodo del 2014), anche in considerazione di un tendenziale miglioramento  del  quadro  economico  generale  e  di  un  graduale  recupero  del  potere d’acquisto delle famiglie.

Se i dati nazionali riportano un quadro piuttosto roseo, non si può dire altrettanto dell’Umbria, dove da diversi anni si registra una controtendenza. Nel 2013 si contavano 1.203 produttori certificati: erano 1.215 nel 2012 e ben 1.318 nel 2011). Non abbiamo ancora dati del 2014 che riguardano la nostra regione: potrebbe darsi, quindi, che questa tendenza negativa abbia trovato una battuta d’arresto. Per saperlo, dovremo aspettare la pubblicazione dei dati completi Sinab. Per il momento, però, conferma questo trend anche la presidente Aiab Umbria, Anne Marjatta Heliste.  

“In Umbria aumentano i consumi dei prodotti biologici, ma confermo che sulla produzione siamo un po’ indietro rispetto ad altre regioni d’Italia. L’offerta e domanda spesso non trovano un punto d’incontro. Attraverso il nostro gruppo di acquisto Godo, possiamo notare che la produzione umbra non riesce a stare dietro alla domanda. La maggior parte dei nostri soci consumatori richiedono prodotti freschi, come frutta e verdura, formaggi e legumi. Sulla carne, ad esempio, cresce la domanda di insaccati biologici e, nonostante una grande tradizione di lavorazione della carne in Umbria, non si trovano insaccati biologici. C’è richiesta, ma non troviamo produttori”. Una situazione che aumenta l’importazione di prodotti bio di altre regioni, che non aiuta a far crescere l’economia di casa propria.  

“I gruppi di acquisto sono comunque in aumento, ne nascono sempre di nuovi. La nostra sezione Pro-bio – racconta la presidente Heliste –  che racchiude solo i produttori del biologico in Umbria, ha in progetto l’apertura di un negozio per i prodotti bio regionali”. Spesso a scoraggiare l’imprenditore agricolo c’è una burocrazia esasperante. “I passaggi sono diversi – spiega ancora la Heliste – Per prima cosa occorre fare la conversione dei terreni coltivati, da agricoltura integrata o tradizionale a quella biologica, entro un tempo che di norma è di due anni. Dopo può partire la certificazione biologica, attraverso i vari controlli effettuati da appositi organismi, in Italia ce ne sono ben 16, i quali procedono a 2 controlli annuali di base, ai quali si aggiungono  una serie di altre ispezioni dalla Regione, la Asl, il Comune, i Nas. I costi della certificazione dipendono dalle dimensioni aziendali, dal tipo di coltivazione o allevamento, e dal fatto di provvedere o meno alla trasformazione del prodotto”.

Ad oggi, l’Aiab Umbria conta circa 400 associati, ed è ancora in corso la campagna tesseramento. Oltre ai produttori, fanno parte degli associati consumatori e tecnici. “Solo così  – conclude la presidente Anne Marjatta Heliste – si crea una rete di promozione sociale forte ed efficiente”.   

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