I pescatori del Lago Trasimeno: persico, tinca e anguilla risollevano l’economia del territorio

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Intervista ad Aurelio Cocchini, presidente della Cooperativa. “Da 20 a 47 pescatori in appena 5 anni”. Ecco come il lago è tornato ad essere una risorsa sostenibile e remunerativa

di Emanuela De Pinto

lago trasimenoIl Lago Trasimeno pullula di vita. Una risorsa idrica, ambientale, turistica, economica e culturale che negli ultimi anni sta mostrando, come mai in passato, tutto il suo potenziale. Negli ultimi giorni ancora un’altra operazione di ripopolamento: l’Ufficio gestione fauna ittica della Provincia di Perugia ha provveduto alla semina di carpe e tinche prodotte nel corso dell’anno dal Centro ittiogenico di Sant’Arcangelo. Una parte di pesce è stato immesso nel bacino lacustre, un’altra è stata invece rilasciata nello specchio d’acqua antistante San Feliciano. Ma può un lago come il Trasimeno, con i suoi 126km quadrati che ne fanno il lago più esteso dell’Italia peninsulare (il quarto per dimensione dopo il Lago di Como), risollevare le sorti di un intero bacino economico nel territorio circostante? La risposta è sì.

Ne è convinto Aurelio Cocchini, presidente della Cooperativa Pescatori del Trasimeno: nata nel 1928 è una delle cooperative più antiche d’Italia, creata con lo scopo di tutelare i pescatori e collocare il pescato sul mercato nel migliore modo possibile. “Quando è nata la cooperativa – racconta Cocchini – la pesca del lago era la prima economia del territorio del Trasimeno, negli anni ’50 chi faceva questo mestiere viveva bene. Poi l’attività di pescatore è andata calando con l’avvento di nuovi mestieri concettuali, forse meno impegnativi e meno faticosi. Ci sono stati anni in cui la crisi idrica (lo stato di salute del Lago Trasimeno) e quindi del pescato, ha portato la pesca nel Trasimeno al minimo storico: eravamo appena 20 pescatori”.

Ma se la crisi economica arrivata nel 2008 ha tranciato le gambe ad altri comparti dell’economia territoriale, è stata quasi una medicina per il settore pesca in Umbria. Cosa è accaduto? “Negli ultimi cinque anni le cose sono radicalmente cambiate. Dai 20 pescatori di prima, oggi siamo arrivati a 47. Molti sono giovani che trovando le porte chiuse in altri settori per via della crisi occupazionale, hanno deciso di intraprendere questo mestiere. Con impegno e sacrificio. Al contempo, – racconta ancora Cocchini – la Cooperativa Pescatori del Trasimeno ha riorganizzato totalmente il suo assetto amministrativo circa 3 anni fa, arrivando a contare oggi 20 dipendenti. Molti dei quali sono giovani che si occupano del marketing e della comunicazione, abbiamo anche i nostri canali sui social network per presentare ai consumatori tutte le notizie sul pescato del giorno e sulle offerte speciali. Siamo tornati ad essere la prima economia del territorio”.

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Detto così, sembrerebbe piuttosto semplice. Se un giovane uomo, in piena maturità e nel pieno delle sue forze fisiche, non riesce a trovare lavoro può sempre fare il pescatore. In realtà, non è così facile. “Fare questo lavoro – dice il presidente della Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno, Aurelio Cocchini – è una scelta che ha prospettiva di guadagno, certamente. Ma chi si propone di intraprendere questo mestiere deve sapere che si rischia la vita ogni giorno. Ecco perché in programma nella Cooperativa c’è la progettazione di corsi di formazione per conoscere il lago, saperlo “leggere”, capire le dinamiche della vita del pesce. Tutte conoscenze che una volta si tramandavano da padre in figlio, ma che oggi sono un bagaglio di pochi e che, quindi, dobbiamo sapere coltivare e trasmettere alle nuove generazioni di pescatori”.

Ma quali pesci popolano il Lago Trasimeno? Persico reale, tinca, anguilla, carpa, gamberi di lago, il latterino e il carassio, “con cui – sottolinea Cocchini – facciamo un filetto che riduciamo in polpa per creare i nostri fish burger, che poi vengono serviti in moltissime mense scolastiche del territorio. E questo ci rende orgogliosi”. Vietata la pesca del luccio, a rischio estinzione. La Cooperativa dei pescatori del Trasimeno lavora sul modello di filiera corta: tutto il pescato viene trasformato nel laboratorio interno, rigorosamente a norma CEE e il pesce pescato poche ore prima è pronto ad essere mangiato, con tutte le garanzie del caso.

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Non solo pesca per nutrirsi, con gusto e in modo sano. Il lago Trasimeno è anche, e sempre di più, una risorsa turistica. Anche in questo caso la Cooperativa dei Pescatori ha avuto occhio lungo e si è adeguata alle richieste di mercato. “Stiamo cercando di progettare un discorso futuro sapendo bene che, comunque, la pesca di cattura ha alti e bassi. Quindi abbiamo pensato alla pesca-turismo: offriamo ai turisti la possibilità di fare un giro in barca con noi per fargli vivere l’esperienza del vero pescatore per un giorno. In estate, poi, c’è l’aperipesca: al tramonto dopo la giornata di dimostrazione di pesca professionale, ci si può godere un aperitivo in barca”.

Cosa c’è nel futuro prossimo? “Abbiamo l’ambizione di diventare un punto di riferimento – conclude il presidente dei Pescatori del Trasimeno – anche se per farlo vorremmo più consapevolezza degli abitanti dell’Umbria, e di Perugia in particolare, che il lago e la pesca esistono e possono essere un pilastro importante dell’economia regionale. Un tempo – conclude – il lago Trasimeno era il mare di Perugia. Dobbiamo tornare ad essere coscienti di questa ricchezza”.

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