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In Umbria laurearsi in Agraria conviene

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Indagine di Almalaurea sui laureati nel 2013 a Perugia. A un anno dal titolo lavorano 7 su 10, e in modo stabile. Anche se lo stipendio è ancora una nota dolente

di Emanuela De Pinto

Avere la giusta laurea in tasca fa la differenza. Ma l’asso nella manica, spesso, è l’Ateneo scelto. Ecco perché, secondo le ultime indagini di Almalaurea (marzo 2014), i laureati alla Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia e Terni rappresentano per molti versi un’isola felice rispetto a tante altre regioni d’Italia. Solo un neo: lo stipendio. Abbiamo visionato i dati sulla condizione occupazionale dei giovani laureati in Agraria nel 2013 in Umbria, a un anno dal conseguimento del titolo accademico. Sono stati intervistati 44 laureati su 47, con un tasso di risposta del 93,6% (942 su 1.066 il campione nazionale).

Il primo numero che salta all’occhio è l’età degli studenti al momento della laurea: 26,3 anni nell’Ateneo di Perugia, 27,5 la media nazionale. Più di un anno “risparmiato”: si va spediti senza perdere tempo.

Formazione post laurea. A livello nazionale, il 50,7% ha partecipato ad almeno un’attività di formazione. Perugia (e quindi l’Umbria) arriva al 61,4%. Davvero non male si si guarda al 39,7% di Bologna e al 48,3% di Torino. Uno stage in azienda? La media nazionale è del 21,8%, a Perugia siamo al 31,8%. Tra le più alte. La percentuale del territorio umbro viene superata solo da tre atenei universitari: Foggia (33,3%), Parma (40,5%) e Teramo (50%). Un dato che va letto in chiave più che positiva, perché lo stage aziendale è il primo anello di congiunzione tra mondo accademico e mondo professionale. E se le aziende scelte mostrano validità e buono stato di “salute”, possono essere un ottimo trampolino di lancio per il neo laureato.

Andiamo alla condizione occupazionale, che è il dato che più interessa a chi deve ancora scegliere il corso di studi universitari. A un anno dalla laurea in Agraria, il 51,9% dei giovani italiani ha un impiego. E solo l’11,1% non lavora ma cerca un’occupazione. Se guardiamo altri corsi di laurea, le prospettive non appaiono così rosee. Il tasso di occupazione (dati Istat) è al 69%, quello di disoccupazione al 26%. Guardiamo ora con la lente d’ingrandimento i singoli atenei: a Perugia lavora il 59,1% dei neo laureati in Agraria, il tasso di occupazione raggiunge il 77,3%, quello di disoccupazione il 15%. Siamo, quindi, ben otto punti sopra la media nazionale e 11 al di sotto per quanto riguarda lo stato di inattività. Una situazione positiva anche rispetto ad altre regioni, come l’Università di Napoli Federico II (occupazione al 46,6% – disoccupazione al 47,7%), ma anche in regioni meno problematiche dal punto di vista sociale come la Toscana, (a Firenze occupazione 66,3%, disoccupazione 27,6%) o la Basilicata (occupazione 52,6%, disoccupazione 47,4%). Fa scuola, però, il caso di Foggia, dove tutti i giovani laureati intervistati da Almalaurea (100%) hanno un impiego a un anno dal conseguimento del titolo.

Ma questo lavoro che caratteristiche ha? La media nazionale ci dice che si tratta di un lavoro stabile per il 29,9% degli intervistati (15,5% autonomo, 14,3% a tempo indeterminato), mente il 27,6% ha un’attività part-time. Andiamo in Umbria, anche qui i dati sono migliori della media nazionale: il 38,5% ha un lavoro stabile (23,1% libero professionista, il 15,4% a tempo indeterminato, una percentuale ben più alta della media italiana). Il part-time in Umbria è la condizione del 23,2% dei laureati in Agraria nel 2013, e solo l’11,5% ha un impiego che non rientra nei contratti standard.

Caratteristiche dell’azienda. In questo caso, è chiara l’indicazione che ci riporta a un territorio, quello umbro, dove la maggioranza delle aziende agricole sono a conduzione familiare. L’88,5% dei laureati in Umbria lavora nel settore privato, e appena l’11,5% in quello pubblico. Ma è un dato abbastanza in linea con i numeri nazionali (82,2% e 14,5%).

Guadagno. Quanto pesano le buste paga dei giovani laureati in Agraria? E’ questa la nota dolente in Umbria. Il gap tra gli uomini e le donne è ancora alto: la media nazionale è di 1.021 euro al mese per il sesso maschile, e 871 euro per quello femminile (in media 966 euro mensili). In Umbria, questa differenza non solo si acuisce, ma risultano cifre molto più deboli rispetto a quasi tutti gli altri atenei: gli uomini percepiscono uno stipendio di 802 euro al mese, le donne di appena 723. In media 769 euro in busta paga. Sono più “poveri” solo i laureati nell’Ateneo della Basilicata (763) e di Sassari (734). Torino è invece la regione con gli stipendi più alti: in media 1.258 euro al mese.

Tirando le somme, il 30,8% dei laureati in Agraria nell’Ateneo di Perugia, giudica il suo titolo “fondamentale per lo svolgimento dell’attività lavorativa”, contro una media nazionale del 18,2%. E per concludere, il “pezzo di carta” risulta molto efficace nel lavoro svolto per il 53,8% dei laureati in Umbria, contro il 49,1% della media nazionale.

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