L’Umbria oltreoceano. Il direttore di Eataly NY: americani matti per “truffle&lentils”

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Grazie al Centro Estero Umbria, anche quest’anno circa 20 aziende umbre hanno esposto i loro prodotti a Eataly NY e Chicago. Intervista al top manager Dino Borri

di Emanuela De Pinto

“Autumn in New York”, cantava Billie Holiday. E quale migliore stagione per assaporare il gusto dell’Umbria oltreoceano? Anche quest’anno, per tutto il mese di novembre le eccellenze dell’enogastronomia umbra hanno trovato casa a Eataly NYC. E, per la prima volta, anche a Eataly Chicago, aperto di recente. Grazie al lavoro del Centro Estero Umbria, nei ristoranti di Oscar Farinetti gli americani hanno potuto assaggiare delizie come gli strangozzi burro e tartufo, la zucca con lenticchie e cipolle, il baccalà alla umbra, l’insalata di farro. Sorseggiando calici dal carattere forte. Ne abbiamo parlato con Dino Borri, direttore di Eataly New York, per fare il punto della situazione.

Direttore Borri, sono circa 20 le aziende umbre che quest’anno sono arrivate a Eataly NYC e Chicago con i loro prodotti. Dopo quasi un mese di esposizioni e degustazioni, come è andata?

“Tutti i mesi Eataly cambia i suoi prodotti sugli scaffali e nei ristoranti, e ormai gli americani a novembre aspettano l’Umbria da gustare. Si tratta di un mese importantissimo negli Usa: questo giovedì si celebrerà il Thanksgiving Day, che ha la stessa rilevanza del Natale in Italia. Quindi, ci aspettiamo ancora molti visitatori. Ricorrenza a parte, devo dire che il periodo autunnale è l’ideale per promuovere i prodotti che l’Umbria ha da offrire: penso ai legumi, al farro, perfetti con le zuppe e con i vini rossi”.

C’è un alimento che fa impazzire i newyorkesi, e gli americani in generale?

“Decisamente il tartufo. La richiesta è continua. Una delle cose di cui siamo orgogliosi riguarda proprio questa prelibatezza: la scorsa settimana abbiamo organizzato il ‘truffle day’, una giornata promozionale in cui il tartufo bianco è stato proposto nei nostri ristoranti in abbinamento alle verdure, alle lenticchie e all’uovo (una rivisitazione della classica stracciata al tartufo che il mondo ci invidia, ndr). Un grande successo”.

Non tutto però si può importare in America, ad esempio ci sono delle restrizioni sui salumi che hanno creato non pochi problemi ai produttori…

Si, purtroppo per precise limitazioni di legge non siamo riusciti ad importare i salumi e, così, ci perdiamo l’antica arte della norcineria umbra. Anche per la nostra selezione di formaggi, abbiamo dovuto scartare quelli a latte crudo. Quest’anno, in particolare, abbiamo avuto difficoltà anche con l’olio nuovo, ma solo per questioni di tempistiche. Solitamente, l’olio è tra i prodotti umbri che si vendono meglio e speriamo di avere un sempre più vasto assortimento. Ma l’importazione in America non è semplice, ci scontriamo con difficoltà burocratiche, legate all’etichettatura e alle certificazioni”.

Qual è il punto di forza della gastronomia umbra?

“Personalmente, credo che i prodotti della vostra regione, polmone d’Italia, possano essere il futuro dell’alimentazione. Basti pensare ai cereali e ai legumi, si va sempre più verso questo tipo di alimentazione, sana e genuina. Rimanendo nella categoria, le lenticchie sono molto richieste, e non solo in autunno. Altro punto di forza sono i vostri vini, il Sagrantino su tutti, con un rapporto qualità-prezzo straordinario. Abbiamo stipulato un accordo con il Consorzio dei vini di Montefalco e solitamente ogni anno, a marzo, dedichiamo loro ampio spazio. Perché molto spesso sono vini che non si conoscono”.

Quest’anno sono arrivate a New York e Chicago aziende che non avevamo mai esportato negli Stati Uniti. Come avete lavorato con queste piccole realtà, che approccio hanno avuto di fronte a una vetrina così importante?

“Con l’Umbria abbiamo sempre lavorato bene e con molto piacere. Anche grazie al Centro Estero Umbria che ha messo in campo tutta una serie di attività collaterali per promuovere il vostro territorio a 360 gradi, come la mostra di Steve McCurry ‘Sensational Umbria’ che racconta questa bellissima terra. Passano da Eataly circa 100mila persone a settimana, quasi mezzo milione in un mese. Questi visitatori assaporano l’Umbria, ma soprattutto capiscono dove si trova, grazie alle mappe che mettiamo a disposizione e che fanno capire al pubblico appassionato la grande biodiversità italiana. Iniziative come queste sono fondamentali non sono per vendere all’estero, ma anche per l’incoming. La cultura gastronomica diventa cultura turistica verso l’Umbria, le persone vogliono avere il piacere di vedere con i propri occhi dove nasce il prodotto”.

In cosa bisogna migliorare, il suo consiglio ai piccoli produttori umbri?

“Se si va insieme, si va molto più lontano. Il successo di un’azienda è dovuto alla qualità del prodotto, al packaging, ma soprattutto a come si affrontano i mercati. E il consiglio è di presentarsi all’estero prima come Italia, poi valorizzando le tipicità regionali”.

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