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Matrimonio Monsanto-Bayer, nascita di un gigante dell’agrochimica: “Salvaguardiamo l’Italia”

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Insieme le due multinazionali controllano il 24% del mercato dei fitofarmaci e il 29% del mercato dei semi. Coldiretti: “Aumenta lo squilibrio del potere contrattuale sugli agricoltori”.

di Redazione

E’ già stato definito un ‘matrimonio da brivido’ quello tra la il colosso della farmaceutica, la tedesca Bayer, e la statunitense Monsanto produttrice di pesticidi e sementi geneticamente modificati. La prima, dopo mesi di trattative a rialzo, ha versato alla seconda la cifra vertiginosa di circa 66 miliardi di dollari, pagando ogni azione 114 euro. Il risultato è che da oggi c’è un nuovo monopolio a livello mondiale in campo agricolo che fa drizzare i capelli a produttori e associazioni di categoria. Insieme, i due giganti controlleranno un quarto del mercato globale in fatto di sementi e pesticidi.

Il primo seme Ogm è stato creato e commercializzato dalla Monsanto nel lontano 1996. In appena 20 anni la Monsanto è riuscita ad imporsi sul mercato fino a raggiungere quote record: oggi  oltre il 90%  della soia e del mais coltivati sono varianti di semi cosiddetti Ogm. Ma non è stato tutto rose e fiori: la Monsanto in questi anni ha subìto contestazioni sempre più forti per via del presunto impatto ambientale negativo degli organismi geneticamente modificati sull’ambiente e sulla salute dell’essere umano, sollevando dubbi e un accesissimo dibattitto sul rischio cancerogeno di questi alimenti. Oltre agli Ogm, di recente è in atto un’altra battaglia di produttori e consumatori contro uno dei prodotti di punta della Monsanto: il ‘Roundup’ a base di glifosato, l’erbicida più venduto al mondo, bollato inizialmente come “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms, dopo “probabilmente non cangerogeno” dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

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Tutte queste controversie hanno inevitabilmente rallentato il business della Monsanto, e da qui la fusione con la Bayer.  “L’acquisizione  – fa sapere Coldiretti – è stato spinta dallo storico flop delle semine Ogm che sono crollate del 18% in Europa nel 2015 e per la prima volta fanno registrare anche un’inversione di tendenza a livello mondiale con 1,8 milioni di ettari coltivati in meno, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse miracolistiche”. Dati emersi sulla base del rapporto annuale dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA).

Un percorso determinato dal fatto che, secondo Coldiretti, le multinazionali hanno tutto l’ interesse a concentrare la commercializzazione di fitofarmaci e sementi per garantirsi profitti in un  momento in cui, tra l’altro, il mercato europeo anche per i nuovi indirizzi di Politica Agricola Comunitaria finalizzati a garantire processi di produzione a basso impatto ambientale, ha determinato una sensibile riduzione nell’uso dei prodotti fitosanitari, mentre la positiva scelta della quasi totalità degli Stati europei, di rifiutare il ricorso alle sementi Ogm ha determinato una contrazione del volume di affari delle multinazionali dell’agrochimica sul mercato europeo.

“Con l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer nasce un gigante dell’agrochimica che controlla il 24% del mercato dei fitofarmaci e il 29% del mercato dei semi ed una consistente presenza nella genetica vegetale per l’agricoltura che – sostiene Coldiretti – genera una posizione di oligopolio che aumenta anche lo squilibrio di potere contrattuale nei confronti degli agricoltori. L’operazione segue da vicino l’acquisizione del gruppo Syngenta da parte di Chemchina e la fusione tra Dow Chemical e Dupont a conferma dei rischi di una eccessiva concentrazione di poche multinazionali su mercati come quelli delle sementi che sono strategici per la sovranità alimentare dei singoli Paesi”.

“E’ evidente la necessità per l’Italia di salvaguardare il patrimonio unico di biodiversità di cui dispone con un maggiore impegno nel presidio di un settore determinante per la difesa dell’ambiente, ma anche per la competitività del Made in Italy” ha concluso il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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