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Riparte la caccia in Umbria. Nessuna modifica al calendario

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Nonostante lo stop richiesto dagli ambientalisti e dall’Ispra dopo i numerosi incendi in tutta Italia e la siccità, la Giunta regionale non ha ritenuto la fauna dell’Umbria a rischio. Ridotto solo l’orario di sabato 2 settembre.

di Redazione

Fucili in spalla, la caccia in Umbria riparte senza alcuna modifica al calendario nonostante le raccomandazioni delle associazioni ambientaliste dopo un’estate di siccità e incendi. “La stagione venatoria comincerà come da calendario, con la preapertura sabato 2 e domenica 3 settembre, con una riduzione d’orario nella prima di queste due giornate quando il prelievo sarà consentito fino alle 15”. È l’annuncio dell’assessore regionale alla Caccia, Fernanda Cecchini, comunicando quanto approvato ieri dalla Giunta regionale, su sua proposta. “Abbiamo confermato, come prevede la normativa in materia, le due giornate di preapertura alle specie migratorie – spiega – lasciando inalterato il calendario venatorio 2017/2018, ma abbiamo raccolto le sollecitazioni e le preoccupazioni espresse dalle associazioni ambientaliste e dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, circa le conseguenze sulla fauna selvatica prodotte in tutta Italia dalla perdurante forte siccità e dalle temperature elevate”.

Una decisione giudicata sconcertante da Legambiente Umbria che in una nota stampa ricorda che “la stessa Cecchini, che oltre alle deleghe alla Caccia e alla Pesca e quelle alla Promozione dei Sistemi naturalistici, Aree protette e Parchi, ha anche quelle alle Politiche agricole, insieme alla presidente regionale ai primi giorni d’agosto evidenziava ‘la grave emergenza determinata dall’eccezionale e prolungata carenza di precipitazioni piovose che ha indebolito i deflussi dei fiumi e i livelli degli invasi, delle falde e delle sorgenti che hanno raggiunto valori di portata molto al di sotto delle medie stagionali’. Una situazione ancora più critica proprio nelle aree agricole, nelle zone montane e collinari dove vive la fauna selvatica. Solo fino al mese di luglio sono stati accertati danni per le aziende agricole di oltre quattro milioni di euro, che preannuncia un quadro drammatico per tutto il comparto agricolo per le mancate produzioni, dai seminativi al vino, dall’olio ai frutteti, alla zootecnia, che potrà essere confermato al termine degli accertamenti che stanno conducendo gli uffici territoriali delle ex comunità montane e le associazioni agricole necessari per il riconoscimento dello stato di calamità naturale per l’agricoltura”.

Secondo Coldiretti, con oltre 120mila ettari andati a fuoco nel 2017 in Italia gli incendi sono praticamente triplicati rispetto alla media dei 10 anni precedenti spinti dalla siccità, dall’incuria e dall’abbandono dei boschi divenuti facile preda dei piromani. Stime degli esperti del settore parlano di un tempo lungo almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo ed un costo per la collettività stimabile in circa diecimila euro all’ettaro percorso dalle fiamme. Oltre alla drammatica perdita di vite umane, gli incendi – sostiene Coldiretti – hanno pesanti effetti dal punto di vista ambientale dovuti alla perdita di biodiversità (distrutte piante e uccisi animali) e alla distruzione di ampie aree di bosco che sono i polmoni verdi del Paese e concorrono ad assorbire l’anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici. Ma per la Regione Umbria non sembra ci sia questo pericolo. 

“Dall’attento e costante monitoraggio degli uffici regionali – prosegue la nota dell’assessore Cecchininon si registrano in Umbria fenomeni di forte criticità per la fauna selvatica. Una situazione da collegare anche alla estensione limitata, in raffronto al totale, della superficie boschiva percorsa da incendi, sviluppatisi in questi mesi estivi in numero considerevole ma che hanno interessato circa 600 ettari su un totale di 380mila. Peraltro nel calendario venatorio è contenuto il divieto di caccia per dieci anni nelle aree boscate in cui ci sono stati incendi”.

 “Pur essendoci tutte le condizioni per praticare la caccia nel territorio regionale – dice l’assessore – abbiamo voluto dare un ulteriore segnale di attenzione e rispetto dell’ambiente e della fauna, anticipando di alcune ore la chiusura dell’attività venatoria nella prima giornata di preapertura e che sarà dunque autorizzata non più fino alle 19.30 ma fino alle 15. Domenica 3 settembre la caccia, come prevede il calendario, sarà possibile dalle 6.15 alle 13. Una scelta – conclude – che siamo certi verrà condivisa dal mondo venatorio per il ruolo che svolge quale sentinella e presidio del territorio e dell’ambiente. L’Assessorato regionale sta dando comunicazione della variazione di orario alle associazioni venatorie per garantire la massima diffusione fra i cacciatori”.  

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