L'informazione agroalimentare in Umbria

Agricoltura, in Italia determinanti gli stranieri. Ma dilaga l’irregolarità

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Sono 322mila gli immigrati che hanno trovato impiego nelle aziende agricole italiane. In Umbria il 12% degli stranieri lavora nei campi

di Redazione

Agricoltura, in Italia è sempre più determinante il lavoro degli immigrati. E' quanto emerge dal Dossier statistico immigrazione 2014 – Rapporto Unar, un'analisi alla quale ha collaborato anche Coldiretti.

Secondo il rapporto, che si riferisce al 2013, sono 322mila gli immigrati che hanno trovato impiego nelle aziende agricole italiane, e provengono da 169 nazioni diverse. L'1% in più rispetto al 2012. L’apporto del lavoro straniero rappresenta quasi un quarto (23%) del totale delle giornate di lavoro dichiarate dalle aziende, che risultano di poco sotto quota 26 milioni. "La classifica delle nazioni più rappresentate nelle campagne italiane – precisa Coldiretti – vede in testa la Romania (117mila lavoratori), seguita da India (28mila), Marocco (26mila), Albania (25mila), Polonia (20mila), Bulgaria (13mila) e Tunisia (12mila).

Per quanto riguarda l'Umbria, il Dossier statistico immigrazione specifica che il 12% dei nati all'estero è impiegato in agricoltura (35% industria e 48% terziario). Un effetto correlato all'elevato tasso generale di immigrazione che contraddistingue la nostra regione: 11% dei residenti, più 8,1% rispetto alla media nazionale.

Per la Coldiretti, dunque, in Italia "ci sono veri e propri distretti produttivi di eccellenza del Made in Italy che possono sopravvivere solo grazie al lavoro degli immigrati, dalle stalle del nord dove si munge il latte per il Parmigiano Reggiano alla raccolta delle mele della Val di Non, dal pomodoro del meridione alle grandi uve del Piemonte". Secondo l'associazione di categoria, insomma, "i lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese, rappresentando una componente indispensabile per garantire i primati del settore alimentare italiano nel mondo, su un territorio dove va assicurata la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro".

Anche se, nel nostro Paese, legalità e lavoro agricolo non sempre vanno a braccetto. Dall'indagine denominata '#Sottoterra', realizzata dall'Eurispes e dalla Uila (Unione italiana lavori agroalimentari), emerge infatti che nel settore primario sono in costante aumento il lavoro nero e irregolare. Nei primi 6 mesi del 2014, l'incidenza sul totale è stata del 32%. Nel 2012 era al 29,5%, nel 2013 al 31,7%. Secondo il segretario generale della Uila, Stefano Mantegazza, "i dati della ricerca mostrano che il lavoro nero e irregolare rappresenta per l’Italia, molto più che per gli altri Paesi europei, una realtà grave con la quale bisogna fare in fretta i costi. Non possiamo permetterci di presentarci all’appuntamento di Expo 2015 con un’agricoltura che nel definirsi 'di qualità', nasconde dietro di sé un’incidenza di oltre il 30% di lavoro nero o irregolare".

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