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Tartufo italiano ‘sommerso’, verso la nuova legge. Intervista ad Olga Urbani (Parte1)

Tartufo italiano ‘sommerso’, verso la nuova legge. Intervista ad Olga Urbani (Parte1)

Due i temi scottanti: l’Iva al 22% (che potrebbe scendere al 4%) e l’anonimato dei cavatori che ‘costringe’ le aziende a multe e verbali, in contrasto con le norme Haccp

di Emanuela De Pinto

(PARTE 1)

Gruppo Urbani
Bruno, Olga, Giammarco e Francesco Urbani

Quando si dice tartufo, si dice Urbani. In Umbria, come nel resto del mondo. Un storia familiare di grande successo imprenditoriale, che inizia con Costantino Urbani nel 1852 e che oggi vede alla guida Olga, Carlo e Giammarco. Imprenditori che hanno dato vita a realtà come il Museo del Tartufo, l’Accademia del Tartufo e la Urbani Travel&Tours. Due le sedi in Umbria: gli stabilimenti di Sant’Anatolia di Narco (Pg) e quello di Terni. Nel resto d’Italia, una sede ad Alba e un’altra a Milano. All’estero, è presente con il marchio Urbani Truffles, in cinque città degli Usa: New York, Chicago, Los Angeles, Las Vegas e San Francisco. Sempre a livello internazionale, l’ultima nata è la sede di Manila, nelle Filippine. Ma il tartufo italiano vive oggi un periodo di grande caos, normativo e fiscale. Molte cose potrebbero presto cambiare. Abbiamo intervistato Olga Urbani, figlia di Paolo, che gestisce con caparbietà l’amministrazione del gruppo: dalle pubbliche relazioni agli affari legali e societari.

Nei giorni scorsi il viceministro Andrea Olivero ha annunciato che il Governo aprirà un tavolo nazionale sul tartufo in vista di una nuova legge che regolamenti il settore. Il Gruppo Urbani siederà al tavolo delle trattative?

Sì, certamente. 

Quali dovrebbero essere i nodi centrali della nuova normativa e perché si ritiene necessaria?

Assolutamente necessario sarà trattare: 

– il tema dell’Iva al 4 %. L’Italia è l’unico paese al mondo che ha un’aliquota al 22%. Se continuiamo con questo spaventoso ‘gap’, il tartufo italiano è solo destinato a morire.

– il tema dell’anonimato dei ‘cavatori’ di tartufo: da una parte l’Autorità (Corpo Forestale dello Stato ) ci multa e fa verbali poiché non scriviamo i nomi dei fornitori, come recita la normativa sulla Haccp, dall’altra la legge del tartufo sancisce che il nome del fornitore di tartufi, deve rimane ‘anonimo’. A chi dare retta ? Se anche fossero solo questi i temi, sarebbe già un’enorme vittoria. 

Quali sono le norme che attualmente regolano la raccolta dei tartufi e la commercializzazione?

tartufo neroLa legge 752 del 16/12/85 è la normativa quadro, poi c’è il comma 109 dell’art.1 della Legge n.311 del 30.12.2004, che regola le autofatture che devono fare le aziende quando acquistano dai cavatori. L’unica particolarità di questo settore, rispetto alla normativa ordinaria, riguarda l’acquisto di tartufi dai cosiddetti ‘raccoglitori occasionali’. Infatti, in caso di acquisto di tartufo fresco da raccoglitori occasionali, il cedente, per previsione normativa, rimane indenne da qualsiasi adempimento essendo trasferito in capo al cessionario l’obbligo di emissione di autofattura. Autofattura sulla quale non è necessario indicare gli estremi del cedente, che può quindi mantenere l’anonimato e sulla quale viene calcolata un’Iva al 22% indetraibile, fatto certamente singolare e di dubbia rispondenza alla norma comunitaria.

Con la nuova legge, quali dovrebbero essere i soggetti avvantaggiati e quali, invece, potrebbero essere penalizzati?

A nostro giudizio non potranno esservi soggetti penalizzati, sarà l’intero sistema Italia ad uscirne fortemente avvantaggiato. L’Italia infatti, anche nel settore tartufo, tornerebbe ad essere estremamente competitiva nei confronti degli altri Paesi comunitari che fino ad oggi hanno usufruito di uno scorretto vantaggio, tra l’altro, paradossalmente introdotto proprio dal Governo italiano con una normativa inqualificabile. Auspichiamo che la nuova legge preveda un adeguato tetto di riconoscimento dei costi per i cavatori, che fino ad ora non è mai esistito e che l’aliquota torni al 4% , come in tutta Europa. Per la questione Iva, tutto l’indotto ne beneficerebbe, a discapito delle altre nazioni europee, che tornerebbero ad avere un’Italia competitiva. 

Attualmente l’autorizzazione alla raccolta dei tartufi passa attraverso le Comunità Montane che, però, in Umbria sono commissariate in vista di una prossima liquidazione. Quando questa avverrà definitivamente, cosa succederà?

Posto che l’intera vicenda sconta profili fortemente discutibili e comunque poco chiari, riteniamo che il tema delle autorizzazioni alla raccolta non abbia una rilevante priorità, trattandosi esclusivamente di un aspetto formale. Se ne potrebbe occupare la Provincia o addirittura il Corpo Forestale dello Stato che potrebbe anche effettuare i controlli sul territorio, aspetto quest’ultimo certamente più rilevante della mera autorizzazione. Possiamo dire che siamo all’oscuro di tutto e che lo scenario è preoccupante.

(CONTINUA…)

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