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A come allevamento. L’Umbria ha bisogno di esperti zootecnici

A come allevamento. L’Umbria ha bisogno di esperti zootecnici

Domani, 19 marzo, un seminario formativo sul futuro del settore in Umbria. Il comparto suinicolo è a rischio e quello dei bovini in pesante calo. Ma i giovani riscoprono il mestiere

di Redazione

L’Italia, e l’Umbria in particolare, riparte dalla terra. Si torna a fare l’orto, a puntare sull’agricoltura, a fare formazione. E c’è un settore, nel comparto agricolo, che più di altri ha bisogno di essere riscoperto. Servono forze nuove in campo. Parliamo della zootecnica, o zootecnia, quella disciplina che studia le tecniche di allevamento degli animali.

Il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università degli Studi di Perugia ha aperto su questo tema un seminario formativo, domani, 19 marzo, dalle ore 9 in Aula Magna, organizzato insieme alla Federazione italiana dottori in Scienze della produzione animale (Fidspa) dell’Umbria.

Il comparto zootecnico umbro registra il 40% della produzione lorda vendibile agricola regionale. Sono 4.903 le aziende agricole zootecniche in Umbria, registrate dal Censimento generale dell’agricoltura del 2010, pari al 13,5% su base nazionale. Quest’ultimo censimento, seppure con numeri importanti, fotografa una situazione difficile in Umbria, con un calo degli allevamenti di bovini (-24,5%) ed una riduzione di circa il 4% dei capi. Più allarmante il comparto suinicolo, dove risultano superstiti 759 aziende che allevano 180.832 capi, con una diminuzione regionale accertata degli allevamenti pari all’89,8%, mentre il numero degli animali allevati si è ridotto del 24,3% (Fonte Cia Umbria).

Il settore ha registrato negli ultimi 30 anni una continua emorragia di forza lavoro, in termini occupazionali si presenta con un’alta presenza di ultrasessantenni, scarsa propensione al ricambio generazionale e alla femminilizzazione. Oggi, però, la zootecnia sta risvegliando l’interesse delle nuove generazioni: solo nel 2013 sono state avviate 11.485 nuove imprese agricole, pari al 10% circa delle aziende neonate in Italia, e oltre il 17% di queste “new entry” ha un titolare di età inferiore ai 30 anni. In più, il 90% degli agricoltori under 30 ha una scolarità medio-alta. Basti pensare che la Facoltà di Agraria dall’inizio della crisi ha avuto un picco di immatricolazioni (+40%) a fronte di una flessione generalizzata delle iscrizioni all’Università (-12% in 5 anni). Solo in Umbria l’8,4% degli imprenditori agricoli ha una laurea (anche se non in Agraria), mentre la media nazionale si attesta al 5,4%.

Il seminario, patrocinato dall’Università degli Studi di Perugia e dal Comitato scientifico “Le Università per Expo 2015” e dall’Associazione giovani imprenditori agricoli Umbria, è rivolto quindi agli operatori del settore, interessati a intraprendere un’attività o vogliono informarsi e aggiornarsi sulle opportunità e sulle ultime novità in materia.

All’iniziativa interverranno il presidente regionale Fidpsa Umbria Emiliano Lasagna; il direttore del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali Francesco Tei; il direttore del Dipartimento di Medicina veterinaria Piero Ceccarelli; il presidente della Federazione dottori agronomi e forestali dell’Umbria Stefano Villarini; Daniele Grigi e Maria Claudia Di Venuta del Gruppo Grigi; Federico Vincenti, Edmondo Ferrara e Barbara Ferri di Agroteam s.r.l.; Emiliano Di Porzio della Fattoria di Opagna; Nicola Chiumiento dell’Azienda agricola Chiumiento e Laura Taragnoloni dell’Azienda agricola Ippogrifo. Per le conclusioni è attesa la presenza del presidente del Consiglio europeo dei giovani agricoltori e membro dell’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli (Agia), Matteo Bartolini.

La chiusura dei lavori sarà condotta da Roberto Napolano, presidente nazionale Fidspa. A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza per il riconoscimento dei crediti formativi ai fini della formazione professionale obbligatoria.  

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