Friday 24th February 2017,
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Buono e sano: è il pollo Made in Italy. Sei falsi miti da sfatare sui nostri allevamenti

Redazione Saperefood.it 24 agosto 2015 Carne & Pesce, Primo Piano, Prodotti Tipici
pollo arrosto

Campagna di Unaitalia per difendere produttori e consumatori dai luoghi comuni su origine della carne, proprietà nutritive, uso di ormoni e antibiotici

di Redazione

C’è chi crede sia allevato ancora in batteria. Alimentato a pane, ormoni e antibiotici. Chi pensa non sia abbastanza nutriente e che provenga da chissà quale parte del mondo. Una fitta rete di luoghi comuni e pregiudizi associati al consumo di carne di pollo “di cui sono vittime la maggior parte degli oltre 46 milioni di consumatori italiani”. Parola di Unaitalia, l’Unione nazionale filiere agroalimentari carne e uova, che ha promosso una campagna d’informazione volta a sfatare alcuni falsi miti sulla carne avicola e tutelare così allevatori e consumatori.

Coinvolgendo un team di esperti che vanno dal pediatra al veterinario, l’associazione ha dato vita alla campagna “6 Verità sul pollo (che gli italiani ancora non sanno)”, una piattaforma web facile e divertente da navigare – promossa attraverso il blog ‘W il Pollo’ e dagli hashtag #nonfareilpollo e #conoscilodavvero sui social – che dà le giuste risposte ai tanti dubbi che affollano la mente del consumatore medio davanti al banco del pollame al supermercato.

La campagna è ricca di informazioni, ma ecco un compendio:

  1. I polli italiani non sono allevati con ormoni ed estrogeni. “L’utilizzo di queste sostanze negli allevamenti è illegale” così in Italia come in Europa, dice Andrea Vania, il responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Policlinico Umberto I. Inoltre, “il ciclo di vita dei polli d’allevamento è troppo breve”, per cui “l’eventuale utilizzo di queste sostanze non avrebbe alcun effetto sulla crescita, anzi risulterebbe antieconomico per l’allevatore”. L’assenza di queste sostanze è confermata dai controlli effettuati dalle autorità sanitarie italiane nell’ambito del Piano Residui coordinato dal Ministero della Salute. Infine, il motivo per cui i polli di oggi sono più pesanti rispetto a 30 anni fa, aggiunge il professore, è dato dal miglioramento delle metodologie di allevamento, dalla selezione delle razze e dall’alimentazione degli animali  (il menu dei polli italiani è composto oggi di soli alimenti naturali di origine vegetale: grano, granturco, soia, vitamine e minerali). Quindi, aggiunge, “non c’è nessun motivo per limitare in età pediatrica il consumo di un alimento come il pollo che invece ha tante qualità nutrizionali”;
  2. Non crescono ad antibiotici. Negli allevamenti avicoli italiani gli antibiotici sono usati solo a scopo curativo, mai preventivo. Quindi, solo a seguito della diagnosi di un veterinario che, secondo la legge italiana, è l’unico che può somministrare il trattamento se necessario. Gli antibiotici, dice Guido Grilli, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Patologia Aviare, “non vengono mai usati per favorire la crescita degli animali, pratica vietata in Europa dal 2006, tuttavia ancora utilizzata negli Stati Uniti”. Inoltre, aggiunge, “negli allevamenti italiani è sempre rispettato il cosiddetto ‘periodo di sospensione’, cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che il pollo venga avviato al consumo”;
  3. Non sono allevati in batteria. In Italia le minuscole gabbie non esistono da oltre 50 anni e “oggi il 100% dei polli italiani viene allevato a terra, all’aperto o, più frequentemente, all’interno di ampi capannoni ben areati e illuminati, dove gli animali razzolano liberamente su strati di paglia o truciolati di legno assorbente e igienico”. Secondo il giornalista e divulgatore scientifico, Alessandro Cecchi Paone, gli italiani confondono i polli (da carne) con le galline (da uovo). Solo per queste ultime infatti è possibile ancora utilizzare delle “gabbie” al fine igienico di evitare che le uova entrino in contatto con le deiezioni degli animali. Gabbie che tuttavia, grazie a una legge europea (Direttiva 1999/74/CE), oggi sono più ampie link;
  4. Il pollo contiene tanto ferro e proteine quanto la carne rossa. Ad esempio, 100 grammi di coscia di pollo (senza pelle) contengono 1,4 mg di ferro e  la fesa di tacchino 1,5 mg, quantità comparabili con quella delle più diffuse carni rosse, come la costata di bovino adulto (1,3 mg), la lombata di bovino adulto (1,4 mg – Fonte: INRAN 2000). Per quanto riguarda le proteine, il petto di pollo ne contiene 23,3g e la fesa di tacchino 24g, mentre la lombata di vitellone 21,8g, la costata di bovino adulto 21,3g, il filetto di vitello 20,7g e la bistecca di maiale 21,3g (Fonte: INRAN 2000). Insomma, secondo il nutrizionista Giorgio Calabrese, Docente alla Facoltà di Medicina Università di Torino, “non esistono differenze che possano far preferire un tipo di carne ad un’altra”. Secondo il professore, invece, “è vero che le carni di pollo e tacchino sono particolarmente digeribili e magre” per il basso contenuto di grassi;
  5. Lavare il pollo prima di cucinarlo non serve a nulla. Molti lo fanno perché convinti di uccidere eventuali batteri, ma è inutile perché i microrganismi dannosi non si eliminano con l’acqua. “Per evitare il rischio di contaminazione – sottolinea la food writer Francesca Romana Barberini – meglio seguire i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: lavare le mani e gli attrezzi del piano cucina, separare i cibi cotti da quelli crudi, far cuocere bene gli alimenti, conservarli alla giusta temperatura e utilizzare acqua e materie prime sicure;
  6. Il nostro pollo è solo Made in Italy. “Siamo un paese con una grande tradizione avicola – spiega Lara Sanfrancesco, direttore di Unaitalia – e abbiamo una produzione autosufficiente che non rende necessaria l’importazione”. Insomma, continua, il pollo che troviamo nei supermercati o dal macellaio è  tutto italiano. Per togliersi il dubbio basta leggere l’etichetta, dove secondo il sistema europeo di etichettatura delle carni fresche e congelate è obbligatoria l’indicazione di origine.

Insomma, la carne avicola è conveniente, ha un profilo nutrizionale favorevole ed è anche ideale per mantenersi in salute. Lo conferma anche il Documento di Consenso sulle carni avicole a cura dell’istituto di ricerca Nutrition Foundation of Italy, pubblicato sulla rivista scientifica Food&Nutrition Research, secondo cui il consumo di carne bianca non è associato ad un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di tumore. Ancora dubbi sulla qualità dei nostri polli?

1 Comment

  1. pollo antibiotici 25 ottobre 2016 at 13:07

    Ben detto, la somministrazione di antibiotici negli allevamenti avicoli è legata esclusivamente alla presenza di una malattia conclamata ed avviene sotto la responsabilità e il controllo veterinario.

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