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Calcio, proteine e vitamine. Ecco perché è importante bere latte

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Oltre la metà degli italiani affermano di non digerirlo o essere intolleranti senza una vera diagnosi medica. Studi della Nutrition Foundation of Italy confermano l’insostituibilità di questo alimento in una dieta sana.

di Redazione

Fonte di importanti nutrienti come calcio, proteine e vitamine, il latte è una bevanda preziosa per chi si alimenta in modo sano. Eppure la reputazione di questo oro bianco, per molto tempo alla base della Dieta Mediterranea, è stata “messa in discussione da teorie parziali che hanno portato i consumi a scendere al di sotto della media delle 3 porzioni giornaliere raccomandate dalla comunità scientifica dei dietologi”.

Parola di Nutrition Foundation of Italy, fondazione no profit con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica in campo alimentare che, grazie al sostegno di alcune importanti aziende produttrici e confezionatrici di latte, ha formulato un documento in 7 punti chiave per rivalutare il consumo di latte.

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Queste le indicazioni del comitato scientifico:

  • Il latte vaccino è un alimento con caratteristiche nutrizionali peculiari e interessanti per il mantenimento di un buon equilibrio nutrizionale in tutte le età della vita e in condizioni fisiologiche specifiche, come la gravidanza e l’allattamento o durante l’allenamento per lo sportivo;
  • Per il suo contenuto di calcio, il rapporto tra consumo di latte (o di prodotti della filiera) e massa ossea è determinante per tutto l’arco della vita, in particolare durante le prime fasi di crescita del bambino;
  • Il latte vaccino, consumato secondo le indicazioni delle linee guida e nell’ambito di un’alimentazione sana ed equilibrata, è in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi nutrizionali di alcuni macronutrienti (proteine) e micronutrienti (vitamine e minerali);
  • Non esiste una connessione verificata tra il consumo di latte e il rischio di insorgenza di sovrappeso, obesità, diabete, o di sviluppo di malattie cardiovascolari.
  • Le evidenze disponibili in letteratura scientifica suggeriscono che la larga maggioranza delle associazioni tra consumo di latte e salute sia favorevole;
  • Non esistono attualmente motivi per bandire o limitare il consumo alimentare di latte, al di fuori delle condizioni di allergia alle proteine del latte (da affidare esclusivamente allo specialista) e delle intolleranze sintomatiche al lattosio (gestibili peraltro in maniera adeguata, scegliendo il latte e derivati delattosati);
  • Il regolare consumo di latte si associa al mantenimento dell’abitudine a fare la prima colazione: una consuetudine i cui favorevoli effetti metabolici e sul benessere generale dell’organismo sono ben riconosciuti.

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“I consumi di latte nel nostro paese sono in media bassi e decrescono con continuità da alcuni anni”, afferma Andrea Poli, Presidente di NFI. Infatti, secondo quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione ADI, che ha analizzato un campione totale di 5.500 soggetti, solo il 41% degli italiani consuma latte tutti i giorni della settimana (anche più volte al giorno), percentuale in calo di 14 punti percentuali rispetto al 2012 (41% nel 2016 vs 55% nel 2012). “Questo andamento dei consumi – sottolinea Poli – ha probabilmente spiegazioni differenti: oltre alla scarsa conoscenza dell’alimento-latte, si stanno diffondendo tra il vasto pubblico falsi miti sui possibili effetti negativi del consumo del latte stesso sulla salute umana”.

Secondo studi statistici dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione ADI, il 25% degli italiani ha dichiarato di aver eliminato o ridotto il latte dalla propria dieta, indicando come motivazione la difficoltà nel digerirlo (47%), l’intolleranza (24%), perché “fa ingrassare” (16%) e per la sua componente iper-proteica (13%). A questo proposito il Dott. Giuseppe Fatati, Presidente della Fondazione ADI e coordinatore scientifico dello studio voluto da Nestlé, afferma che “in questi ultimi anni è cresciuto il numero di pazienti che dichiara di soffrire di improbabili allergie o intolleranze. Ma è molto probabile che il dilagare di allarmismi infondati dipenda da uno scorretto metodo di informazione e diagnosi, che non può assolutamente essere quello del fai da te. Dati come questi, uniti alla tendenza sempre più evidente di ricorrere appunto all’autodiagnosi (la percentuale aumenta dal 5% nel 2010 al 25% nel 2016) evidenziano la necessità di affermare con forza il ruolo primario degli enti di riferimento affinchè la diagnosi di reali patologie sia ricondotta al medico”.

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Quanti latticini si dovrebbero mangiare?

Secondo le Linee Guida INRAN 2003 – SINU 2014, le porzioni giornaliere di latte o yogurt raccomandate sono 3 (una porzione corrisponde a 125ml di latte e 125 grammi di yogurt). A queste, a seconda del fabbisogno energetico, andrebbero aggiunte da due a tre porzioni a settimana di formaggio fresco (100 grammi ciascuna) o stagionato (50 grammi).

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