Come sarà il nuovo vigneto italiano? Boom della varietà da bollicine

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Per il Registro Nazionale sono 406 le cultivar innestate: medaglia d’oro al Glera, seguito da Pinot grigio, Sangiovese e Chardonnay. Per i Registri di altri Paesi Ue, primo posto al vitigno Macabeu.

di Redazione

La vendemmia 2016 è ormai giunta alla sua fase conclusiva, e un occhio è già rivolto al futuro della viticoltura italiana. Come sarà il vigneto Italia nei prossimi dieci anni? Un quadro ci viene fornito dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’econonomia agraria, che ha diffuso i dati riguardanti la disponibilità vivaistica per i nuovi vigneti italiani per la campagna 2016-17 che, con il suo Servizio Nazionale di Certificazione della Vite, ha messo a disposizione sul sito del Mipaaf (http://catalogoviti.politicheagricole.it) alla sezione “Area vivaisti”.

Superano ampiamente i 230 milioni (231.088.348) il numero totale di piantine di vite messe in vivaio, di cui 19.879.775 franche e 211.208.573 innestate, registrando un aumento del +15% rispetto all’anno scorso. Le piantine non innestate e innestate appartengono a varietà di viti iscritte al Registro Nazionale o ad altri Registri Nazionali della Ue.

Per quanto riguarda il Registro Nazionale sono 406 le varietà di viti che hanno prodotto talee innestate. La medaglia d’oro spetta al Glera con 23.634.913 unità, vitigno con il quale si produce il Prosecco, spumante veneto tra i più apprezzati nel mondo. Seguito da Pinot grigio con 18.734.680, Sangiovese con 12.139.538 e Chardonnay con 10.639.276. Da segnalare la commercializzazione delle varietà nazionali “resistenti” alle comuni fitopatie della vite. Tra le 24 varietà portainnesto si segnalano 140 Ruggeri e 1103 Paulsen, che hanno dato vita a circa il 77% del totale di talee franche prodotte (rispettivamente 10.440.999 e 4.751.894).

Per quanto riguarda i Registri di altri Paesi della Ue, le talee innestate (21.615.508, con un +16% rispetto all’anno precedente), già conteggiate nel computo complessivo,  appartengono a 154 varietà di uve da vino e da tavola, che non potendo essere utilizzate in Italia, vengono esportate nei Paesi d’origine delle gemme utilizzate per la produzione della piantina stessa. Le più innestate sono Macabeu (2.448.875) e Verdejo (1.171.100), Moscato ottonel (1.160.025), (Airen 1.043.725) e Xarello (1.037.975), pari circa al 32% del totale.

Friuli Venezia Giulia (60% del totale), Veneto (14%), Sicilia (6,5%), Puglia (6%), Piemonte (5%) e Toscana (4%) si confermano le Regioni maggiormente produttive.

“Anche quest’anno – ha commentato Salvatore Parlato, Commissario Straordinario – il CREA ha aggiornato il registro nazionale delle varietà di vite con informazioni tempestive, provenienti da tutta Italia, sullo stato dell’arte ancor prima della commercializzazione. Un altro esempio in cui il nostro know how fornisce un servizio rivolto alla società. Nello specifico da un lato supporta i vivaisti in grado di influenzare il mercato, fissando il prezzo di vendita a partire dall’effettiva disponibilità, dall’altro i produttori che in anticipo sanno quali viti e quali varietà troveranno sul mercato”.

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