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I numeri dell’olio d’oliva: dalla produzione al mercato

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I dati annuali di Ismea: buona la crescita produttiva nonostante il clima siccitoso. Per l’extra vergine prezzi in calo, ma le Dop sono più care. 

di Redazione

Olio d’oliva italiano, una produzione sotto il segno della crescita. Secondo le stime di Ismea, snocciolate nel suo report annuale sulla base dei dati COI e Istat, sono circa 370 mila le tonnellate di oro verde pronte per il mercato, il doppio rispetto all’annata precedente. Ma il clima poco piovoso, specie in alcune aree produttive della penisola, non ha portato gli stessi risultati incoraggianti in tutte le regioni.

OLIO, ANNATE SENZA PIOGGIA. MA CON L’IRRIGAZIONE L’ALTA QUALITA’ E’ POSSIBILE

Come attestato dalle analisi dell’istituto, che attendono tuttavia conferme definitive nei prossimi mesi, dopo un inverno e una primavera già poco incoraggianti, a pesare è stata soprattutto la siccità prolungata dei mesi estivi. A soffrire la carenza di precipitazioni sono state in particolare le regioni del Centro, tra cui l’Umbria, dove la produzione nell’ultimo biennio si è attestata sotto il 30%. Gli incrementi più rilevanti si sono invece verificati al Sud, a partire dalla Sicilia dove i volumi sembrerebbero essere triplicati rispetto all’annata 2016/2017. Risultati simili in Calabria. Produzione abbondante anche in Puglia, dove però gli incrementi non sono mai del tutto omogenei, a causa della tradizionale differenziazione  dell’olivicoltura regionale. 

PROPRIETA’ SENSORIALI DI UN BUON OLIO, IN POCHI SANNO RICONOSCERLE

Il prezzo:

Secondo Ismea, le quotazioni medie dell’extra vergine italiano sono passate dai 5,49 euro al chilo di settembre ai 4,25 euro di dicembre. In sostanza, una discesa media del 22%. Tendenza opposta per l’alta qualità a denominazione (Dop e Igp), dove si registrano prezzi alla produzione in netta crescita con picchi di quasi il 50% in alcune aree della Sicilia. La Dop Umbria cresce del 6%, attestandosi a 9,50 euro a litro.

Import ed export:

I dati Istat sugli scambi con l’estero sottolineano una battuta d’arresto delle esportazioni a volume (-17%) e al tempo stesso un rallentamento delle importazioni, che da gennaio a settembre sono risultate del 3% inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le esportazioni italiane nei primi nove mesi dell’anno, probabilmente a causa di una scarsa disponibilità di prodotto, hanno subìto riduzioni significative in tutti i principali Paesi clienti a partire dagli Stati Uniti. Una flessione della domanda che, tuttavia, si registra anche sul prodotto spagnolo e tunisino.

Performance positive solo sul mercato di Cina (+31%), Taiwan (+9%) e Brasile (+2%). L’istituto evidenzia inoltre una crescita delle importazioni di olio d’oliva dalla Spagna, salite a 319 mila tonnellate  (+25%) da gennaio a settembre. Ma a crescere vertiginosamente sono state quelle dalla Turchia, schizzate a oltre il 5mila per cento.

Le produzionidel Mediterraneo:

Calo di produzione del 15% per la Spagna, che ha scontato l’annata particolarmente siccitosa. Al tempo stesso, però, c’è soddisfazione sul fonte della qualità, poiché il clima secco non favorisce un particolare sviluppo di parassiti e malattie. Incrementi rilevanti si prevedono invece in Grecia (+44%) e in Turchia (+62). Per la Tunisia le stime ufficiali parlano di 220 mila tonnellate, più del doppio rispetto alla campagna scorsa.

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