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Il mercato del latte in Umbria, cosa c’è dietro la crisi

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La vertenza della Grifo Latte è solo la punta dell’iceberg. Matteo Pennacchi, Comitato per la tutela del latte in Umbria, spiega i motivi che hanno messo in ginocchio l’intero settore   

di Filippo Benedetti Valentini

Latte in Umbria: crisi nera. Con uno sciopero di 5 giorni proclamato dalle organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, 18 lavoratori della Grifo Latte hanno detto ancora una volta no all’esternalizzazione del magazzino di Ponte San Giovanni. Un’operazione che secondo i vertici del Gruppo Grifo, insieme a un piano di diversificazione del prodotto orientato su legumi e vino, porterà al risparmio necessario per fare fronte alla crisi dell’azienda.

Ma la difficile situazione dei dipendenti in protesta è solo la punta di un iceberg. In Umbria, infatti, è in crisi l’intero settore lattiero-caseario, che quest’anno ha subito un calo del 9%. Un problema di cui abbiamo parlato con un esperto del settore, Matteo Pennacchi, portavoce del Comitato per la Tutela e Valorizzazione del latte in Umbria, un gruppo di allevatori che insieme producono quasi la metà del latte umbro.

Il punto è che in Umbria produrre latte costa tanto. Anzi, troppo. E i produttori che non ce la fanno sono sempre di più. Delle oltre 240 aziende che sono sul territorio regionale, circa il 90% conferiscono il latte alla Grifo, la cooperativa di riferimento nella nostra regione. Ma chi decide il prezzo? Secondo Pennacchi, “la cooperativa (o i caseifici che hanno bisogno di materia prima) paga il latte ai produttori dislocati in tutto il territorio facendo riferimento al prezzo della Lombardia, la regione che in Italia produce più latte in assoluto, oltre il 40% del totale italiano”. Il prezzo oscilla tra i 40 e i 42 centesimi per litro, anche se lo scorso settembre, secondo dati Clal (importante società di consulenza che opera nel comparto agroalimentare), c’è stato un brusco calo ai 39 centesimi. “Il problema – spiega Pennacchi – è che condurre un allevamento al Centro Italia costa di più rispetto al Nord. Le abbondanti piogge padane danno grandi quantità di foraggio, tanto che al Nord ogni anno si falcia fino a cinque volte. In Umbria, invece, le minori precipitazioni portano a un massimo di tre falciature l’anno, e si è costretti a compensare questa carenza di acqua con l’irrigazione, che fa aumentare i costi. Inoltre, i nostri allevatori sono costretti a integrare l’alimentazione del bestiame acquistando i mangimi”. Elevati costi di gestione degli allevamenti e prezzo del latte “alla stalla” troppo basso portano spesso a un unico risultato: la crisi aziendale.

Secondo Pennacchi, per garantire più sicurezza agli allevatori è necessario ricalibrare il prezzo del latte, basandosi su una nuova tabella di riferimento che tenga conto della realtà locale. Ma non basta. Perché in Umbria, dove si produce latte di alta qualità, si consuma troppo poco prodotto locale. “Si preferisce acquistare il latte a lunga conservazione, che ha un costo medio di 80 centesimi per litro, più economico rispetto a quello fresco – dice Pennacchi – mentre in regioni come la Lombardia o il Lazio si acquista più latte fresco, a chilometro zero, nonostante il costo più alto del 30% rispetto a quello uht”. Oggi si parla di Grilo Latte, ma come spiega il portavoce del Comitato per la Tutela e Valorizzazione del latte in Umbria, si tratta di un problema a cascata: “La crisi va molto oltre i dipendenti del magazzino di Ponte San Giovanni: pensiamo che nella cooperativa Grifo Latte ci sono circa 190 dipendenti, che lavorano il latte conferito da 240 aziende, e in ogni azienda sono impiegate circa 4 persone in media. Nel complesso, il settore lattiero in Umbria impiega direttamente circa mille persone. Senza contare l’indotto, i mangimifici per dirne una, la cui attività gravita attorno a quella degli allevamenti”.

Come venirne fuori? “Se parliamo del problema della Grifo in particolare, – dice Pennacchi – una soluzione potrebbe forse essere quella di arginare la crisi dei consumi, diversificando la produzione con mirate scelte di mercato e una più accattivante strategia di marketing”.

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