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In Umbria arrivano le sagre con il bollino di qualità

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La legge sulle sagre viene approvata dopo un lungo iter legislativo. Annunciate anche nuove misure a sostegno della ristorazione tipica di qualità. Tutti i dettagli

di Redazione

Sagre in Umbria, si cambia musica. L’Assemblea legislativa di Palazzo Cesaroni ha approvato, giovedì 8 gennaio, la nuova legge per regolare le oltre 600 manifestazioni popolari che  si svolgono attualmente nella regione. Una norma che passa dopo un iter tribolato, frutto di un lungo confronto tra istituzioni, Proloco e associazioni di categoria.

La legge sulle sagre approvata dal Consiglio regionale – “Disciplina delle sagre, delle feste popolari e dell’esercizio dell’attività temporanea di somministrazione di alimenti e bevande” – era stata proposta dall’assessore regionale al Commercio, Fabio Paparelli. Un provvedimento volto al recupero dello spirito originario della sagra, attraverso la promozione dell’enogastronomia locale.

In base alla nuova legge potranno fregiarsi del titolo di sagra solo quelle manifestazioni che promuovono prodotti o lavorazioni tipiche. In particolare, la norma contiene una serie di riconoscimenti per gli eventi che dimostrano un legame virtuoso con il territorio. Come quello per le “Sagre autentiche e delle feste a carattere popolare”, che sarà conferito alle manifestazioni che puntano alla promozione del luogo dove sono organizzate e il premio “Sagra eccellente dell’Umbria”, del quale ogni anno saranno insignite quelle più meritevoli.

Altro riconoscimento sarà “Sagra tipica dell’Umbria”, che potrà essere utilizzato esclusivamente dalle manifestazioni che somministrano menù composti per almeno il 40% da prodotti tradizionali Dop, Igp, Doc e Docg. Gli eventi che si svolgeranno nel rispetto dei parametri di legge entreranno in un calendario pubblicato nel sito della Regione Umbria. E’ stabilito inoltre un limite massimo di 10 giorni per l’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande legato alle sagre e feste popolari, con la possibilità per le feste che attualmente hanno una durata maggiore di adeguarsi nei prossimi 3 anni. I Comuni, attraverso i loro regolamenti, disciplineranno le modalità di comunicazione dell’elenco dei fornitori delle materie prime, oltre a evitare la sovrapposizione di date e luoghi di svolgimento. Infine, novità anche sul fronte dei rifiuti, con l’obbligo  della sostenibilità per le manifestazioni, che dovranno dotarsi di appositi contenitori per la raccolta differenziata.

“Con l’approvazione di questa nuova legge, unica nel panorama nazionale, abbiamo dato una risposta concreta ed equilibrata alla annosa questione della disciplina delle sagre e delle feste popolari”, ha dichiarato l’assessore regionale al Commercio, Fabio Paparelli. “Abbiamo previsto un percorso di riconoscimento normativo delle sagre autentiche e delle feste a carattere popolare, distinguendole da altri eventi spuri ed estemporanei, arrivando così a mettere finalmente ordine in un settore che, a vario titolo, rappresenta un pezzo importante di socialità e promozione del nostro territorio, purché effettuato anche nel rispetto delle prerogative del mondo della ristorazione”. E per dare ulteriore spinta al settore, l’assessore ha infine annunciato l’imminente pubblicazione di un bando da oltre 1,5 milioni di euro per il sostegno alla ristorazione tipica di qualità. Per la partecipazione al bando sarà indispensabile offrire menù di prodotti tipici e wi-fi gratuito per i clienti.  “Tale misura – ha concluso – si aggiunge a quelle già messe a disposizione in questi anni e destinate ai vari settori commerciali attraverso i Fondi Resta, Tac 2, legge 266 e bando sui Centri Commerciali Naturali di Perugia e Terni per un totale di circa 30 milioni di euro”.

Soddisfazione di Confcommercio che, nei giorni scorsi, aveva polemizzato con la Regione per la mancata approvazione della legge entro il 2014: “L’approvazione del ddl su sagre e feste popolari è certamente un passo significativo verso una diversa e più adeguata regolamentazione di un settore che, negli anni, era cresciuto in modo sfrenato, esercitando di fatto una concorrenza sleale nei confronti di tutte le attività di ristorazione, sottoposte a ben altri obblighi e a ben altra imposizione”.

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