Metti una cena a Bevagna, tra un calice di Sagrantino e i racconti di un ricco mercante del Medioevo

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Prosegue il nostro Educ Tour de “La strada del Sagrantino”: degustazione alla Cantina Fongoli e poi partenza verso la città delle Gaite. Dove ci fermiano per una cena particolare

di Emanuela De Pinto

Altro giro, altra corsa. Dopo una prima parte della giornata trascorsa tra le bellezze di Montefalco e il pranzo nella cantina Antonelli San Marco, il nostro Educ Tour ideato da “La Strada del Sagrantino tra i borghi medievali dove nasce il vino più rinomato dell’Umbria, ci porta nell’Azienda agricola Fongoli. E’ questa la prima azienda che nel 1979 si fregia del marchio Doc (il riconoscimento Docg arriva nel 1992) per il suo Sagrantino. Nata per volontà di Decio Fongoli, nel 1925, oggi gestita da Angelo Fongoli e sua moglie Letizia, questa cantina ha l’effetto di un set cinematografico che quasi ricorda la stiva di un veliero del XVI secolo.

La cura nei dettagli, l’importante lampadario che aleggia sopra le botti, il colore violaceo sulle pareti, la saletta delle bottiglie storiche, gli antichi attrezzi del mestiere, non potete sbagliarvi: il lavoro di oggi segue l’impostazione originale, invecchiamento in botte grande di rovere, imbottigliamento rigorosamente interno all’azienda, vinificazione solo di uve proprie con lieviti indigeni. Alcune delle botti hanno oltre 70 anni. Ma tra i classici contenitori, acciaio e legno, ne troviamo di insoliti per questo territorio: quattro bellissime anfore di terracotta, capienza 3 quintali, rivestite in cera d’api. “Abbiamo provato a vinificare il Sagrantino qui lo scorso anno – racconta Angelo – per avere un lungo contatto con le bucce. Essendo un piccolo recipiente, possiamo gestire meglio la fermentazione”.

La nostra degustazione: Trebbiano Spoletino 2011 (24 mesi di contatto con le bucce), piacevolmente aspro in bocca, Rosso Montefalco Riserva 2010 affinato per 3 anni in botte grande, Sagrantino 2006 in purezza che ci ricorda perché questo vitigno è decisamente campione di tannini, e per concludere un Sagrantino Passito 2007, che si apprezza particolarmente perché non troppo dolce, ottimo anche con l’agnello. Dal 2011 anche questa cantina, conosciuta per la personalità dei suoi vini e per il senso di accoglienza e familiarità che trasmette, ha effettuato la totale riconversione biologica. Prendete nota: la Cantina Fongoli organizza, oltre alle classiche degustazioni, anche cene in cantina in mezzo alle botti. Un modo per cogliere l’essenza di ogni calice.

Il nostro viaggio prosegue alla volta di Bevagna, la città delle Gaite. Luogo dal passato glorioso, come dimostrano i resti dell’antico Teatro Romano con 10mila posti a sedere, le splendide Terme romane, le case dalle pareti millenarie costruite sull’antica via Flaminia. Il circuito museale cittadino comprende anche il Teatro Torti, edificato dentro palazzo Consoli, del 1270, ma costruito soltanto nel 1832. Un teatro di 250 posti che ricorda una piazza, dove si affacciano i palchi con le ringhiere, come fossero dei balconi. Al centro scorgiamo lo stemma di Bevagna: due chiavi papali, tributo alla fedeltà del Comune al Papa, che risultava guelfo all’epoca. Ancora oggi il Teatro è attivo: concerti da camera, musical, anche l’opera. Prossimo appuntamento venerdì 22 maggio con la Traviata, con un ensemble ridotto di musicisti.

Ma Bevagna è tutta un palcoscenico a cielo aperto e quasi ci sentiamo a disagio con i nostri abiti moderni: basta fare un giro tra le botteghe dei mestieri medievali, la cereria, il setificio, la zecca, la cartiera. Stefano Preda, 37 anni, è il ceraiolo ‘medievale’ più famoso di Bevagna: è lui ad introdurci all’arte delle candele, quelle fatte con vera cera d’api, con pazienza e passione. E che profumo! “Ci piacerebbe farlo diventare un vero lavoro e non solo una rievocazione”, dice. Dagli antichi mestieri al Teatro Romano, o meglio, all’interno di una abitazione medievale ddi un ricco mercante, perfettamente ricostruita nei dettagli. Padrone di casa è Filippo Orlando, che simpaticamente si definisce “un uomo medievale”. Se avete in mente una visita da queste parti, chiedete di lui e fatevi incantare dai suoi racconti tra storia e leggenda. Seduto sul lungo tavolo della dimora medievale ci spiega da dove provengono certi modi di dire usati ancora oggi. Ad esempio: mai sentito il detto “gli affari si fanno a tavola”? Ebbene, deriverebbe dall’usanza dei ricchi commercianti medievali di invitare a cena potenziali clienti ostentando grande ricchezza. In quelle occasioni, infatti, una tavola imbandita con oggetti di grandissimo valore, come calici in vetro o ciotole di sale e spezie orientali, serviva a impressionare l’ospite e chiudere nuovi vantaggiosi affari.

Una giornata così, meritava di essere conclusa con una cena speciale. La Strada del Sagrantino ha pensato anche a questo: ospiti di un’altra dimora storica, ma questa volta ben più moderna e confortevole. Solitamente è il B&B della signora Cristina Trabalza Marinucci, adibito per l’occasione a home restaurant. La sala centrale della casa, con il grande camino, ha una tavola elegantemente imbandita. Assaggiamo i piatti del ristorante “Le Delizie del Borgo”, che presto aprirà una nuova location nel parco comunale di Bevagna. I titolari sono lo chef Simone Proietti Pesci e la sommelier Ombretta Uboldi. Tra i commensali anche Giusy Moretti, vice presidente de La Strada del Sagrantino, nonché titolare dell’omonima azienda Omero Moretti per la produzione di vino e olio biologico a Giano dell’Umbria, che durante la cena ci parla delle tante iniziative messe in atto con gli associati (agriturismi, cantine, hotel, servizi turistici, produttori, artigiani). Tra le tante ci piace ricordarne una in particolare: le Domeniche del Sagrantino, itinerari paesaggistici e culinari, da giugno a novembre, che portano i visitatori lì dove le eccellenze nascono dalle abili mani dei produttori agricoli. Un’azienda, un ristorante, un borgo per ogni domenica. Ma torniamo alla nostra cena.

Si comincia con un’insalatina con guanciale croccante, frutti rossi, noci caramellate e salsa al gorgonzola, che stuzzica l’appetito e mette subito di buonumore. L’accompagniamo a un Montefalco Bianco della cantina Scacciadiavoli 2011. Con gli altri antipasti si sale di tono al palato: mattonella di patè di prosciutto cotto e mascarpone con mele renette e pane tostato e, a seguire, frittata morbida con verdurine di stagione, menta e pecorino romano. Un’esplosione di freschezza. I primi sono di grande equilibrio ed eleganza: tagliatelle con ragù bianco di coniglio e risotto con agretti, piselli e zucchine. Pasteggiamo con Montefalco Rosso Riserva 2008 della cantina Perticaia che rapisce con le sue note di ribes e lampone, ma anche spezie come timo e vaniglia. Imperdibile. Il filetto di maiale con caciotta e guanciale croccante su rostì di patate (foto nella gallery), morbidissimo al palato e delicato nel sapore, lo abbiniamo con un Montefalco Sagrantino della cantina Di Filippo, l’“Etnico”, vino biologico dalla lunga durata sul palato, tannini morbidi e un gusto fruttato persistente. Dulcis in fundo, la tipica Crescionda, dolce umbro per eccellenza, fatto con amaretti al cioccolato e sambuca.

Il primo giorno di questo incantevole EducTour si chiude così, tra un brindisi e una risata a tavola, mirando il panorama stellato su in terrazza. E sì, ci sentiamo fortunati. Umbria, il buon vivere che si tramanda, come la storia insegna.  Ma la strada è ancora lunga…partiamo alla volta di Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria. Venite con noi (segue la terza parte del viaggio).

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