Ogm, l’ipocrisia italiana: diciamo no alla coltivazione ma li importiamo

Share

La Commissione Ue propone libertà di scelta anche sul consumo. Monacelli (Confagricoltura Umbria): “No a pregiudizi ideologici, non siamo un Paese autosufficiente e abbiamo l’illusione di un’enogastronomia fatta in casa”

di Emanuela De Pinto

Ogm: se si vieta la coltivazione, altrettanto va fatto con l’importazione. Detto così, non fa una piega il problema sollevato da Confagricoltura nazionale che ribadisce la sua posizione di non contrarietà agli Organismi geneticamente modificati, almeno fino a quando non sarà la ricerca scientifica a definire in maniera chiara controindicazioni o benefici per la salute dell’uomo e quelli sull’impatto ambientale. Alcuni giorni fa, il 22 aprile, la Commissione Ue ha proposto una legge secondo cui gli Stati membri potrebbero decidere liberamente, oltre alla produzione e coltivazione come già stabilito a gennaio scorso, anche se limitare o proibire il consumo di alimenti o mangimi prodotti con Ogm.

soia ogmOra, Confagricoltura ci vede un problema di coerenza e ci piazza sopra la lente di ingrandimento. “Dopo quasi vent’anni di polemiche, ci troviamo in una situazione in cui gli Ogm continuiamo a non poterli coltivare, mentre li importiamo e li mangiamo”, si legge nella nota stampa di Mario Guidi, presidente di Confagricoltura nazionale. “L’Italia dovrà fare scelte altrettanto coerenti nell’attuazione delle disposizioni comunitarie. Se si vorrà impedire la coltivazione, si dovrà vietare pure l’importazione di prodotti Ogm, con la conseguente assenza dalle filiere interessate”.

Ad oggi in Europa sono solo 5 i Paesi a coltivare Ogm: Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania. L’Italia, per ora, rimane ferma sul divieto di coltivare Ogm. In Umbria, già da diversi anni, è in vigore una legge regionale che dice no alla coltivazione di Organismi geneticamente modificati. Ma come la mettiamo con il consumo di tutti quegli alimenti e dei mangimi che importiamo dall’estero e che sono Ogm? Abbiamo chiesto il parere del Segretario generale Confagricoltura Umbria, Alfredo Monacelli.

“Noi condividiamo il principio di cautela verso gli Ogm, ma non certo il divieto verso la ricerca scientifica. L’Italia dice no alla coltivazione, eppure importiamo regolarmente prodotti Ogm. Serve coerenza, basti pensare che il 90% della soia mondiale è Ogm e non abbiamo la certezza sulla provenienza delle materie prime con cui sono fatti gli alimenti al supermercato. Ne importiamo moltissima dal Sud America e dal Canada. Stessa cosa per i mangimi degli animali, la soia ne è la base proteica”.

mangimiSecondo il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, così come Cia e Coldiretti, il no dell’Italia agli Ogm dipenderebbe dagli stessi agricoltori e consumatori italiani, preoccupati di salvaguardare la qualità e la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo. “Ma chi pensa questo – dice Monacelli –  non conosce il mercato agroalimentare italiano. Accanto alle eccellenze locali, una parte importante della nostra produzione deriva da materie prime importate. Noi non siamo un Paese autosufficiente. Esempio eclatante è la pasta, fatta spesso con grano non italiano. Abbiamo oggi l’illusione di un agroalimentare e un’enogastronomia fatta in casa, ma non è così. Importiamo anche il 40% della carne che consumiamo: agnelli, suini, bovini”.

La questione è legata anche (e forse soprattutto) a questioni commerciali. “Ormai il mercato è mondiale, fatto di regole di reciprocità sugli scambi dei prodotti”, spiega ancora Monacelli. “Se rifiutiamo di acquistare certi prodotti oltre oceano, in particolare dagli Usa, anche l’America potrebbe fare altrettanto con noi e bloccare l’importazione delle nostre eccellenze. Occorre grande precauzione. Sono convinto, inoltre, che sulla questione ci sia il timore di dire qualcosa di impopolare, quando invece sono molti i soggetti che vedono in modo positivo la posizione di Confagricoltura. Ad esempio, due anni fa anche la Pontificia Accademia delle Scienze, durante un incontro a Roma, si dimostrò favorevole alla nostra visione. Evitiamo scelte populiste che hanno come limite l’ipocrisia di dire no alle coltivazioni Ogm, ma al contempo di non vietarne il consumo e bloccare la ricerca scientifica”.

veronesiMolti gli appelli dei ricercatori italiani che vorrebbero continuare a capirne di più sugli effetti dei prodotti geneticamente modificati. Sostenuti anche dall’oncologo e presidente della Società Italiana di Genetica Agraria, Umberto Veronesi, secondo cui “non si capisce questa opposizione pregiudiziale e illogica alla coltivazione di varietà transgeniche, che non fa altro che demonizzare la tecnologia, deprimere la ricerca nazionale e ostacolarne l’applicazione per un’agricoltura più sostenibile”.

E proprio per mettere in relazione i diversi punti di vista, lunedì prossimo, 27 aprile, si terrà al Dipartimento di Agraria dell’Università di Portici (Napoli) il convegno su “Agricoltura e biotecnologie, il mondo produttivo e la ricerca a confronto”. Il tema verrà poi approfondito nell’ambito dell’Expo con un meeting previsto per il 16 luglio.

Share

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.