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Passione incontenibile. Tutti i numeri dei salumi italiani

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Una ricerca del Censis rivela un consumo sempre più alto di affettati. Amati dai giovani e approvati dai genitori, sono considerati sicuri e salutari da oltre 9 italiani su 10.

di Redazione

Una tradizione alla quale gli italiani non rinunciano, specie per accompagnare un aperitivo, una cena veloce o uno spuntino pomeridiano. Sono decine e decine le diverse tipologie di salumi consumate dagli italiani, ognuna una sintesi dell’identità regionale in cui viene prodotta. Secondo una recente ricerca del Censis presentata in occasione dell’Assemblea generale di Assica, nell’ultimo biennio il 96% degli italiani ha mangiato queste prelibatezze, di cui il 59,7% almeno una volta alla settimana e il 36,3% qualche volta al mese, mentre solo il 4% ha dichiarato di non mangiarli mai.

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Come rileva il centro studi, nel biennio 2013-2015, la spesa per salumi e carni suine ha segnato un incremento del 6,9% a fronte del +0,5% di quella alimentare complessiva. Il motivo? Uno dei principali è il gusto. Infatti, l’86,7% degli intervistati ha dichiarato di mangiarli perché piacciono, ragione prevalente in modo trasversale alle diverse aree geografiche (87,7% al Nord-Ovest, 88,3% al Nord-Est, 84,9% al Centro, 85,9% al Sud), alle classi di età (il 91,3% dei millennials, l’88,6% dei baby boomers, il 77,7% degli anziani), alle tipologie familiari (l’88,5% nelle famiglie con figli minori, il 91% tra i single).

Amati dai giovani e approvati dai genitori:

Si mangiano salumi nel 96,7% delle famiglie con figli (nel 63,4% regolarmente) e nel 97% delle famiglie con figli minori (nel 70,9% regolarmente). La presenza di figli, più ancora se minori, sembra essere uno straordinario moltiplicatore del consumo di prodotti di carne suina, sottolinea il Censis. Un dato indicativo, perché la dieta dei più giovani è spesso l’esito di decisioni prese dai genitori, che sembrerebbero reputare questi prodotti salutari e sicuri tanto da metterli con regolarità nel piatto o nel panino dei figli.

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Il successo tra i millennials:

Se sono alte le quote dei consumatori di salumi e carni suine in tutte le classi di età, tra i millennials (18-34 anni) si registra il picco dei consumatori abituali con un 67,6%. Un successo sul quale potrebbero misurarsi le scelte future delle imprese del settore, visto che questa categoria rappresenta non solo i protagonisti dei mercati nei prossimi anni, ma anche i più sensibili ai temi della sostenibilità, della sicurezza alimentare e del salutismo.

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Un gusto autentico per tutti e per tutte le tasche:

Mangiano salumi e carni suine il 93,8% dei residenti al Nord-Ovest, il 98,1% al Nord-Est, il 95,9% al Centro, il 96,5% al Sud. Di questi, lo fanno con regolarità il 61,2% al Nord-Ovest, il 61% al Nord-Est, il 60,1% al Centro, il 57,5% al Sud. A consumarli il 96,4% degli impiegati e insegnanti, il 95,5% degli operai, il 94,3% degli imprenditori, il 97,4% dei disoccupati. Tra questi, il 94,2% delle persone con basso reddito e il 96,1% di quelle ad alto reddito. Insomma, la presenza stabile di questi alimenti nelle diverse diete e tradizioni culinarie, evidenzia la loro trasversalità e la capacità di modularsi sulla differenziazione gastronomica locale.

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Il consumo italiano pro-capite rispetto ai competitor europei:

Il consumo pro-capite annuo di carne suina e salumi in Italia è stato di 19,9 kg nel 2016 (elaborazione Censis su dati Gira), 9 etti in più rispetto al 2008. In termini di consumi apparenti (al lordo cioè delle parti di scarto), con una stima di 39,5 kg pro-capite, l’Italia si colloca comunque al 16° posto nella graduatoria europea, con 25,6 kg pro-capite all’anno in meno dei ciprioti, 16,5 kg in meno dei danesi, 15,3 kg in meno degli olandesi, 15,2 kg in meno rispetto alla Spagna e 12,9 kg in meno della Germania. Un consumo più ridotto e responsabile che, secondo la ricerca, sembra beneficiare anche della buona qualità dei prodotti.

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