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Ristoranti, bar e pizzerie: da oggi multe fino a 8mila euro se l’oliera non è antirabbocco

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In vigore la normativa europea che obbliga gli esercizi pubblici a dire addio alle vecchie oliere. Solo contenitori  che garantiscono un olio non alterato o ‘allungato’

di Redazione

Se chiedete l’olio al ristorante, in pizzeria, al bar e anche nelle mense, fate attenzione al contenitore. Se sul tavolo arriva la classica oliera, c’è qualcosa che non va. Peggio, il gestore del locale  rischia una multa salata, che può arrivare fino a 8mila euro. Da oggi, entra in vigore l’obbligo del tappo antirabbocco per i contenitori di olio extra vergine di oliva serviti in tutti i pubblici esercizi, diventa operativa la legge europea 2013 bis pubblicata sul supplemento n.83 della Gazzetta Ufficiale 261.

Un modo per fermare le contraffazioni, evitare così che le oliere vengano riempite o allungate con oli diversi da quelli indicati, spesso di provenienza non italiana.

“Gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati – sottolinea la Coldiretti – in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta. La legge prevede sanzioni per chi non userà oliere con tappo antirabbocco che vanno da 1 a 8mila euro e la confisca del prodotto. Le novità per il prodotto simbolo della dieta mediterranea non si fermano, però, al tappo antirabbocco, in quanto è prevista anche una più accentuata rilevanza cromatica rispetto all’etichettatura degli oli che siano prodotti con miscele provenienti da uno o più Stati, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto”.

Le norme a tutela dell’extravergine Made in Italy arrivano peraltro in un momento particolarmente delicato per la produzione nazionale che quest’anno dovrebbe scendere del 35% per una produzione attorno a 300mila tonnellate, secondo la Coldiretti. “I tagli maggiori si stimano al centro nord, con cali del raccolto tra il 35 e il 50% ma anche al sud la situazione è difficile con significative riduzioni. La produzione dovrebbe essere praticamente dimezzata in Spagna che mantiene la leadership nella produzione mondiale con circa un milione di tonnellate. In queste situazioni il mercato europeo dell’olio di oliva, con consumi stimati attorno a  1,85 milioni di tonnellate, rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che non sempre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza. Un rischio che – sottolinea la Coldiretti – riguarda soprattutto l’Italia che ha visto aumentare le importazioni di olio di oliva dall’estero del 45%rispetto allo scorso anno, con un Paese come la Spagna che ha addirittura quasi quadruplicato le spedizioni verso la nostra penisola (273%), sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2014. Se il trend sarà mantenuto l’arrivo in Italia di olio di oliva straniero raggiungerà nel 2014, il massimo storico. In altre parole, due bottiglie su tre contengono olio straniero”.

Il consiglio della Coldiretti ai consumatori è di verificare con attenzione l’etichetta dove, anche se spesso nascosto nel retro della bottiglia e in caratteri minuscoli, deve essere riportato la scritta “ottenuto da miscela di olio comunitari od extracomunitari” se non si tratta di olio italiano al 100 per 100.  Meglio ancora acquistare direttamente dai produttori agricoli nei frantoi.

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