L'informazione agroalimentare in Umbria

Nuova legge sul tartufo: come tutelare raccoglitori e tartuficoltori /Parte2

Share

Cose Buone dal Bosco, la rubrica di Gabriella Di Massimo – In che modo si può difendere la tradizione secolare dei raccoglitori con il tesserino e salvaguardare le tartufaie coltivate

di Gabriella Di Massimo – Agronomo, direttore scientifico dell’Associazione Tartufai Italiani

Leggi la Parte1- Nuova legge sul tartufo:tracciabilità e verifica. Le proposte dell’Associazione Tartufai Italiani

Tutelare i raccoglitori muniti di tesserino, i proprietari di aree tartufigene naturali, gli ecosistemi tartufigeni naturali

tartufo biancoL’art. 3 della L.Q. 752/85 recita “La raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati”. Questo articolo nel recepimento della maggior parte delle regioni è stato completato con l’aggiunta “lungo le sponde e gli argini dei corsi d’acqua classificati pubblici dalla vigente normativa” per salvaguardare e consentire la raccolta di T. magnatum.

Adottando la normativa sui funghi epigei la cui raccolta è delegata ai comuni (L.Q. 352/93 e DPR 376/95) si manterrebbe l’art. 3 della L.Q. 752/85, tutelando i raccoglitori muniti di tesserino, in osservanza di una tradizione secolare che ha garantito una fruizione dell’ambiente e dei suoi prodotti spontanei e un’integrazione del reddito delle popolazioni residenti nelle aree vocate che spesso sono in zone montane svantaggiate.

L’articolo 3 introduce anche il concetto di tartufaia controllata: “Per tartufaie controllate si intendono le tartufaie naturali migliorate e incrementate con la messa a dimora di un congruo numero di piante tartufigene; si intendono invece per tartufaie coltivate quelle impiantate ex novo”.

Le singole Regioni hanno legiferato in modo diverso per quanto riguarda le tartufaie coltivate. Sarebbe auspicabile invece che tutte le regioni recepiscano la L.Q., si muniscano della Carta delle aeree vocate, che sia stabilita una percentuale di territorio vocato da destinare alla raccolta riservata, escludendo le proprietà demaniali e pubbliche, che sia posto un limite di superfice riservata per ciascuna azienda agricola. In questo modo si difende il diritto alla libera raccolta garantendo una percentuale di territorio accessibile ai possessori del tesserino, e il diritto dei proprietari di aree tartufigene naturali che vogliano riservarsi la raccolta.

Tutelare i tartuficoltori

TARTUFAIACome già detto, l’art. 3 introduce il concetto di tartufaie coltivate: “Si intendono invece per tartufaie coltivate quelle impiantate ex novo”. Il concetto dovrebbe però essere ampliato, specificando che: gli impianti ex novo devono essere realizzati mettendo a dimora piante micorrizate la cui produzione e commercializzazione deve esser conforme alle leggi riguardanti le piante forestali e devono essere accompagnate dal certificato della qualità della micorrizazione. L’accertamento dell’entità e della qualità della micorrizazione deve essere fatto da laboratori accreditati.

LEGGI ANCHE L’APPROFONDIMENTO: COLTIVARE IL TARTUFO, LE DRITTE PER FARE BUSINESS

Le tartufaie coltivate in alcune regioni sono assimilate a rimboschimenti produttivi, ma la proposta è quella secondo cui la tartufaia coltivata sia assimilata ai frutteti specializzati. Il controllo e la certificazione delle piante micorrizate fatto da laboratori accreditati garantisce il coltivatore da frodi e impedisce l’immissione sul territorio di piante non o poco micorrizate o in simbiosi con specie diverse da quelle per cui l’area è vocata (es. piante micorrize con T. brumale in aree vocate per T. melanosporum) o in simbiosi con specie ectomicorriziche competitive contratte in vivaio (es. Sphaerosporella brunnea e Trichophaea woolhopeia in piante dichiarate micorrizate da T. magnatum).

L’assimilazione ai frutteti specializzati consente il taglio dei simbionti a fine produzione o quando questa non sia più valida dal punto di vista economico. Le aziende agricole che hanno tartufaie coltivate produttive inseriscono i tartufi tra i prodotti dell’azienda.

VAI ALL’ARTICOLO: T. MELANOSPORUM VITTAD SULLE TAVOLE UMBRE DAL XIV SECOLO

Leggi la Parte3: l’uso degli aromi e la questione fiscale

Share

Leave A Reply

Your email address will not be published.