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Granaio Italia? Un pacco di pasta su 3 è fatta con grano straniero

Granaio Italia? Un pacco di pasta su 3 è fatta con grano straniero

La denuncia di Coldiretti e il blitz degli agricoltori a Bari: nel 2015 importate 4,8 milioni di tonnellate di frumento tenero e 2,3 milioni di grano duro.

di Redazione

E’ fatto con grano straniero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia, ma i consumatori non lo possono sapere perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata in occasione della mobilitazione al porto di Bari, che si è tenuta lo scorso 9 febbraio. Centinaia di agricoltori si sono dati appuntamento nel capoluogo pugliese per raggiungere le navi che scaricano mais, soia e grano provenienti dall’estero e per difendere il Made in Italy alimentare, dal campo alla tavola.

I prezzi del grano duro in Italia nel 2016, sottolinea Coldiretti, sono crollati del 31% rispetto allo scorso anno, su valori al di sotto dei costi di produzione che mettono a rischio il futuro del ‘granaio Italia’. In pericolo non c’è solo la produzione di grano ed il futuro di oltre 300.000 aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di circa 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy.

L’Italia, stima ancora Coldiretti, nel 2015 ha importato circa 4,8 milioni di tonnellate di frumento tenero, che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti, mentre sono 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero, le quali rappresentano circa il 40% del fabbisogno per la pasta. “Si tratta del risultato delle scelte poco lungimiranti fatte nel tempo da chi – continua Coldiretti – ha preferito fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da spacciare come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato. Un comportamento reso possibile dai ritardi nella legislazione comunitaria e nazionale che non obbliga ad indicare la provenienza del grano utilizzato in etichetta”.

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