Apicoltura in Umbria e numeri del miele: dai finanziamenti alla produzione

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Nei prossimi 3 anni oltre 18 milioni di euro per il settore. In Umbria 1.450 apicoltori e 32.000 alveari. Intervista al presidente Apau, Vincenzo Panettieri.

di Emanuela De Pinto

Più soldi per l’apicoltura. Il Comitato di gestione OCM (Organizzazione Comune dei Mercati) unica-prodotti animali  ha approvato i programmi apistici per il triennio 2017-2019, che assegnano agli Stati membri il cofinanziamento di misure per migliorare le condizioni di produzione e commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura. All’Italia in particolare, rende noto il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali,  è stato assegnato un cofinanziamento di più di 3 milioni di euro all’anno, in aumento rispetto ai 2,8 milioni di euro riservati nel triennio precedente. Per gli apicoltori italiani questo significa oltre 18 milioni di euro di finanziamenti pubblici che saranno complessivamente disponibili nei prossimi tre anni. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Panettieri, presidente dell’Associazione produttori apistici umbri (Apau).  

“Siamo soddisfatti di questo aumento,  – dice Panettieri – ma considerando che l’apicoltura italiana è tra le più importanti a livello europeo, questi fondi risultano comunque insufficienti a coprire tutte le necessità del settore. C’è da dire che a livello regionale usufruiamo della quota regionale dei finanziamenti previsti per il Psr Umbria, anche se non ci sono specifici bandi di aiuto per gli apicoltori”. L’ultimo censimento del 2015, attesta che in Umbria sono attivi circa 1.450 apicoltori con un patrimonio apistico di 32.000 alveari, in aumento rispetto al 2013. La produzione annuale si aggira in media intorno ai 20 chili di miele per alveare. Facendo due conti: si producono in Umbria circa 640 tonnellate di miele l’anno. Non male, dimenticando la stagione disastrosa del 2014, causa maltempo che mise ko api e polline.

Come va quest’anno? “E’ partito piuttosto male – spiega Panettieri – perché fino a qualche giorno fa il clima è stato piovoso e freddo. La produzione del miele di acacia è saltata completamente per via di una primavera non clemente. Ma al tempo stesso in alcune zone dove l’acqua e il sole si sono alternati in modo proficuo, le api hanno raccolto molto nettare, e oggi ci sono alveari stracolmi in alcune zone e poveri in altre”.

La zona più fruttuosa? “I dintorni del Lago Trasimeno sembra stiano andando molto bene, mentre nelle zone orientali dell’Umbria, verso le montagne, la situazione è più complicata: parliamo dalla fascia di Gubbio e Gualdo Tadino, fino ai Monti Sibillini”.

Che tipo di miele si produce in Umbria? “Commercialmente è molto apprezzato il miele monofloreale, che proviene quindi da un’unica varierà di fiore. In genere riesce a spuntare qualche euro in più per chilo. In Umbria da qualche anno produciamo miele di acacia, anche se in quantità ridotte.  In genere, la fioritura del castagno insegue a stretto giro quello dell’acacia, i due mieli quindi si avvicendano. Ultimamente si sta sperimentando anche la produzione di miele di trifoglio, che non è tipico della nostra regione, piuttosto della Maremma toscana e del Lazio. E poi tanto miele millefiori e melata”. 

L’apicoltura è un settore che attrae oggi molti giovani, anche perché l’investimento iniziale non è così oneroso. Ma quali competenze si deve avere per produrre un miele di qualità? “Certamente serve una competenza specifica che ad oggi non si trova in ambiente formativo. Non ci sono corsi di laurea o specializzazioni nel ramo. Pertanto, occorre necessariamente svolgere dei corsi o presso la nostra associazione o, ancora meglio, fare praticantato presso le aziende. Come attività produttiva è in realtà piuttosto nuova e credo che l’Apau abbia dato un forte contributo al suo sviluppo. Oggi contiamo più di 600 associati,  detentori di oltre il 70% del patrimonio apistico regionale”.

Una produzione buona in quantità e ottima in qualità, eppure sugli scaffali del supermercato vediamo ancora poco miele umbro. Quanto ne importiamo, da dove, e con quali garanzie? “E’ difficile dire quale sia la quantità di miele che arriva da fuori regione. Posso dirle – risponde Panettieri – che in Umbria il canale commerciale più diffuso resta il contatto diretto tra produttore e consumatore, a vantaggio della nostra economia. Solo le maggiori aziende apistiche della regione riescono ad entrare nella grande distribuzione. Mentre ci sono dei piccoli produttori molto bravi che non hanno questa forza economica”.

E il prezzo del miele oggi? “In media sugli scaffali si trova il miele millefiori a 8 euro al chilo, i monofloreali salgono a 11 . Se è un miele biologico il prezzo arriva anche a 16 euro al chilo”.

Un paio di anni fa è partito da Foligno un progetto importante: il Forum internazionale dell’apicoltura per riunire i produttori dei vari Paesi del Mediterraneo e non solo. A che punto siamo?  “Il progetto procede molto bene. Siamo stati in molti Paesi: Algeria, Tunisia, Palestina e in Marocco a novembre prossimo. Altre tappe saranno Bologna e Bruxelles per la chiusura ufficiale del progetto e per la presentazione dei risultati che riguardano tre obiettivi. Il primo è dimostrate l’importanza delle api non solo per l’economia, ma anche per l’ecosistema ambientale. Secondo punto, vogliamo sviluppare una serie di rapporti non solo a livello europeo per stabilire punti comuni tra apicoltura e popoli. Terzo obiettivo è far conoscere tutte le nostre azioni, divulgare i risultati e i progressi acquisiti. Quando siamo partiti con il Forum eravamo solo 7 nazioni partecipanti e 11 membri. Oggi siamo oltre 23 membri e 11 nazioni. Ultima ad entrare, lo scorso anno, è stata la Francia con la sua Unione nazionale apicoltori”.

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