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Beer Attraction: vince Baladin. Verso la birra 100% italiana e quella al riso gluten free

Beer Attraction: vince Baladin. Verso la birra 100% italiana e quella al riso gluten free

Al concorso brassicolo della fiera riminese eletto il ‘Birrificio dell’Anno 2017’. Teo Musso trionfa con le sue Barley Wine, birre ad alta fermentazione e grado alcolico di ispirazione angloamericana. Presentati due progetti: birra puramente italiana e quella per celiaci.

  di Redazione

Chi ancora non lo conosce, può gettare la spugna in fatto di birre artigianali. Non solo pioniere nel settore “crafty” tricolore, ma anche uno dei produttori più stimati e noti anche oltre i confini italiani. Lui è Teo Musso e la sua creatura si chiama Baladin: quest’anno premiato a Beer Attraction (18-21 febbraio) come “Birrificio dell’Anno 2017” per essere la migliore sintesi di tradizione e innovazione in campo. Si è chiusa così la XII edizione del rinomato concorso, Teo Musso ha raccolto punti e soddisfazione dalle mani dell’amico storico Lorenzo Kuaska Dabove sul palco della Beer Arena, presso i padiglioni della fiera di Rimini. Il riconoscimento mette in evidenza non solo l’indiscussa eccellenza del brand piemontese, ma più in generale la rapida evoluzione del settore.

QUI LA CLASSIFICA COMPLETA DIVISA PER CATEGORIE

Baladin vince soprattutto nella categoria delle Barley Wine (alta fermentazione e grado alcolico di ispirazione angloamericana) dove ottiene il primo (Lune) e il terzo posto (Xyauyù) oltre ad una menzione d´onore (Terre). Sotto la voce birre chiare di ispirazione belga, il birrificio, ex aequo con il calabrese Ôa Magara, sale sullo scalino più alto del podio con la ‘Nazionale’. Stessa gloria condivisa, questa volta con il birrificio Gjulia, nella specialità ‘affinate in legno’ per uno dei must della ‘Cantina – Riserva Teo Musso’, la Xyauyù Barrel, “una birra – spiega l’eclettico birraio – frutto di un pensiero perverso e di una lunga ricerca, che matura in botti di rovere una volta destinate a grandi rum. Non me lo aspettavo, sono davvero felicissimo, soprattutto per l’oro con la birra Nazionale, sono dieci anni che lavoro sul progetto di una birra al 100% italiana”.

Non ci sono però solo i grandi a farla da padrona in questo comparto del beverage d’autore, lo dimostra proprio il concorso promosso da UnionBirrai che porta a galla, nelle categorie più attese – Pilsner, Lager, Stout, Saison, IGA e birre acide – nuovi nomi del panorama birrario italiano o semplicemente nuove realtà indipendenti per la prima volta in lizza per il podio. Dopo l’escalation di questi ultimi anni da parte di regioni come Sardegna, Calabria, Puglia, Lazio, si conferma il trend nazionale per cui è necessario guardare al Nord per una maggiore vocazione brassicola. In cattedra Lombardia, Trentino e Veneto, allungando tuttavia un alloro nelle Marche terremotate di Pesaro. Colpisce senza dubbio la concentrazione di vincitori in area dolomitica dove più di tutto contano le parole sostenibilità, purezza dell´acqua, legame con la terra. Nel 2016, a vincere il riconoscimento Birra dell’Anno era stato il microbirrificio umbro Fabbrica della Birra Perugia.

DUE PROGETTI: BIRRA 100% ITALIANA E BIRRA AL RISO PER I CELIACI

luppoloUn’autentica filiera del luppolo, che parte dalla produzione e arriva fino alla trasformazione e commercializzazione del prodotto, con ‘obiettivo finale di una birra nazionale, fatta interamente con prodotti del’agricoltura italiana. È il progetto della rete ‘Luppolo Made in Italy’, promosso da un gruppo di produttori umbri che ha scelto di presentare ‘iniziativa proprio a Beer Attraction negli spazi del BBTech Lab, in cerca di nuovi partner e di collaborazioni utili al progetto di ricerca. La guida scientifica è affidata al Cerb, il Centro di Eccellenza della Birra dell’Università di Perugia, e come spiega il professor Giuseppe Perretti, la sfida è quella di portare sul mercato un luppolo italiano derivante dalle piante selvatiche presenti nel nostro territorio. Nel senso di luppolo sempre più made in Italy è andato anche ‘interessante convegno dal titolo ‘Luppoli d´Italia’, curato dal giornalista e agronomo Eugenio Pellicciari (Italian Hops Company) con il Beer Tender Riccardo Grana Castagnetti. Insieme hanno avviato la costruzione di una filiera del luppolo al 100% nostrana.

Una delle eccellenze della tradizione agricola italiana, il riso, scopre un nuovo e inaspettato utilizzo: la produzione di birra. È una delle ricerche che il Cerb di Perugia ha presentato in questi giorni a Beer Attraction. La dottoressa Dayana Ceccaroni ha condotto le ricerche sulla maltazione di alcune varietà di riso italiane fino ad arrivare a produrre un vero e proprio malto di riso. Si tratta di un prodotto autosaccarificante, che quindi non ha bisogno di enzimi endogeni. Uno degli aspetti più interessanti? Il malto di riso è perfetto per chi è costretto a una dieta gluten free.

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