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Biologico: Italia prima in Europa per produzione. Ma i consumi restano convenzionali

Biologico: Italia prima in Europa per produzione. Ma i consumi restano convenzionali

Cresce ancora l’agricoltura biologica nel mondo. Il Bel Paese è campione europeo, ma forse è meglio esportare in Svizzera.

di Redazione

Continua a crescere il biologico in Italia e nel mondo. Ma non solo. Per chi si appresta ad entrare in questo mercato, o per chi ne è già dentro, analizzare i comportamenti alimentari e le strategie di business e di competitività, è fondamentale per capire, ad esempio, che in Italia potrebbe essere un vantaggio scegliere di esportare in Svizzera, in Danimarca o in Svezia, anziché farsi il sangue amaro per ritagliarsi una fetta di mercato interno. Sono questi, infatti, i tre Paesi dell’Europa dove il consumo annuo procapite di prodotti biologici è alto, molto più che in Italia. Rispettivamente 221, 162 e 145 euro contro i miseri 35 euro dell’Italia. Paese che rimane, comunque, leader nella produzione.

Il Centro Studi di Confagricoltura ha analizzato l’andamento della Superficie agricola utilizzata – Sau – e il numero di operatori del settore biologico in un arco temporale di 24 anni: dal 1990 al 2014. All’inizio, e fino al 2001, il settore ha vissuto una rapida crescita. Poi, negli anni tra il 2002 e il 2011, l’andamento si è stabilizzato, con picchi e rialzi segno della crisi economica globale, mantenendo un livello medio costante. Un’ulteriore sensibile crescita si è avuta negli ultimi tre anni, dal 2012 al 2014, anno in cui l’incidenza delle aziende agricole italiane che praticano la coltivazione biologica, sul totale delle aziende italiane, è stimata al 3,3%. Nel 2000 erano il 2,4%.

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Proprio nell’ultimo quinquennio, la superficie destinata al biologico è passata in Italia da 502 a 987mila ettari, il che è indice di una crescente vitalità del settore. La Regione con la maggiore superficie agricola investita nel biologico, compresi i terreni in conversione, è la Sicilia (280,4 mila ettari) seguita da Puglia (191,8) e Calabria (138,3). Nel 2014, gli incrementi più rilevanti della superficie biologica si sono registrati in Valle d’Aosta (+49,8%), Calabria (+15,8%) e Toscana (+15,8%). L’Umbria nel 2013 contava 28.513 ettari di superficie investita a biologico, passati l’anno seguente a 30.875, con una variazione in positivo di 8,3 punti percentuali.

tabella2Cosa si coltiva con metodo biologico? Foraggere per oltre 200mila ettari, cereali per circa 154mil ettari, olivo per una superficie che supera i 121mila ettari e a seguire vite, frutta in guscio, agrumi, ortaggi, frutta fresca e colture industriali.

tabella3Per quanto riguarda la zootecnia, l’allevamento biologico è principalmente diffuso per le pecore e le capre (nel 2014, circa il 11% dei capi allevati), biologici sono il 4,2% dei bovini, il 2,1% del pollame, lo 0,6% dei suini. Per tutti comparti zootecnici si registra un costante aumento del numero di capi in biologico.

Nel mondo, l’Italia si colloca al sesto posto per superficie agricola utilizzata investita a biologico (compresa conversione). In Europa è preceduta solo dalla Spagna. Siamo invece all’ottavo posto per quota di superficie destinata a questo metodo di coltivazione.

Il giro d’affari mondiale delle vendite al dettaglio dei prodotti biologici è stato stimato nel 2014 in circa 80 miliardi di dollari Usa, con una crescita di oltre cinque volte negli ultimi 15 anni. L’Europa è accreditata per una quota di consumi nell’ordine del 41%, di cui l’Italia rappresenta circa l’8%, per oltre 2,6 miliardi di dollari.

tabella4Se i dati sulla produzione europea sono buoni, c’è da chiedersi che tipo di consumatori siamo per questo mercato. Come detto inizialmente, il Paese europeo con il più elevato valore di consumo procapite annuo di prodotti biologici è la Svizzera (221 euro a persona nel 2014), seguita da Lussemburgo e Danimarca.

Il consumo procapite in Italia è stimato in 35 euro, e non sono buone notizie. Il calcolo in un anno è di appena 2.145 euro a persona. Non proprio entusiasmante. Ecco perché è meglio puntare all’export, e infatti, l’Italia con un valore stimato (dati del 2013) in 1.260 milioni di euro è il principale Paese al mondo esportatore di prodotti biologici, davanti a Olanda, Spagna e Stati Uniti. Secondo stime di Nomisma – Fonte Rete Rurale Nazionale – fra il 2007 e il 2014 l’esportazione italiana di prodotti biologici è quasi raddoppiata, passando da 750 a 1.420 milioni di euro.

Il Rapporto sull’agricoltura biologica di Confagricoltura si conclude con un  identikit dell’imprenditore agricolo bio moderno. Secondo i dati forniti dalle imprese, il 22,3 % dei capi di aziende biologiche ha meno di 40 anni, confronto al 9,9% di tutte le aziende agricole. Il 32,2% ha poi un diploma d’istruzione superiore, contro il 17,2% delle aziende convenzionali, e il 16,8% ha una laurea rispetto al 6,2% degli altri capo azienda.

Si tratta di imprese che hanno puntato sull’informatizzazione: uso del computer, costruzione di un sito internet aziendale, e-commerce. I canali di vendita preferiti dagli imprenditori agricoli del biologico sono la vendita diretta in azienda (31,9%), diretta ma fuori dall’azienda (15,5%), vendita ai commercianti (51,1%).  

Importanti le attività connesse alla produzione principale, così da valorizzare al meglio le risorse paesaggistiche ed ambientali dei territori. Le aziende agricole del bio, infatti, secondo la Rete Rurale su Dati Istat, spesso operano come agriturismo (ben il 44% contro il 25 delle aziende agricole convenzionali), attività ricreative e sociali (6%), fattorie didattiche (11%) e per la trasformazione di prodotti (16%).

Queste soluzioni imprenditoriali, supportate da qualità intellettuali e professionali del capo azienda, consentono di realizzare, sia pure attraverso investimenti impegnativi, quelle quote elevate di valore aggiunto per le quali l’agricoltura biologica italiana è prima in Europa. Il nostro Paese è, non a caso, il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici e investe in questo settore quasi l’11% della propria superficie agricola utilizzata, molto più della Francia (4,1%) e della Germania (6,3%) che pure sono consumatori di prodotti biologici più di noi.

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