Celiachia, quanto costa fare la spesa gluten free

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Indagine Federconsumatori sui ticket regionali. I paletti della Gdo e i prezzi ancora troppo alti nei negozi specializzati.

di Redazione

Sono oltre 170mila le persone affette da celiachia in Italia e si stima che almeno altre 400mila siano in attesa di diagnosi. Una patologia di natura genetica che comporta seri disturbi a chi ingerisce glutine, costringendo a diete rigorose. Ma quanto costa fare la spesa gluten-free?

Con il primo studio completo sulla spesa alimentare dei celiaci, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha preso in considerazione i diversi contributi economici stanziati dalle regioni, quasi sempre sotto forma di ticket, che ricevono i cittadini affetti dalla patologia, nonché i costi dei prodotti senza glutine e i costi dei pasti fuori casa.

CELIACHIA IN AUMENTO, UMBRIA SEMPRE PIU’ GLUTEN FREE

Dall’indagine è emerso un quadro fortemente sfaccettato e disomogeneo, anche perché la normativa nazionale in materia di contributi economici ai celiaci lascia alle amministrazioni locali un ampio margine di discrezionalità. Così ogni regione eroga importi diversi in base alle richieste. Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Sardegna, Sicilia e Umbria, prevedono un importo mensile di 140 euro per gli uomini adulti e di 99 euro per le donne adulte. Più alti i contributi in Toscana (125 euro per gli uomini e 110 euro) e Molise (146 euro per gli uomini e 103 per le donne).

QUI LE TABELLE COMPLETE CON I CONTRIBUTI AI BAMBINI

Ma i costi dei prodotti senza glutine venduti al supermercato o quelli in vendita nelle farmacie e negozi specializzati sono alti e spesso il ‘buono’ regionale non basta. “Acquistare questi alimenti nei punti vendita della Gdo – dice Federconsumatori –  può essere molto conveniente, ma solo in alcune regioni è possibile spendere il contributo in supermercati e ipermercati. Si va da una differenza del 3,2% per una confezione di biscotti ad uno scarto addirittura del 46% per una birra senza glutine (1,67 euro al supermercato e 3,10 euro nel negozio specializzato per una bottiglia da 33 cl)”.

A pesare di più sul conto del carrello sono in genere i prodotti a base di farine e da forno. Più convenienti i prezzi dei supermercati, dove si spende in media 2,95 euro per un pacco di pasta, 2,71 per i biscotti, 5,31 per il pane in cassetta, 3,14 per una confezione di crackers e 3,77 per un pacco di merendine. Mentre nei negozi specializzati o nelle farmacie gli stessi prodotti possono arrivare a costare oltre il 40% in più. Anche andare al ristorante gluten-free il conto è più salato, con una differenza media di circa il 20% in più rispetto ai ristoranti con menù tradizionali.

Dati che assumono una rilevanza ancora maggiore all’indomani del pronunciamento dell’Antitrust, che ha esortato le Regioni a modificare la normativa vigente per ampliare la spendibilità dei buoni e per consentire un frazionamento della spesa in tempi ed esercizi commerciali diversi. “L’Authority – dichiara Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori ha confermato la conclusione logica della nostra ricerca: il quadro è decisamente troppo variegato e i pazienti incontrano spesso grandi difficoltà pratiche nell’utilizzo dei buoni. Le normative deve essere modificate, per garantire un miglioramento della qualità della vita a chi soffre di celiachia”.

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