Crocoburger, pesce palla e grilli in barattolo: a Expo un assaggio dei cibi esotici più insoliti

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Un italiano su 5 dice sì alla carne di coccodrillo, ma il 97% rifiuta il vino di serpente. Sequestrati gli snack di insetti al Padiglione Olanda nonostante l’endorsement della Fao

di Redazione

Paese che vai, stranezza che trovi. Anche in cucina. Quasi un italiano su cinque (19%) è tentato di assaggiare la carne di coccodrillo mentre il 92% rifiuta gli insetti e il 93% i ragni fritti, che sono considerati in alcuni Paesi partecipanti all’Expo vere prelibatezze gastronomiche. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ipr Marketing presentata ad Expo in occasione dell’arrivo del primo “porceddu sardo” fuori dai confini della Sardegna, che è l’unico prodotto nazionale che ha goduto della speciale deroga del Ministero della Salute prevista a livello internazionale solo nel caso di Esposizioni Universali.

Una opportunità – sottolinea la Coldiretti – di cui ha goduto anche il pesce palla del Giappone per l’esposizione o la degustazione esclusivamente all’Expo anche se solo il 14% degli italiani si dice interessato ad assaggiarlo”. Il pesce palla è un piatto molto costoso in Giapponese, dove si chiama ‘fugu’ e che necessita di un’accurata e delicata preparazione per eliminare il pericoloso veleno, prima essere cucinato e servito in tavola.

Il piatto che però è meno gradito dagli italiani con una percentuale ‘bulgara’ del 97% è il vino di serpente che si beve in Cina e in Vietnam, ottenuto mettendo in un infuso alcol e il corpo intero del rettile. Eppure, da quelle parti pare sia un ottimo ricostituente oltre che un afrodisiaco.

Gli insetti, molto diffusi a tavola in diversi continenti, dall’Asia all’Africa, hanno trovato posto all’Expo nel Future Food District solo in esposizione in confezioni snack di larve, cavallette, scorpioni, termiti, scarafaggi, ma anche in spiedini misti. Ma nei giorni scorsi sono stati sequestrati dalla Asl i grilli in barattolo e i vermi della farina essiccati, che erano stati serviti con un intingolo di alghe nel corso di uno showcooking dello chef Jasper Udink nel Padiglione Olanda. Un secco rifiuto italiano nonostante l’importante endorsement della Fao che, in un recente studio, classifica gli insetti come il cibo del futuro perché stima che fanno parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone e che potrebbero quindi essere essenziali per combattere la fame.

Tornando alla carne di coccodrillo, il console dello Zimbabwe Georges El Badauri ha annunciato l’arrivo di un menù per Expo al costo di 15 euro, a base di crocoburger, ma sono già esposti filetto di coda di coccodrillo in olio extravergine e ragù di carne di coccodrillo. Non ci sarebbe da stupirsi, il coccodrillo è infatti un rettile comunemente consumato in molti continenti, dall’Asia all’Africa fino alle Americhe. Inoltre, la sua carne si commercializzata già in alcuni Paesi europei, come il Belgio.

Nonostante l’indubbia curiosità che hanno stimolato questi cibi esotici tra i visitatori dell’Expo è certo però – sostiene la Coldiretti – che nel momento di sedersi a tavola la preferenza, sia tra gli stranieri che tra gli italiani, è accordata alle specialità della tradizione Made in Italy, come dimostrano i successi dei punti di ristoro e dei ristoranti italiani presenti. Tra questi il Farmers Inn di Campagna Amica nella terrazza del Padiglione della Coldiretti, l’unico dove quotidianamente vengono offerte colazioni, merende, pranzi, cene, aperitivi e happy hour direttamente dagli agricoltori italiani.

“Una corretta alimentazione non può prescindere dalla realtà produttiva e culturale locale nei Paesi del terzo mondo come in quelli sviluppati”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “a questo principio non possono sfuggire neanche bruchi, coleotteri, formiche o cavallette a scopo alimentare che, anche se iperproteici, sono però molto lontani dalla realtà culinaria nazionale”.

 

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