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Etichetta, l’Europa delude: verso l’origine non obbligatoria per latte, pasta e pomodoro

Etichetta, l’Europa delude: verso l’origine non obbligatoria per latte, pasta e pomodoro

La Commissione Europea contraria all’etichetta d’origine per carne di cavallo, coniglio, cacciagione, zucchero, riso e succo d’arancia. Ignorati il 96,5% degli italiani che chiedevano più trasparenza

di Redazione

Scoppia la polemica sulla questione etichetta. Ieri, 20 maggio, sono stati resi noti i Rapporti della Commissione Europea sull’indicazione dell’origine di alcuni alimenti da inserire o meno sulla confezione. Niente etichetta obbligatoria per latte e prodotti caseari, carni di cavallo, cacciagione, coniglio, così come per pasta, zucchero, riso, passata di pomodoro e succo d’arancia.

In questi casi, dice la Commissione Europea, è meglio che la scelta dell’origine in etichetta sia libera, volontaria, e non obbligatoria. Perché, se diventasse un obbligo comunitario, ci sarebbero carichi amministrativi onerosi per gli operatori del settore: questa almeno sembra essere la motivazione data da Enrico Brivio, portavoce per la salute e la sicurezza alimentare in Europa. La palla adesso passa al Parlamento Europeo.

Nel frattempo, però, è una pioggia di polemiche in Italia. Dal Ministero delle Politiche agricole alle associazioni di categoria, in primis Coldiretti. “Ci aspettavamo molto di più dalla Commissione europea sul fronte dell’indicazione d’origine obbligatoria degli alimenti – ha dichiarato il ministro Martina – . Faremo sentire forte la nostra voce nel Consiglio dei Ministri dell’agricoltura Ue, perché riteniamo fondamentale dare informazioni trasparenti al consumatore sulla provenienza delle materie prime.”

Più dura la posizione di Coldiretti. “La Commissione Europea – si legge in una nota stampa – va contro gli interessi del 96,5% dei consumatori italiani che ritiene necessario che l’origine degli alimenti debba essere scritta in modo chiaro e leggibile nell’etichetta. Un parere che riguarda latte, prodotti caseari e altri prodotti trasformati, ma anche le carni di coniglio e di cavallo che sono state, peraltro, oggetto recentemente di uno scandalo di dimensioni continentali proprio per la mancanza di tracciabilità”.

“La Commissione Europea – sottolinea Coldiretti – ancora una volta si schiera a difesa degli interessi delle grandi lobbies industriali con pareri in netta contraddizione con gli interessi dei cittadini europei espressi attraverso Eurobarometro e di quelli italiani che hanno risposto numerosi alla consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf) che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015. Si tratta di una iniziativa promossa sulla base del regolamento comunitario N.1169 del 2011 entrato in vigore il 13 dicembre del 2014, che consente ai singoli Stati Membri di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti qualora i cittadini esprimano in una consultazione parere favorevole in merito alla rilevanza delle dicitura di origine ai fini di una scelta di acquisto informata e consapevole”.

Secondo la consultazione pubblica on line del Ministero l’89 % dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari, l’87% per le carni trasformate, l’83% per la frutta e verdura trasformata, l’81% per la pasta e il 78% per il latte a lunga conservazione.

“L’indicazione della Commissione Europea – continua Coldiretti – è anche contraddittoria rispetto al percorso intrapreso fino ad ora che ha portato all’entrata in vigore del Regolamento Ue 1337/2013. Dal primo aprile 2015 è arrivato in Europa l’obbligo per gli operatori di indicare in etichetta il luogo di allevamento e di macellazione delle carni di maiale, capra e pecora. Un piccolo passo avanti del cammino iniziato a livello comunitario dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002”.

Va infine ricordato che in Italia, dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. L’Italia è quindi all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria; a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

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